IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

venerdì 25 novembre 2011

La casa in cui La Russa non abita ci costa più di 3000 euro al mese

Ogni mese il Ministero spende almeno 3mila euro per il riscaldamento, la pulizia e il personale dell'alloggio concesso all'ex Ministro della Difesa. Ma il buon Ignazio lì non si vede quasi mai.


La casa in cui La Russa non abita ci costa più di 3000 euro al mese.

Duecento metri quadrati su due livelli, cinque camere in tutto, cucina e servizi. E ovviamente un salone per le serate di gala. E la zona? Piazza San Clemente a Roma, ai piedi del Celio, a pochi passi dal Parco di Colle Oppio e a qualche centinaio di metri dal Colosseo. E’ questo l’identikit della casa che era stata assegnata all’ormai ex Ministro della difesa Ignazio La Russa, ovviamente a un canone irrisorio di 171 euro mensili. Tutto in regola, per carità. Quell’alloggio, in quanto titolare del dicastero, gli spettava di diritto.

Quello che però lascia un po’ perplessi, come sottolinea l’Espresso, è che La Russa in quella casa non c’è quasi mai stato, anche perché preferisce il quartiere Prati. La sua scorta in Piazza San Clemente s’è vista davvero pochissime volte. Chi in quell’appartamento ci ha trascorso qualche notte è invece suo figlio Geronimo, 31enne già membro del Consiglio d’amministrazione del Gruppo Ligresti e dell’Automobile club di Milano.

Insomma in quella casa inquilini se ne vedono molto di rado. Non ci sarebbe nessun problema se solo il Ministero non spendesse vagonate di quattrini per la pulizia, il riscaldamento e il personale adibito all’alloggio. In soldoni stiamo parlando di cifre che ogni mese sfondano il tetto dei 3mila euro. A giugno 2010 il Ministero ha sborsato 4.156 euro, a luglio 3.806, ad agosto 3.412, a novembre dello stesso anno addirittura 5.687 euro. Soldi pubblici che vengono spesi per curare nei minimi dettagli un alloggio nel quale, di fatto, non abita nessuno. Ovviamente la “manutenzione” della casa è affidata a ditte private che si fanno pagare e come, troppo rispetto al tempo in cui erano i soldati di leva a sbrigare quelle faccende e a prendersi cura del Ministro di turno. E a pagare, come al solito, è sempre il povero contribuente.

Fonte: http://www.fanpage.it



domenica 20 novembre 2011

Baby pensioni e super-mantenuti: anche la moglie di Tremonti e di Bossi? Antonio di Pietro a 45 anni con 2mila euro? Altri politici e vip?

Mi hanno girato un articolo di Libero.news.it intitolato:
"Signore Tremonti e Bossi nel club dei baby pensionati
Riforma previdenziale tabù causa conflitti d'interessi. Quanti esempi in casa dei due ministri. E pure Celentano e De Benedetti..."
<>

Ecco la signora Tremonti. Per chi non ha voglia di leggere tutto l'articolo, anche la sorella Angiola Tremonti è nel club dei baby pensionati. Certo 13 anni fa percepivano circa 1000 euro, ma l'importo sarà stato rivalutato.

Baby pensioni e super-mantenuti: anche la moglie di Tremonti e di Bossi? Antonio di Pietro a 45 anni con 2mila euro? Altri politici e vip?

Qui i coniugi Bossi, Umberto Bossi e Manuela Marrone

Baby pensioni e super-mantenuti: anche la moglie di Tremonti e di Bossi? Antonio di Pietro a 45 anni con 2mila euro? Altri politici e vip?

Antonio Di Pietro è andato in pensione a 45 anni con circa 2mila euro di importo

Baby pensioni e super-mantenuti: anche la moglie di Tremonti e di Bossi? Antonio di Pietro a 45 anni con 2mila euro? Altri politici e vip?

Adriano Celentano a 50 anni appena compiuti con un millino di euro

Baby pensioni e super-mantenuti: anche la moglie di Tremonti e di Bossi? Antonio di Pietro a 45 anni con 2mila euro? Altri politici e vip?

Quanti vip, politici e appartenenti a classi agiate sono dentro le baby pansioni? Avete altri nomi?

Fonte: http://genio.virgilio.it

lunedì 7 novembre 2011

Ricevo e pubblico

scandaloso... diffondilo!


....e i politici dovrebbero solo vergognarsi !!!!!

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti
l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per
cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui
prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza
privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono
stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza
denominata Parlamento WikiLeaks.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non
solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per
volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i
conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10
milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese
odontoiatriche.
Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in
ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche
private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per
fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila
euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai
problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e
138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche
fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno
chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila
euro di ticket.
Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati,
tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini -
quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune
prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio
balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura
(ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per
chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li
hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non
accessibili?
Cosa c'è da nascondere?
Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il
sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla
Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto
del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda
non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da
parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire
le informazioni secondo le modalità richieste".
Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo -
spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare
una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela
per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini
italiani.
Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un
privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di
25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce
perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola
gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe
semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività
dieci milioni di euro all'anno".Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.



...E NON FINISCE QUI...
Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese. Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE

STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese


INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI ESENTASSE
+

TELEFONO CELLULARE gratis

TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis

FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis

CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00).
Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubbico impiego)
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)


La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!

Far circolare.

Si sta promuovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari............ queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani...

domenica 6 novembre 2011

UN PAESE SENZA TERRA SOTTO I PIEDI

Italia DI EDUARDO ZARELLI
ilribelle.com

Una esondazione di cemento. La cementificazione selvaggia ha colpito duramente il paesaggio, riducendolo ad un disordinato affastellarsi di capannoni industriali dismessi e ad un triste sequenza di nuovi ipermercati che stanno sradicando ogni idea di urbanità. È la fotografia scattata dal rapporto “Ecosistema rischio 2010”, realizzato da Legambiente e dal dipartimento della Protezione civile, che è stato recentemente diffuso: «l’Italia si scopre sempre più fragile», spiega il dossier, soprattutto a causa del «troppo cemento lungo i corsi d’acqua così come a ridosso di versanti franosi». Tanto che nell’82 per cento dei Comuni ci sono abitazioni costruite in aree a rischio frane o alluvioni, nel 54 per cento fabbricati industriali e nel 19 per cento strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. Numeri che portano a ritenere che in Italia oltre 3 milioni e 500mila persone siano quotidianamente esposte al pericolo di frane o alluvioni, esondazioni, frane.

Dal Veneto alla Calabria, bastano semplici temporali a provocare non solo allagamenti ma vere e proprie calamità, che mettono sotto assedio le città, piccoli comuni, servizi e attività primari. In attesa delle prossime intemperie l'Italia è completamente impreparata ad affrontare il maltempo stagionale, così come quello indotto dalla tropicalizzazione del Mediterraneo. Interi territori in stato di calamità, interi comuni distrutti.

Soltanto in Calabria, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e dell’Unione Province Italiane, sono esposte a rischio frana e alluvione almeno 185 mila persone. In Calabria il 100% dei comuni è a rischio frane e alluvioni. L’83% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e in aree a rischio frana, il 42% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 55% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, mettendo a rischio l’incolumità delle persone anche per gli eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Inoltre, nel 26% dei casi, le strutture sensibili come scuole e ospedali sono presenti in zone a rischio. Ci spostiamo in Veneto e la situazione non cambia. Qui ci sono 161 i comuni con aree a rischio idrogeologico, pari al 28% del totale regionale, di cui 41 a rischio frana, 108 a rischio alluvione e 12 a rischio sia di frane che di alluvioni. Il primato negativo del rischio idrogeologico in questo territorio va alla provincia di Venezia che ha il 50% dei comuni ad elevato rischio. Anche quattro dei sette capoluoghi di provincia veneti sono considerati a rischio idrogeologico, restano fuori solo Venezia, Rovigo e Treviso.

Anno dopo anno le aree diventano sempre più fragili a causa degli effetti dei mutamenti climatici, con precipitazioni sempre più intense e concentrate in brevi periodi, ma soprattutto per una gestione dissennata del territorio. Il concetto stesso di "calamità naturali" in tal senso è fuorviante: la natura non è né buona né cattiva, fa il suo mestiere che è quello di far circolare aria e acqua sugli oceani e sui continenti, così come il "mestiere" dell'acqua piovana consiste nello scendere dalle montagne e dalle colline al mare lungo le strade di minore resistenza, i torrenti, i fiumi i fossi, con maggiore o minore velocità a seconda di quello che incontra sul terreno, cose ben note e prevedibili. I guasti vengono dal fatto che la civilizzazione urbanizza il territorio come se queste leggi non esistessero, costruendo strade e case, ponti e fabbriche dove torna utile, secondo piani che dovrebbero essere "regolatori", cioè adatti a regolare le scelte sulla base delle leggi della natura, ma che invece non tengono conto di tali leggi, anzi generalmente operano contro di loro. L'unico sistema per evitare allagamenti e frane consiste nel predisporre sistemi per rallentare il moto delle acque con la vegetazione e i boschi e nel lasciare libero lo spazio di scorrimento delle acque nel loro cammino verso il mare. Purtroppo le valli sono spesso le zone più desiderabili per le costruzioni: i fondovalle sono stati occupati da strade e città a spese della vegetazione; sono state interrotte le strade naturali predisposte dalle acque per la loro discesa.

L'economista Giovanna Ricoveri, nel suo recente libro I beni comuni (Jacabook, 2010) ricostruisce il processo con cui si è formata la proprietà del suolo; in tempi medievali la terra era "del principe", cioè della sovranità politica, che stabiliva dove dovevano o non dovevano essere costruite le città e i villaggi, come dovevano essere protetti o rinnovati i boschi, con leggi che sono arrivate spesso integre fino allo stato unitario, addirittura fino alla metà del Novecento. Queste leggi stabilivano che non si doveva costruire sulle rive dei fiumi e dei laghi perché si doveva lasciare spazio alle acque di muoversi nei periodi di piena che si manifestano in maniera abbastanza regolare e prevedibile. Rive, boschi, fiumi possono essere usati come beni comuni dal "popolo" ma sotto il controllo dello Stato che ne è l'unico padrone nel nome del popolo stesso.

Le opere di salvaguardia del territorio, di pulizia e controllo dei fiumi, sono venute meno; sono le stesse amministrazioni pubbliche che mettono all'incanto i beni collettivi cioè la base per la salvaguardia degli abitanti da alluvioni e frane, rilasciando senza ritegno concessioni edilizie secondo gli interessi dei proprietari privati dei suoli.

Il "riassetto del territorio", in controtendenza, significherebbe in primo luogo, difesa del suolo contro l'erosione, almeno dove è ancora possibile farlo, regolazione e sistemazione e pulizia dei corsi di acqua, dai torrenti di montagna ai fianchi delle colline, ai grandi e piccoli fiumi, ai fossi di pianura, con l'unico imperativo di assicurare che l'acqua scorra senza violenza e senza ostacoli verso il mare, suo unico destino finale. Una politica del territorio e di "prevenzione civile", che si ponga la questione delle cause e non insegua interessatamente gli "effetti", all'opposto quindi di quella "distruzione creativa" che appalta opere per riparare guasti già avvenuti, ma che si sarebbero potuti prevenire, creando posti di lavoro secondo una progettualità "ecologica" e sostenibile. Soprattutto stimolerebbe comportamenti virtuosi perché la moralità verso la natura è premessa per l'etica privata e pubblica. L'opposizione è quella fra la logica riduzionistica del contrattualismo tra proprietà privata e Stato e quella fenomenologica, relazionale, partecipativa propria del comunitario. Soltanto quest'ultima supera il dualismo soggetto-oggetto e la conseguente alienazione dell'umano (soggetto astratto) al di fuori della natura. Il bene comune è una relazione qualitativa, noi non "abbiamo" un bene comune ma in gran misura "siamo" il bene comune, abitiamo un territorio di cui esprimiamo la sua identità essendone responsabili in termini di consapevolezza sociale (cultura, memoria, sapere, estetica). Il comunitario non è solo un oggetto (un corso d'acqua, una foresta, un ghiacciaio) ma è una categoria dell'essere. Espressione ecologico-qualitativa e non economico-quantitativa, per questo non è riducibile a un diritto (categoria dell'avere) ma è ad un tempo esperienza di soddisfazione soggettiva (libertà) e di partecipazione oggettiva (consapevolezza) all'essere. Senza tornare ad essere abitanti della Terra non daremo soluzioni alle contraddizioni dello stare in questo Mondo.

Eduardo Zarelli
www.ilribelle.com/
13.10.2011

lunedì 31 ottobre 2011

Botta inflazione: 3,4%

Istat: dato più alto dal 2008, un rialzo dello 0,6% mancava dal '95.

L'inflazione galoppa: il tasso annuo a ottobre 2011 è salito al 3,4% dal 3% di settembre. È il dato più alto da ottobre 2008. Lo ha rilevato l'Istat nelle stime provvisorie, che hanno indicato un aumento dello 0,6% su base mensile, il rialzo maggiore da giugno 1995.
Hanno pesato gli effetti della manovra, in particolare dell'incremento dell'Iva.
NELL'EUROZONA È STABILE. L'inflazione acquisita per il 2011, quella che si registrerebbe nella media di fine anno nell'ipotesi che l'indice rimanga nei restanti mesi allo stesso livello di ottobre, è pari al 2,7%.
Nella zona Euro invece l'inflazione è rimasta stabile al 3% a ottobre.

Benzina +17,8%, gasolio +21,2%. Forte rialzo del prezzo del gas: +11,3%

A ottobre la benzina è aumentata del 17,8% (dal +16,3% di settembre) su base annua, mentre è salita dello 0,8% su base mensile.
Nell'ultimo mese il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto è salito del 21,2% (dal +19,2% di settembre) ed è aumentata dell'1,7% sul piano congiunturale.
CHE BALZO DEL PREZZO GAS. Ha segnato un forte rialzo anche il prezzo del gas naturale, che su settembre è salito del 3,4% e su base annua è balzato all'11,3%, dal 7,6% di settembre.
In lieve aumento congiunturale, invece, è risultato il prezzo dell'energia elettrica (+0,1%) che ha registrato un rialzo annuo del 5,1%, stabile rispetto a settembre.
L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è salita al 2,6%, con un'accelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto a settembre (+2,4%).
Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo è arrivato al 2,5% dal 2,3% di settembre. Nel mese di ottobre, si sono rilevate tendenze all'accelerazione della crescita dei prezzi al consumo per quasi tutte le tipologie di beni e servizi.
Dal punto di vista settoriale, il principale effetto di sostegno alla dinamica dell'indice generale è derivata dal rialzo congiunturale dell'1,4% dei prezzi dei beni energetici.
CAPITOLO TRASPORTI, -0,3%. Effetti di contenimento del tasso d'inflazione si sono dovuti, invece, alla diminuzione su base mensile dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-0,3%) e alla stabilità dei prezzi dei ricreativi, culturali e per la cura della persona.
L'indice armonizzato dei prezzi al consumo per i Paesi dell'Ue (Ipca) aumenta dello 0,9% su base mensile e del 3,8% su base annua, con un'accelerazione di due decimi di punto percentuale rispetto a settembre 2011 (+3,6%).
Si tratta del livello più alto dal settembre del 2008. Guardando i diversi settori economici, i maggiori incrementi congiunturali dei prezzi rilevati ad ottobre 2011 hanno riguardato le divisioni bevande alcoliche e tabacchi (+3,7%), abbigliamento e calzature (+1,2%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,8%), e istruzione (+0,6%).
Sul piano tendenziale i maggiori tassi di crescita hanno interessato trasporti (+7,1%), le bevande alcoliche e tabacchi (+6,0%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+5,9%).
In flessione, invece, i prezzi delle comunicazioni (-0,4%). In particolare, su base annua hanno continuato la loro corsa i prezzi di caffé (+15,9%) e zucchero (+16,0%).

Pd: «Frutto di sciagurate scelte del governo»

Fenomeno prevedibile secondo Antonio Lirosi responsabile Pd per il Commercio: «Purtroppo non poteva andare diversamente dopo la sciagurata decisione del governo di fare cassa innalzando le accise sui carburanti, il prezzo dei tabacchi e l'aliquota dell'Iva. Decisioni che hanno alimentato un circuito inflazionistico per tutte le tipologie di beni e servizi, grazie anche all'assenza di un governo operante, coeso e credibile che avrebbe dovuto preparare e monitorare l'impatto sul mercato di queste gravi misure».
«SVOLTA RADICALE NELLA POLITICA ECONOMICA». Secondo Lirosi non appena «si allarga la forbice tra l'andamento dei prezzi e quello degli stipendi, crolla il potere di acquisto delle famiglie, si riducono i consumi, anche per ragioni strutturali», per questo «è impensabile che la crescita del Pil possa essere stimolata dal contenuto, finora noto, del decreto sviluppo».
Il responsabile Pd per il Commercio ha consigliato «una radicale svolta nella politica economica» perché «non è più rinviabile un intervento fiscale redistributivo per sostenere i redditi medio-bassi e rilanciare la domanda interna di beni e servizi, nella direzione indicata dalle proposte più volte illustrate del Partito democratico». Per fare questo «ci vuole però un nuovo governo che abbia anche a cuore il controllo della dinamica inflazionistica, specie dal lato dei prezzi regolamentati».

Confesercenti e quel «capolavoro» dell'aumento dell'Iva

Confesercenti ha rincarato la dose definendo un «capolavoro» l'aumento dell'Iva che ha spinto «l'inflazione oltre il 3% ed ai massimi aumenti congiunturali da 16 anni a questa parte, deprimendo al tempo stesso ancora di più i già deboli consumi».
Per l'organizzazione il rialzo dell'imposta è «una scelta sbagliata che per giunta si alimenta del costo crescente dei prezzi dei carburanti, rivelandosi per quello che è: un boomerang contro l'economia italiana e lo sviluppo».
Confesercenti ha chiesto «una politica diversa, che tagli coraggiosamente la spesa pubblica e riduca le imposte: una scelta, questa, che non produce inflazione ma crescita». Secondo l'associazione «adesso non si può più indugiare: servono ulteriori interventi per rilanciare la crescita e consolidare il vasto mondo delle Pmi, che rappresenta e continuerà a rappresentare il cuore dell'economia e dell'occupazione italiana».

Confcommercio: «Il rialzo sconta gli effeti dell'incremento dell'impostazione indiretta»

L'Ufficio studi di Confcommercio ha sottolineato come l'aumento mensile (+0,6%) stimato dall'Istat «testimoni un più rapido adeguamento dei prezzi finali all'incremento dell'aliquota Iva dal 20 al 21%, rispetto alle nostre previsioni di un incremento dell'inflazione dello 0,4% tra settembre ed ottobre». Inoltre, ha spiegato, «sono presenti effetti sistemici che traggono origine dall'incremento dei prodotti energetici». Vengono, quindi, «smentite le ipotesi che il sistema produttivo potesse tenere su di sé l'incremento dell'imposizione indiretta». Infatti «la ridotta marginalità dell'imprese di produzione e distribuzione dopo la recessione 2008-2009 ha costretto le filiere a traslare in avanti l'aumento dell'Iva». Infine, ha stimato l'Ufficio studi, «il tasso d'inflazione a chiusura d'anno non dovrebbe risultare molto superiore all'attuale inflazione acquisita, pari al 2,7%, in quanto non prevediamo ulteriori rilevanti incrementi dei prezzi al consumo».

Federconsumatori: «Rimarrà ben poco nelle tasche degli italiani»

Sul piede di guerra anche Federconsumatori ed Adusbef secondo le quali i dati Istat sull'inflazione ad ottobre hanno evidenziato «una crescita ormai incontrollata, che, ancora una volta, si dimostra in piena contraddizione con l'andamento dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie». Secondo i calcoli dell'Onf (Osservatorio nazionale Federconsumatori), «la manovra costerà ad ogni famiglia ben 2.031 euro. La convergenza tra ricadute inflazionistiche e ricadute della manovra economica comporterà un crollo del potere d'acquisto delle famiglie dal 2012 al 2014 di oltre 8.300 euro. E, solo per quest'anno, di 1.621 euro». Di questo passo «rimarrà ben poco nelle tasche degli italiani. È indispensabile un intervento determinato per il rilancio della domanda di mercato».
Per il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, e il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti, «un aumento simile non può avere alcuna giustificazione o spiegazione al di fuori delle volontà speculative ormai chiare ed evidenti, nonché della demenziale manovra di aumento dell'Iva operata dal Governo».

Confagricoltura: «La frutta costa meno che nel 2010»

Anche Confagricoltura ha commentato i dati sull'inflazione sottolineando come «a ottobre, rispetto allo stesso mese del 2010, i prodotti agricoli non lavorati sono aumentati dello 0,5%, un valore molto al di sotto dell'indice generale dei prezzi che si è attestato al + 3,4%. L'agricoltura, dunque, continua a dare un consistente aiuto ai consumatori, in un momento di grandi difficoltà per l'economia e le famiglie».
L'aumento del 4,8% su base mensile (ottobre su settembre) dei prezzi al consumo delle verdure sono cresciuti del 4,8%, sarebbe legato solo a «un parziale recupero di quotazioni che erano giunte a un livello tale da non essere più remunerative. Infatti a ottobre 2011 rispetto a ottobre 2010 sono diminuiti del 4,2%. La frutta fresca è aumentata dello 0,9% rispetto a settembre, ma su base annua registra un -2,5%».

Cia: «L'aumento dell'iva si riflette anche sugli alimenti»

La Cia-Confederazione italiana agricoltori punta il dito contro la crescita dell'Iva che colpisce tutti i beni, anche quelli che non sono coinvolti dall'incremento dell'imposta: «Se il carburante cresce, inevitabilmente questo rialzo si riversa a cascata su tutti i beni che vengono trasportati, quindi anche su quelli che mantengono l'Iva al 4%. Come la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari, quindi la conseguenza immediata del nuovo 'boom' della benzina è l'aumento dei listini al supermercato».
Hanno subito incrementi importanti prodotti di prima necessità come pane e pasta (rispettivamente, +2,8% e +1,3% rispetto a ottobre 2010), formaggi e latticini (+5,2%) e carne rossa (+2,5%).
«Si tratta di un vero e proprio salasso per i consumatori, già alle prese con il calo del potere d'acquisto e mille difficoltà economiche», ha evidenziato il presidente della Cia, Giuseppe Politi, che teme che «il rialzo dell'Iva possa tradursi in un ulteriore calo dell'1,5% dei consumi alimentari, già fermi al palo da più di un anno».


Fonte: http://www.lettera43.it

Commento di Oliviero Mannucci: Alzare l'aliquota IVA dal 20% al 21% non è la soluzione per aumentare l'entrate dello stato. Ancora una volta si è preferito applicare una misura pagliativa, che sembra nell'immediato far entrare più soldi nelle casse dello stato, ma che alla lunga penalizza il paese. I nostri signori governanti non hanno ancora capito che bisogna applicare delle misure a lungo termine per risollevare le sorti del paese. Abbassare le tasse alle imprese incentivando l'assunzione, aumentare i salari almeno a livello medio europeo dei lavoratori dipendenti, aiuterebbe molto a far muovere l'economia. Per quanto riguarda invece le spese dello stato, bisogna ridurre gli sprechi di denaro pubblico, riducendo i politici, le auto blu, le spese non necessarie etc.etc. E invece no, i nostri signori governanti che cosa fanno aumentano l'IVA. Questo dimostra l'incapacità della nostra classe politica di dare risposte concrete e durature agli italiani.

Balzo della disoccupazione a settembre 29,3% tra i giovani, ai massimi dal 2004

La percentuale complessiva di chi non ha un impiego arriva all'8,3, ai livelli di novembre 2010. Tra gli under 24 uno su tre è senza occupazione, il dato peggiore da gennaio di sette anni fa. "Inattiva" quasi un'italiana su due: non ha lavoro né lo cerca

ROMA - Nubi nere su giovani e donne. Per loro il lavoro è sempre più un miraggio. Il tasso di disoccupazione a settembre è balzato all'8,3%, dall'8,0% di agosto. Lo rileva l'Istat in base a stime provvisorie, sottolineando che così il tasso si riporta ai livelli del novembre 2010. Tra i giovani (15-24 anni) quelli senza lavoro sono il 29,3%, dal 28,0% di agosto. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, ovvero dall'inizio delle serie storiche.

Il tasso di disoccupazione a settembre risulta così in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto sia rispetto all'anno precedente. In particolare, quello maschile aumenta di 0,3 punti percentuali nell'ultimo mese, portandosi al 7,4%, mentre quello femminile, con un aumento della stessa entità, si attesta al 9,7%. Rispetto all'anno precedente il tasso di disoccupazione maschile sale di 0,2 punti percentuali, quello femminile di 0,3 punti percentuali.

Stando alle cifre Istat, inoltre, quasi una donna su due in Italia né lavora né è in cerca di un posto, ovvero non rientra né nella fascia degli occupati né in quella dei disoccupati. L'Istat, nelle stime provvisorie, rileva che a settembre il tasso di inattività femminile è pari al 48,9%, mentre quello maschile si attesta a 26,9%. In generale, spiega l'Istituto, il tasso di inattività si attesta al 37,9%, registrando un aumento congiunturale di 0,1 punti percentuali. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni crescono dello 0,1% (21 mila unità) rispetto al mese precedente. Su base annua gli uomini diminuiscono dello 0,2%, mentre le donne inattive aumentano dello 0,5%.

Sull'altro fronte, gli occupati scendono a 22,911 milioni, in calo dello 0,4% (-86 mila unità) rispetto ad agosto. Anche in questo caso la diminuzione interessa sia uomini che donne. Il tasso di occupazione maschile, pari al 67,7%, diminuisce di 0,2 punti percentuali rispetto ad agosto, restando invariato su base annua. Quello femminile, pari al 46,1%, registra una diminuzione di 0,2 punti percentuali sia in termini congiunturali sia tendenziali.

Fonte: http://www.repubblica.it

martedì 25 ottobre 2011

Finmeccanica e il giallo dello “scova-tumori”



clarbruno-vedruccio-SLIDERNella foto Clarbruno Vedrucci prova il TrimProb su una pazienteTrimProb può diagnosticare precocemente il cancro. Ma l'azienda ne ha fermato la produzione

ROMA – Si chiama Tissue resonance interferometer probe ed è un tubo lungo 30 centimetri che permette di scoprire i tumori non appena cominciano a formarsi. Costo dello strumento: 40 mila euro, contro i milioni di euro per acquistare una macchina per la risonanza magnetica o una Tac, mentre il paziente per una visita - convenzionata con il Sistema sanitario nazionale - paga 40 euro. Una piccola ma importante invenzione tutta italiana, che la società costruttrice, Galileo Avionica del gruppo Finmeccanica, ha smesso di produrre quattro anni fa.

Per quale motivo? Nessuno, a cominciare dall'inventore Clarbruno Vedruccio, ha ancora una risposta. Il TrimProb costa molto meno di altri macchinari diagnostici, ha spese di gestione più contenute e non è dannoso per il paziente perché sfrutta le onde elettromagnetiche anziché le radiazioni per individuare le cellule tumorali. Il Ssn lo ha inserito nel repertorio dei dispositivi medici e circa cinquanta centri su tutto il territorio nazionale lo utilizzano abitualmente. "Al policlinico Umberto I viene usato per circa mille visite ogni anno", spiega il Prof. Costantino Cerulli a Romacapitale.net. Eppure Finmeccanica ha scelto di non produrlo più.

La Galileo Avionica ha cominciato a fabbricare il TrimProb, su licenza di Vedruccio, all'inizio del Duemila. Sul sito internet dell'azienda – che nel frattempo è stata fusa con la britannica Selex Sensors Ltd ed è diventata Selex Galileo spa – si legge ancora il comunicato stampa che elogia la portata scientifica di questo bioscanner: "Galileo Avionica, una società Finmeccanica operante nel campo della difesa, avvalendosi di competenze e tecnologie militari avanzate ha industrializzato una strumentazione diagnostica, portatile e non invasiva, denominata TrimProb, che consentirà di evidenziare in tempo reale e in maniera decisamente precoce diverse patologie, dagli stati infiammatori alle formazioni tumorali". Un successo intercontinentale: nel giro di pochi anni dal lancio la macchina comincia ad essere usata in Giappone, Brasile, Regno Unito, Francia, Belgio.

Poi nel gennaio 2008 lo stop: viene fermata la produzione e la TrimProbe spa, società creata ad hoc da Galileo Avionica per distribuire il macchinario, viene messa in liquidazione. Da allora l'apparecchio diagnostico esce dal mercato e a Clarbruno Vedruccio, fisico, ingegnere elettronico e capitano di fregata della Marina militare, rimangono solo i costi di mantenimento del brevetto. Che, data la diffusione internazionale del TrimProb, sono altissimi.

Finmeccanica ha detto di aver fermato la produzione perché l'azienda si occupa solo di difesa. Cosa che non spiega, allora, perché il gruppo ha acquistato la licenza da Vedruccio quasi dieci anni fa e perché poi ha costituito una società per la distribuzione dell'apparecchio. La palla ora passa ai ministri della Salute e delle Finanze, chiamati a rispondere a un'interrogazione del senatore Idv Elio Lannutti. E soprattutto a spiegare per quale motivo un'azienda controllata dallo Stato abbia dismesso la produzione di un macchinario dall'efficacia diagnostica sperimentata e quanto questa decisione, dalle logiche ancora poco chiare, sia costata all'erario.

(Federica Ionta)

lunedì 24 ottobre 2011

Così la Camera spende i soldi dei cittadini

24 ottobre 2011

L’appaltificio di Montecitorio e i 18 contratti con le diverse ditte

Sergio Rizzo sull’inserto del Corriere della Sera ci racconta una storia “normale” dell’Italia d’oggi. Ovvero, quella degli alla Camera: tra queste, spiccano le 18 assistenze informatiche per un totale di 3 milioni e mezzo di euro spesi dagli onorevoli:

Sarà per questo che l’amministrazione di palazzo Madama ha speso l’anno scorso 41.880 euro per, testualmente, «noleggio di sistemi informatici a supporto della ristorazione »… Soldi che ha incassato, come si deduce dalla documentazione ottenuta dai radicali e pubblicata nella pagina «Parlamento Wikileaks» del loro sito internet, la nota ditta Gemeaz Cusin. E’ questo uno dei tanti rivoli in cui sono stati ripartiti i cospicui investimenti nell’informatica del Palazzo. La Camera dei deputati, per esempio, ha prodotto lo scorso anno sforzi davvero considerevoli. Dall’elenco reso di dominio pubblico dai soliti radicali in seguito alla loro iniziativa per rendere più trasparenti i costi della politica, si deduce che l’amministrazione di Montecitorio ha speso nel 2010 una cif r a sontuosa, pari a 12.640.858 e 92 centesimi.

Ma quello che colpisce non è tanto l’importo, certamente giustificato dalla complessità dei sistemi che fanno della Camera uno degli apparati istituzionali meglio attrezzati da questo punto di vista, quanto la sorprendente frammentazione delle forniture;

Fonte: http://www.giornalettismo.com

domenica 16 ottobre 2011

La protesta globale degli Indignati


Manifestazioni in tutto il mondo contro la crisi finanziaria

Le immagini di Roma devastata hanno già fatto il giro del mondo: tutti i maggiori quotidiani on line hanno pubblicato gli scatti del centro storico della Capitale messo a ferro e fuoco. Ma ieri è stato il giorno degli Indignati di tutto il mondo, che sono scesi in piazza in tante grandi città per protestare contro la crisi globale e le misure di austerità dei governi. I primi a manifestare sono stati filippini, giapponesi e australiani, con cortei pacifici che hanno avuto come obiettivo simbolico le sedi delle banche centrali dei rispettivi paesi.

In Europa, al di là del caso di Roma, la protesta è stata pacifica, tranne ad Atene, la capitale europea in cui negli ultimi mesi le ribellioni, ormai all’ordine del giorno, hanno fatto registrare gli scontri più gravi. A Londra protagonista della giornata degli Indignati è stato Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, cha tenuto un discorso contro lo strapotere delle banche. In Spagna, il paese da cui il movimento ha preso il nome, i manifestanti hanno perfino chiesto ed ottenuto l’appoggio del principe Felipe.

Il sostegno delle istituzioni è arrivato anche a New York, dove il presidente Obama ha dato il suo appoggio al movimento che da giorni marcia su Wall Street: secondo alcuni, trattasi di una buona strategia in vista delle prossime elezioni presidenziali, volta a dipingere l’avversario repubblicano come un capitalista organico al mondo della finanza.

Autore Gagliardi Claudia

Fonte: www.universy.it

Commento di Oliviero Mannucci: A Roma sono successe cose micidiali a causa degli infiltrati. Ma chi sono questi infiltrati? Perchè non vengono tutti arrestati e identificati? Comunque cari politici e banchieri, la grande manifestazione mondiale che c'è stata è un messaggio preciso, il 99% della gente ne ha le palle piene dei vostri intrallazzi, se non comincerete a rigare dritto ed essere più attenti alle esigenze di tutti, la base dei violenti potrebbe allargarsi, perchè anche voi a vostro modo siete violenti quando prendete certe decisioni che tagliano i servizi essenziali ai cittadini che pagano le tasse. Se la violenze è sbagliata, è sbagliata sempre, non solo quando fa comodo a voi. Ricordatevi dei più deboli!

sabato 15 ottobre 2011

Indignados, la “rabbia” a Roma



Roma - Tensioni a Roma e a Milano e una mobilitazione nazionale per la quale sono annunciate 100mila persone a Roma in occasione della “giornata della rabbia”: sale la “temperatura” delle proteste in attesa del corteo degli Indignados italiani, che oggi sfileranno in una Capitale blindata, dove si cercherà di scongiurare il rischio del ripetersi degli episodi dello scorso 14 dicembre, quando si scatenò nella città una vera e propria guerriglia urbana.

Ieri a Roma gli studenti hanno improvvisato un corteo raggiungendo piazza Montecitorio e. dopo la notizia dell’esito delle votazioni sulla fiducia al governo, hanno lanciato uova contro il palazzo della Camera. Poi hanno bloccato via del Corso, sedendosi in strada per alcuni minuti.


A Milano, invece, hanno sfilato circa 2000 persone, e una ventina di studenti hanno tentato di entrare nella sede meneghina della banca americana Goldman Sachs: hanno lanciato ortaggi e sacchi di immondizia dopo essere stati respinti da alcuni dipendenti. Alcuni momenti di tensione si sono verificati anche con la polizia, che presidiava la sede della Fininvest.

Un crescendo di proteste che si spera non culmini nel corteo di oggi a Roma, dove sono attese, secondo gli organizzatori, oltre 100mila persone da tutta Italia, provenienti da 50 province diverse (venti pullman sono previsti solo da Napoli, per esempio): il corteo partirà intorno alle 14 da piazza della Repubblica, passando per via Cavour, i Fori Imperiali, via Labicana, sino a raggiungere piazza San Giovanni.

Fra i manifestanti, anche le telecamere del Secolo XIX (video) , partite prima dell’alba di oggi dalla Liguria per seguire tutto in diretta, con aggiornamenti costanti.

Ma alla manifestazione partecipano anche alcuni politici, come il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e l’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti. In testa sono attesi i rappresentanti di varie realtà sociali in lotta, dai precari ai cassaintegrati. A seguire anche esponenti dei centri sociali, movimenti vari e studenti. E proprio fra di loro c’è il rischio che possano infiltrarsi alcuni “specialisti” dei tafferugli, come alcuni ultrà, che potrebbero agire a volto coperto, creando tensioni. I manifestanti non escludono comunque blitz a sorpresa e deviazioni, annunciando una «mobilitazione permanente» con accampamenti, tipo “tendopoli”, nei luoghi simbolo della città, come i Fori Imperiali.

La questura di Roma si è preparata ad affrontare quindi una giornata difficile e delicata: ieri il questore, Francesco Tagliente, ha firmato un’ordinanza per garantire la sicurezza della città. È previsto un «dispositivo ad assetto variabile», in continua evoluzione a seconda del cambiamento degli scenari volta per volta. Potrebbero essere circa 1500 gli uomini delle forze dell’ordine impegnati. È stato elaborato per l’occasione un «modulo operativo aperto», per consentire la flessibilità e la rapidità dello spostamento dei mezzi e degli uomini delle forze dell’ordine, così da assicurare la dinamicità e l’efficacia delle risorse impiegate, anche di fronte a eventi imprevedibili.

Fonte: http://www.ilsecoloxix.it

Commento di Oliviero Mannucci: cari politici ( si fa per dire) siete arrivati alla frutta. Presto ve ne accorgerete!

Oliviero Mannucci

Movimento popolare di liberazione nazionale " Culo a strisce"