IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

martedì 17 luglio 2012

GRAZIE MONTI, GRAZIE POLITICI LADRONI!!!!

Crisi, in Italia povere 11,1% famiglie, oltre 8 milioni di persone

martedì 17 luglio 2012 11:02

ROMA (Reuters) - Nel 2011 le persone relativamente povere in Italia sono state 8.173.000, pari all'11,1% delle famiglie, mentre sono state 3.415.000 le persone povere in termini assoluti (5,2% delle famiglie).

Lo si evince dal rapporto Istat "La povertà in Italia" per il 2011, in cui viene segnalata una soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, pari a 1.011,03 euro.

Rispetto al 2010, spiega l'Istat, la povertà relativa (la cui soglia è pari alla spesa media procapite) è rimasta stabile a causa del "peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati".

Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, si legge nel rapporto, a fronte di una stabilità della povertà relativa al Nord e al Centro, nel 2011 è stato registrato un aumento nel Mezzogiorno, dal 21,5% al 22,3%.

L'incidenza della povertà relativa, poi, è aumentata dal 40,2% al 50,7% per "le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro". I tre quarti di queste famiglie, segnala l'Istat, risiedono nel Mezzogiorno, dove la relativa incidenza passa dal 44,7% al 60,7%.

Un aumento della povertà relativa si osserva anche per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro (dall'8,3% al 9,6%), essenzialmente gli anziani soli o coppie di anziani.

La povertà assoluta, invece, è aumentata nel 2011 tra le famiglie con la persona di riferimento ritirata dal lavoro (dal 4,7% al 5,4%), mentre la condizione delle famiglie con figlio minore è peggiorata sia in termini di povertà relativa (dall'11,6% al 13,5%), che di povertà assoluta (dal 3,9% al 5,7%).

L'Istat segnala invece un leggero miglioramento tra le famiglie in cui vi sono esclusivamente redditi da pensione, ma solo laddove "la pensione percepita riesce ancora a sostenere il peso economico dei componenti che non lavorano, tanto da non indurli a cercare lavoro (dal 17,1% al 13,5%)".

Fonte: http://it.reuters.com

COSA FA LA CLASSE POLITICA PER AIUTARE QUESTE PERSONE?

Oliviero Mannucci

In questi ultimi mesi, il governo abusivo di Monti & C. non eletto da nessuno, ha messo in campo una task force verso gli evasori fiscali. Che ben venga se si va a colpire i GRANDI EVASORI, quello che evadono, non perchè spinti dal bisogno, ma perchè VOGLIONO EVADERE E BASTA. Resta il fatto, che a mi avviso, lo Stato Italiano, se vuole debellare l'evasione fiscale, deve abbassare le tasse alle imprese, altrimenti la CRESCITA DEL PAESE, ferma da decenni, non ci sarà mai. Lo Stato è quindi il primo ad incentivare l'evasione fiscale, perchè esige troppo da chi lavora, costringendo, soprattutto i piccoli e medi imprenditori ( su cui si regge l'economia del nostro paese) a praticare una "leggittima difesa" facendo un pò di contabilità creativa. Vi ricordate lo spot pubblicitario che qualche mese fa imperversava sulle reti nazionali - SE TUTTI PAGANO LE TASSE CI SARANNO PIU' SERVIZI - non è proprio così automatica la cosa. Guardate ad esempio a quello che sta accadendo in Lombardia per quanto riguarda il discorso sanità. Lo spot andrebbe quindi rivisto, e sarebbe giusto dire - SE TUTTI PAGANO LE TASSE, LO STATO, LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI SPRECHEREBERO DI PIU' E I SERVIZI NON AUMENTEREBBERO AFFATTO - per non dire di peggio. Con questo discorso dove voglio andare a parare, è presto detto - Se è giusto che tutti paghino le tasse, ed è giusto che lo Stato metta in campo una task force per indurre a pagare chi non lo vuole fare, sarebbe SACROSANTO, che lo Stato metta in campo una task force per aiutare chi non può contribuire all'economia del paese, perchè se tutti i cittadini possono vivere dignitosamente l'economia girerebbe di più. Più di 8 000 000 di poveri, in un paese di 60 000 000 di persone, non sono pochi, è come se negli USA ci fossero 42 000 000 di poveri. Altro che CRESCITA ECONOMICA se continua così, l'unica CRESCITA che ci sarà sarà dei poveri, dei disoccupati, degli esodati, dei pensionati con la minima etc. etc. GRAZIE MONTI, GRAZIE POLITICI LADRONI! E intanto il debito pubblico continua a salire !!!!!!!


Economia

Percorso:ANSA.it > Economia > News

Debito senza freni, nuovo record a maggio


ROMA - Il debito pubblico segna un nuovo record. A maggio il 'rosso' certificato dalla Banca d'Italia ha raggiunto quota 1.966,303 miliardi di euro, aggiornando il precedente massimo storico toccato ad aprile (1.949,242 miliardi). Con il risultato che su ogni cittadino italiano, neonati compresi, grava un debito di quasi 33 mila euro. Crescono anche le entrate tributarie, che tra gennaio e maggio si sono attestate a 142 miliardi, in crescita dell'1,14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato diffuso da Bankitalia, che vede il debito pubblico avvicinarsi sempre piu' di piu' alla soglia dei 2.000 miliardi di euro, calcola il ''rosso'' in valori assoluti, e non in rapporto al Pil. Ma certo anche questo indicatore segna un peggioramento se si calcola che dall'inizio dell'anno il debito e' cresciuto del 3,6% mentre il Prodotto Interno Lordo e' diminuito. Tanto che le ultime stime del Fmi individuano un rapporto del 125,8% per quest'anno e 126,4% per il 2012. L'aumento del debito (+17,1 miliardi da aprile) in valori assoluti, spiega Via Nazionale, e' attribuibile principalmente all'aumento delle disponibilita' liquide detenute dal Tesoro (di 8,3 miliardi, a 35,8 miliardi), al fabbisogno (6,2 miliardi), a scarti di emissione (2,3 miliardi) dovuti all'emissione di titoli sotto la pari, alle variazioni del cambio (0,2 miliardi). Nel complesso, in cinque mesi, dalla fine del 2011 a maggio, il debito ha registrato un incremento di 86 miliardi. Il debito grava come un fardello sulla testa dei cittadini: 89.363 euro su ogni famiglia e ben 32.771 euro su ogni italiano, fanno sapere Adusbef e Federconsumatori, che criticano la 'cura Monti' con cui il debito e' aumentato di oltre 61 miliardi di euro da fine novembre. I sindacati vedono quindi con favore l'annuncio del ministro dell'economia Vittorio Grilli di voler vendere beni pubblici per 15-20 miliardi l'anno per ridurre il debito pubblico. Per la leader della Cgil Susanna Camusso, che indica la recessione come causa dell'aumento del debito e chiede al Governo di mettere fine ai tagli, bisogna pero' passare dagli annunci alle azioni concrete. Facendo pero' attenzione ai beni non alienabili. Per il leader della Cisl Raffaele Bonanni le dismissioni sono l'unica chance per assottigliare il debito e bisogna arrivarci, anche se tardi. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, frena pero' sulla vendita dei ''gioielli di famiglia'': ''Va bene dismettere gli immobili e le aziende municipalizzate - dice - Ma le dismissioni non possono riguardare aziende come Eni, Enel e Finmeccanica perche' su di esse si fonda il sistema industriale del nostro Paese e perche' non ci sarebbero imprenditori italiani in grado di acquistarle''. Crescono intanto anche le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a maggio sono aumentate di 1,4 miliardi (+4,6%) rispetto al 2011, mentre nel complesso dei primi 5 mesi gli incassi dell'Erario sono saliti a 142 miliardi (+1,14%), trainati dalla crescita dei proventi delle accise sulle risorse energetiche. Nel panorama dei principali paesi europei, secondo i dati sulle 'Entrate tributarie internazionali' diffusi dal Tesoro, l'Italia si posiziona tra gli Stati a crescita piu' moderata (+2,5% nei primi cinque mesi dell'anno), mentre per il gettito Iva il nostro paese (-1,1%) finisce insieme a Spagna (-10,1%) e Portogallo (-2,8%) tra gli unici Paesi con tassi di variazione negativa. Crescono intanto anche le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a maggio sono aumentate di 1,4 miliardi (+4,6%) rispetto al 2011, mentre nel complesso dei primi 5 mesi gli incassi dell'Erario sono saliti a 142 miliardi (+1,14%), trainati dalla crescita dei proventi delle accise sulle risorse energetiche. Nel panorama dei principali paesi europei, secondo i dati sulle 'Entrate tributarie internazionali' diffusi dal Tesoro, l'Italia si posiziona tra gli Stati a crescita piu' moderata (+2,5% nei primi cinque mesi dell'anno), mentre per il gettito Iva il nostro paese (-1,1%) finisce insieme a Spagna (-10,1%) e Portogallo (-2,8%) tra gli unici Paesi con tassi di variazione negativa.

Fonte: ansa.it

domenica 15 luglio 2012

Bugie criminali, ancora.

Un analista della banca d’investimento Natixis, Patrick Artus, ha calcolato che per abbassare i tassi sui titoli di Stato italiani a un livello accettabile – cioè a un livello che evita il default del Paese e la rovina di generazioni di italiani – occorrerebbero 26 miliardi di euro alla settimana, sborsati dal MES, il fondo ‘salva-Stati’ dell’Eurozona. A questo ritmo il MES andrebbe in bancarotta in tre mesi, ha concluso Artus.

Ora raffrontate questa realtà con la menzogne del criminale Mario Monti di ritorno dall’inutile ultimo summit europeo. Il falsario bocconiano ci ha raccontato che il MES potrà intervenire per calmierare i tassi sui nostri titoli, e senza che l’Italia finisca per questo nelle grinfie della Troika di FMI, Commissione UE e BCE. Quest’ultima fregnaccia l’ho già smascherata, e ora cade anche la solidità stessa del MES (cosa che francamente avevo già detto da tempo).

Ci portano in Kosovo, 60 milioni di italiani che stavano nel G7 fino all’arrivo dell’euro, ed è ciò che vogliono. Ne Il Più Grande Crimine 2011 avevo scritto che vogliono “creare sacche di lavoro pagato alla cinese in Europa” (da noi), e ieri l’Istat ci ha informati che già 3 milioni e 300 mila italiani guadagnano poco sopra gli 800 euro. E questo significa crolli di consumi, quindi crolli delle vendite, quindi aziende stesse che non lavorano, quindi crisi, quindi la spirale in caduta fino a Pristina.

Mi raccomando, voi, cliccate su face book che questo è uno schifo. Ma muovere il culo no, mi raccomando.

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info

LA FRANCIA TASSA I RICCHI , ABBASSA L'ETA' PENSIONABILE E AUMENTA I SALARI. ALLA FACCIA DELLA FORNERO


Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi - già altissimi - e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo. Se Mario Monti avesse azzardato una sola di queste misure, il famigerato spread avrebbe toccato vette inarrivabili.

Eppure, tutto tace. Mentre sui quotidiani stranieri, in particolare su quelli anglosassoni, i titoli continuano a somigliarsi tutti (tra i più gettonati: «la luna di miele finirà presto» e «la vie en rose durerà poco»), sui mercati finanziari l’incantesimo regge. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi. Segno che il mercato pensa che la Francia somigli molto più alla Germania che alle peccaminose Italia o Spagna. Segno che la “rossa” Parigi è diventato un porto sicuro, alla pari dei Paesi “falchi” guidati da austeri conservatori à la Merkel che anelano allo zero deficit come alla panacea di tutti i mali.

Certo, anche Hollande si è impegnato sul rigore. I numeri però sono numeri. Nel primo trimestre dell’anno il debito è salito all’89,3% del Pil e il deficit veleggia a fine anno verso il 4,5%. Il premier Jean-Marc Ayrault si è impegnato a ridurlo sotto il 3% l’anno prossimo e di azzerarlo quello dopo. Ma anche le stime sul Pil sono state riviste allo 0,4% quest’anno e all’1-1,3% per l’anno prossimo. E Hollande non ci pensa neanche, per dire, a rimandarsi le assunzioni nel pubblico o a toccare la legge sui licenziamenti come gli chiedono in molti.

Gli analisti, ovvio, avvertono che bisogna guardare ai rendimenti dei bond decennali e non a quelli a brevissimo termine. E che nei prossimi mesi sono destinati a risentire dell’«effetto Hollande», se non farà anche riforme strutturali. Però lo spread francese, intanto, è inchiodato a 110 punti, a distanze siderali dal nostro. Con tutto che in Francia, negli ultimi 5 anni sono spariti 400mila posti nel manufatturiero e il Pil pro capite è sceso negli ultimi 10 dal 95 al 90% di quello tedesco. E con tutto che una settimana fa i maggiori economisti e imprenditori hanno chiesto allarmati uno «shock per il rilancio della competitività», che è un noto punto debole dell’economia oltralpe. I mercati, per ora, se ne infischiano.

Fonte: http://isegretidellacasta.blogspot.it

Commento di Oliviero Mannucci: Sono mesi che lo dico, se si vuole superare la crisi in Italia bisogna rimettere in moto il circolo del denaro, in Francia lo hanno capito, qui ancora no.

mercoledì 11 luglio 2012

"SPENDING REVIEW?" : ma se l'Italia sta per entrare in guerra!

Ci stiamo preparando per una delle più sanguinose guerre della storia e non lo sappiamo. Leggendo le notizie relative alla spesa italiana per armamenti, verrebbe proprio da pensare così.
Ieri è stata approvata la spending review con tutta la serie di licenziamenti, tagli e riorganizzazioni annesse e connesse ma vi è stata una conferma: il progetto F-35 Joint Strike Fighter procede.
Costruito dalla Lockheed è l’aereo più costoso al mondo: il prezzo speciale riservato all’Italia è 200 Mil di Euro ad esemplare chiavi in mano. L’Italia ne vuole 90, inizialmente erano 131, quindi andrà a spendere 18 Mld di Euro, di cui 12 sicuri, cioè più della metà della finanziaria Monti o dei tagli proposti nella proposta di revisione di spesa.
I 90 simpatici velivoli andranno a poggiare le loro alucce sulla neo portaerei Cavour, costo 1,4 Mld di Euro e 200 Mila Euro/giorno di spese di navigazionie Si andranno a sommare ai: 121 Eurofighter,100 elicotteri Nh90 e al progetto Fremm. Escludendo quest’ultimo, costo 6 Miliardi di Euro, la spesa ipotizzata due anni fa era di 29 miliardi di Euro.
È in corso un programma di sostituzione di armamenti aerei che ci porterà ad essere tra i primi 10 paesi al mondo, con circa 200 esemplari, considerando che i 3/4 saranno nuovi di pacca e l’altro quarto composto da Tornado di tutto rispetto. Arriveremo al pari dell’Inghilterra che certamente ha piú rischi di noi, vedi Falkland/Malvinas, e ha partecipato molto più fattivamente agli ultimi conflitti come Iraq e Afghanistan su tutti.
Ma che ce ne faremo di tutti questi armamenti, considerando che i paesi vicini a noi, Russia a parte, sono tutti alleati UE? Quante missioni internazionali dovremo sostenere, considerando che ci costano 1,4 Mld di Euro?
Tenete presente poi che poi che l’F-35, pur essendo il caccia più costoso al mondo, presenta notevoli falle. È vulnerabile ad attacchi elettronici, è hackerabile e soprattutto non è adatto a campagne stile Iraq o Afghanistan, praticamente le uniche per cui l’Italia potrebbe utilizzarlo.
È decisamente meno performante del cinese low cost J-20 Stealth o del tutto europeo Eurofighter, per il cui assemblaggio lavorano oggi 1000 dipendenti nello stabilimento di Cameri. Per l’F-35 ne serviranno solo 600.
Il senatore Carl Levin ha chiesto che la Commissione Forze armate ed il Pentagono facciano pressione sulla Lockheed, costruttore dell’F-35, affinché corregga questo scempio e diminuisca i listini.
Mi domando, allora, perché l’Italia stia portando avanti questo programma di rinnovo e mi balena alla mente il caso Greco. Atene ha dovuto comprare dalla Germania 170 carri Leopard e 223 cannoni obsoleti dismessi dalla Bundeswher, costo 1,7 Mld. Ha fatto molto clamore la vendita di 4 sottomarini al prezzo di due per 1,3 miliardi di Euro. La Francia ha imposto ad Atene 6 fregate e 15 elicotteri, costo 4 Mld.
Il binomio “io ti finanzio e tu mi paghi sottobanco in armamenti” vale oggi piú che mai.
Fonte: glollo.com

domenica 8 luglio 2012

LA NORVEGIA NON HA DEBITO PUBBLICO. COME MAI?


La Norvegia non ha debito pubblico, per svariate ragioni che ora vi esporrò. Il motivo principale però resta principalmente uno ed uno solo: non ha aderito al sistema schiavista della moneta debito e, udite udite, la sua banca centrale è una delle ultime in Europa in mano ad uno stato. Insomma la sintetizzo così: una sola moneta, la Corona, una sola banca. E tutto quanto statale.

La Banca Centrale Norvegese non solo è rimasta una delle ultime banche europee controllate dallo Stato,e non dai banchieri Privati, ma gestisce perfino il Fondo Pensioni norvegese in attivo,un altro miracolo specie in tempi di crisi! Ed è per questi fatti che la Norges Bank non vuole far parte del sistema Euro. Ovviamente non sono scemi i Norvegesi. Beati loro... Ma vediamo gli altri punti di forza che fanno della Norvegia un paese simbolo da emulare:

Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona. E l'avevamo detto.

Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor). Qui da noi invece, la legge 111 del 15 luglio permette la dismissione del capitale pubblico! E visti i precedenti, Iri ad esempio, non c'è da star tranquilli...

Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.

I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori.



Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, non fa parte dell'OPEC. (Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma). Tornando alla Norvegia, spulciando un attimo si scopre che il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale "incidente". Poi se spulciate ancora un altro po' sai che potreste scoprire? Non ci crederete ma la Norvegia ha fondato un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Ahhh! E noi non potremmo fare lo stesso dato che l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma? Ovviamente si, manca la materia prima che prenda le decisione.. Comunque alzo proprio le mani....

Perché questi Norvegesi sono davvero forti. E mica si sognano di privatizzare l'acqua o la raccolta dei rifiuti, come vorrebbero fare i nostri politici... Vedete, la scusa del debito pubblico legata ai costi dello stato è una SCUSA! Il problema è la moneta debito.. Ed è così evidente specie ora che vi cito un altro dato: la Norvegia ha un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 119% del nostro PIL...

Finisce qui? Ma manco per sogno! Proseguiamo! C'è da segnalare che la Norges Bank è la prima banca Centrale in assoluto ad aver citato in giudizio nel 2009 per truffa sui derivati la City Group, il più grande gruppo d'affari del Mondo. Immaginiamoci gli esiti delle sentenze che il Tribunale amministrativo di Stato norvegese dovrebbe emettere...

Va poi ricordato che il Governo norvegese ha firmato qualche mese fa un importante Trattato con accordi del confine acqueo nel Mare del Nord con la Federazione Russa, al fine di un congiunto sfruttamento gas-petrolifero, escludendo di fatto le "7 sorelle" multinazionali globali, storicamente "coinvolte" in tali frangenti e rappresentanti gli interessi primari di Canada e USA ,ovviamente contrarie a tale accordo. Sottolineo poi che la Norvegia dopo un iniziale appoggio ha ritirato le truppe dalla Libia,aggiungendo alla Nato un'ulteriore difficoltà "politica". Il Governo norvegese è stato il primo ad aver evidenziato un futuro riconoscimento della Palestina come Stato sollevando molti consensi ma anche dure e aspre critiche.

Dopo aver elencato così tanti aspetti positivi della Norvegia viene naturale chiedersi:

ma se l'Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall'euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell'acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?

Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

Fonte: mercatoliberotestimonianze.blogspot.com
Tratto da:http://www.ecplanet.com/node/3387

sabato 7 luglio 2012

Un governo per fare fallire l'Italia!













Un governo per fare fallire l'Italia
Che cosa si siano detti ieri a Roma Monti e Merkel non è dato sapere. La batteria massmediatica del regime registra dichiarazioni generiche e tronfie di Monti e gentili ma assolutamente asettiche della Merkel. I comuni mortali non siamo abilitare a sapere con chiarezza su che cosa discutono. Magari sul piano di demolizione della pubblica amministrazione in Italia che comincia con il licenziamento di 10 mila persone ed una drastica riduzione dei servizi sanitari. Si parla di rigore e crescita ma il rigore è parziale e sarà pagato solo dalla popolazione e dai lavoratori e la crescita non c'è, non esiste, non rientra neppure nella forma mentis dei governanti italiani. Tutta la politica italiana è concentrata sulla riduzione della spesa pubblica e della massa salariale dei lavoratori e dei pensionati e sulla eliminazione dei loro diritti a cominciare dall'art.18 e dal diritto a un equo salario ed ad un contratto di lavoro.
Tutto il contrario di quello che ci vorrebbe per aiutare l'Italia a liberarsi dalla recessione e fare ricominciare a crescere il PIL.Ma l'unica cosa che interessa i nostri governanti è una radicale riforma ideologica dell'Italia e della sua cultura sociale. L'Italia deve abbandonare e lo sta facendo la cultura solidaristica e dei diritti sancita dalla Costituzione ed abbracciare una visione anglosassone utilitaristica asociale e disumana che dovrà tradursi anche in un ulteriore drenaggio di risorse da una parte all'altra della società.
La politica del rigore porterà fatalmente l'Italia al fallimento perchè nel giro di pochi anni allargherà la forbisce tra debito e prodotto interno lordo fino al punto di rottura.
Vorrei ricordare come il Presidente americano Rosevelt affrontò la grande crisi del 29 con un programma diventato famoso denominato NIRA (National Industrial Rdecovery Act). Questo programma di governo stabiliva i salari minimi, l'orario di lavoro, i prezzi minimi (specie per l'agricoltura). Aumentave le paghe e riduceva le ore di lavoro e stabiliva che quanto più americani avessero avuto lavoro e salario tanto più alto sarebbe stato il potere di acquisto dell'America."Per questo si diede vita ad un grande programma di opere pubbliche specialmente nella Valle del Tennessy.
Le crisi recessive si fronteggiano aumentando l'occupazione, i salari, i servizi, i diritti dei lavoratori, la spesa pubblica. In Italia si sta facendo deliberatamente tutto il contrario. Monti ed i suoi collaboratori non possono non sapere che la politica suggerita dalla Unione Europea porterà l'Italia al collasso per anemia.
Perchè lo fanno? Quale è il progetto generale che l'autocrazia euroatlantica non ci è dato sapere. Una cosa è certa: l'Europa ne uscirà irriconoscibile. Gli economisti onesti concordato tutti nel diagnosticare questo risultato alle politiche che vengono imposte con l'autoritarismo e continui voti di fiducia che impediscono al Parlamento ricattato dal timore del salto nel buio di analizzare la situazione e magari elaborare linee differenti. (ammesso che ce ne fosse la voglia) Siamo in pieno fascismo anche si chiama liberismo. Ma perchè l'Italia deve morire?



giovedì 5 luglio 2012

ITALIA: COME LA GRECIA!

DI VALERIO VALENTINI
byoblu.com












C’è una legge molto elementare che vige in medicina: accertato l’avvenuto decesso, è inutile somministrare al paziente altre cure.
Parto dalla medicina perché quella del malato e della cura è una metafora fin troppo abusata dai tecnici del governo: loro i curatori (fallimentari) e l’Italia il malato terminale. Però provo a proporne una lettura diversa: il malato in questione, quello che loro pretendono di rianimare, non è affatto lo Stato Italiano, quanto piuttosto il modello di sviluppo fondato sul capitalismo bancario. È quello il paziente che hanno intenzione di far resuscitare. Resuscitare, non "guarire", perché trattandosi di cadavere non è possibile usare altro termine.



Le bozze della famigerata “spending-review”, ideata da super-tecnici nominati da normo-tecnici, prevedono il blocco degli stipendi fino al 2014 sulla base di quelli ricevuti nel 2011; la riduzione delle assunzioni del 20% tra il 2012 e il 2014, che salirà al 50% nel 2015 e al 100% dal 2016 (tanto per favorire l’auspicato ricambio generazionale, vero ministro Fornero?); il taglio del 10% dei dipendenti e del 20% dei dirigenti; le ferie obbligate nelle settimane stabilite dal governo (senza tra l’altro la possibilità di vedersi pagati i giorni di ferie non goduti); e, tra le tante genialate, il taglio dei fondi per sanità e università. Senza contare le altre misure già prese dal governo nei mesi precedenti, tipo l'abbattimento dei diritti dei lavoratori o lo scherzetto agli esodati (a proposito, caro ministro Fornero, aspettiamo tutti, con viva e vibrante curiosità, i dati non “parziali” e non “fuorvianti”). La "spending review" doveva insomma tagliare le spese inutili, invece taglierà posti di lavoro, ferie, scuole e ospedali. Siamo come la Grecia, ma non lo sappiamo neppure.

Si dice: questo è un governo tecnico, che deve realizzare delle riforme impopolari che nessun governo politico avrebbe né il coraggio né l’interesse di fare. Ma la questione non va posta in questi termini. I procedimenti del governo Monti non sono sbagliati perché impopolari, sono sbagliati perché inutili. Anzi peggio: sono proprio dannosi. Perché rispondono ad una logica suicida, che permette a questo sistema di continuare ad operare anche da morto. Ed è un sistema che “produce deficit”: cioè ha bisogno che gli vengano fornite più energie di quelle che poi riesce a restituire. Un esempio? I governi europei si indebitano con la BCE per convincerla ad emettere nuovo denaro e a concedere prestiti agevolati all’1% alle banche dei vari Paesi. Poi chiedono a quelle stesse banche di comprare i propri titoli di Stato per non essere sommersi dal debito. E se le banche non li comprano? La soluzione è presto trovata: costituire una sorta di cassa comune europea – il tanto famigerato Scudo Anti-Spread – affinché la BCE compri i buoni del tesoro di quegli Stati che sono sotto il mirino della speculazione finanziaria. Solo che, per costituire quella cassa comune, gli Stati sono costretti a versare altri soldi: dunque, ancora una volta, ci indebitiamo per tenere sotto controllo il nostro debito. Roba da esaurimento nervoso.

Nel frattempo, oggi ci tolgono i diritti sindacali, domani ci abbassano gli stipendi, dopodomani aumentano le accise sulla benzina. E noi accettiamo tutto con l’illusione che fare questi sacrifici, in fondo, ci convenga. E invece ci sveniamo per versare il nostro sangue in un colabrodo, senza chiederci quand’è che basta: quando decideremo che avremo rinunciato ad un pezzo abbastanza grande della nostra felicità e della nostra libertà da non volerne cedere oltre? Qualcuno ci ha spiegato le regole del gioco? Continuiamo ad accettare questa austerità a tempo indeterminato, senza tuttavia comprendere né domandare circa l’obiettivo che intendiamo perseguire coi nostri sacrifici.

Se proprio i sacrifici vanno fatti, che almeno servano a costruire un nuovo modello di vita, radicalmente diverso, con fondamenta nuova e una grammatica completamente modificata. Soluzioni facili non ce ne sono, né bacchette magiche. Ma, Perdio!, è arrivato il momento di discutere delle soluzioni che vogliamo adottare. Si può costruire un’economia più sana, su scala più ridotta? Si può ridurre lo sfruttamento delle risorse, evitando di smangiucchiarsi la Terra un morso dopo l'altro? Si può riscrivere una carta costituzionale attraverso la partecipazione di milioni di persone? Si può evitare di affidare la gestione dei nostri diritti a istituzioni assenti e lontane migliaia di chilometri, misurate in anni-luce e in anni-welfare?

Non che tutto questo sia fattibile nell’immediato, certo. Ma forse converrebbe farsi domande del genere, ogni volta che qualcuno si prende un’altra libbra dalla nostra carne, anziché starnazzare impanicati come un branco di anatre che si fingono minacciose, per poi tornare all’ordinario indulgere al nostro confortevole nulla quotidiano.

Valerio Valentini

Smascherare una indecente e lugubre bugiarda

di Paolo Barnard -

L’asse Monti-Fornero vende all’opinione pubblica la flessibilità selvaggia e i conseguenti disastri sociali come necessità essenziali per rendere il Paese competitivo.



Il teorema è: abbiamo un mercato del lavoro troppo regolamentato, soffoca la competitività, cioè da noi non investono e con paghe/regole troppo rigide non siamo competitivi all'estero.
Confindustria dell’ignorante Squinzi approva. Ok.
Il World Economic Forum di Davos è la massima assise mondiale della finanza e dell’industria, più in alto di così non si va. Pubblicano ogni anno un rapporto sulla competitività dei Paesi nel mondo, il Global Competitiveness Index. Ogni Stato ha una pagella. Nelle pagelle di ogni nazione c’è la parte con la scritta in azzurro The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire in quei Paesi, e per quei Paesi per essere competitivi all'estero.
Nelle pagelle di Svizzera, Svezia, Finlandia, e Germania, fra gli ostacoli più problematici ci trovate sempre la voce Restrictive Labour Regulations, cioè un mercato del lavoro troppo regolamentato. In Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania il mercato del lavoro NON è flessibile a sufficienza. Ok.
Secondo il teorema Monti-Fornero, il World Economic Forum Global Competitiveness Index dovrebbe bocciare la competitività di Svizzera, Svezia, Finlandia, Germania, tutte piegate da troppa poca flessibilità del mercato del lavoro, e anche, vi si legge, da poca efficienza e da troppa burocrazia. Addirittura nel caso della Svizzera, il WEF lamenta una “insufficiente formazione del personale al lavoro”. Peggio di così...
Ok, andiamo a vedere chi sono i Paesi giudicati dal World Economic Forum come i più competitivi al mondo nel 2011:



Primo posto: Svizzera
Terzo posto: Svezia
Quarto posto: Finlandia
Sesto posto: Germania
su 193 Paesi



Nei primi sei posti ci sono proprio Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania, i Paesi con altissima regolamentazione del mercato del lavoro, troppa burocrazia e anche inefficienze.
Possibile?
Ma la rigidità del mercato del lavoro non era la causa prima della perdita di competitività?
Se leggiamo la pagella dell’Italia, e sempre nella sezione The most problematic factors for doing business, cioè quali sono gli ostacoli più problematici per investire da noi e per noi per vendere all'estero, vi si trovano precisamente gli stessi problemi di Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania:burocrazia, inefficienza e mercato del lavoro troppo regolamentato.
Andiamo a vedere dove sta l’Italia nella classifica su 193 Paesi:
Quarantatreesimo posto (43), dietro Tunisia e Barbados.



Ci spieghi la Fornero come sia possibile che Paesi che mantengono un’alta rigidità del mercato del lavoro, e altri gravi disfunzioni, siano lo stesso i più competitivi al mondo, mentre noi siamo dietro le Barbados e la Tunisia.
Ci spieghi la Fornero perché dovremmo tutti credere che mandando giovani a lavorare da Parma a Foggia 6 mesi, poi 24 mesi a Latina e poi 4 mesi di nulla, poi 2 mesi a Parma, poi 20 mesi a Conegliano, e con paghe di 900 euro con laurea, l’Italia potrà raggiungere Svizzera, Svezia, Finlandia e Germania che mantengono i mercati del lavoro più garantiti e regolamentati al mondo.
Questo prova oltre ogni dubbio che la scure abbattuta sulla cosiddetta eccessiva rigidità del mercato del lavoro italiano come la causa primaria della perdita di competitività è una menzogna, che nasconde le vere cause della poca competitività italiana (capitolo a sé).
E’ una menzogna che mira a ben altro, e cioè all’esatto contrario, mira a deflazionare l’economia italiana devastando i salari, quindi i consumi, quindi le aziende (imprenditori sveglia!), per regalare agli investitori internazionali, i tedeschi prima di tutto, migliaia di nostre aziende di prestigio con cui far shopping a due lire. Nel frattempo devastando il miracolo dell’economia produttiva italiana. A ciò mira.
Questi sono dei criminali falsari, la Fornero va fermata, è un’ignobile indecente lugubre bugiarda che sta condannando milioni di nostri figli a un’esistenza kosovara.

mercoledì 4 luglio 2012

Crisi europea: dopo la Spagna tocchera' all'Italia!














La Spagna ha conosciuto oggi una crisi bancaria senza precedenti, che è la conseguenza diretta e indiretta della sua appartenenza all'euro.L'euro ha accelerato il fenomeno della de-industrializzazione dell'economia spagnola, che si è ripiegata verso il settore dei servizi e immobiliare. Le banche hanno ampiamente finanziato il settore immobiliare, fornendo ad esso sia agenti immobiliari e imprenditori, sia famiglie. I professionisti del settore sono stati i primi ad essere toccati dalla crisi, incapaci di vendere le case sia ai turisti, ad eccezione della Spagna - salvo i più ricchi - per i costi interni e il tasso di cambio dell'euro, sia alla popolazione.



La dinamica delle costruzioni si è brutalmente invertita. Si è passati dalla costruzione di 1 milione di abitazioni all'anno, alle circa 80.000 di oggi, una divisione per un fattore 12! Da qui l'esplosione della disoccupazione. La rapida contrazione delle costruzioni ha trascinato nella sua caduta l'intera economia, ed ha avuto importanti conseguenze per solvibilità globale del paese.

Le famiglie colpite dalla crescente disoccupazione che raggiunge il 24,4% della forza lavoro, non potevano far fronte agli interessi dei propri debiti e gli arretrati si sono accumulati. Ciò ha portato ad un tasso d'insolvenza pari all' 8,3% degli attivi bancari.

Un modo molto semplice per stimare la quantità dei bisogni bancari è quello di considerare lo stock di 3 milioni di case vuote, ossia 2,5 milioni al di sopra di quello che è considerato "normale" dagli agenti immobiliari. Se si stima che il prezzo medio di una casa è di 100.000 euro, uno stock di 2,5 milioni rappresenta un totale di 250 milioni di euro di crediti "morti". A voler essere ottimisti, si potrebbe pensare che entro 2 o 3 anni, e ammettendo una diminuzione dei prezzi della metà, queste case potrebbero trovare un acquirente. Ciò significa che ci sono almeno 125 miliardi di euro di perdite, solo nel settore immobiliare. A questi vanno aggiunte le perdite derivanti dalla crisi economica generata dai vari piani di austerità.

Si deve anche considerare che nel sistema bancario, "le perdite generanoperdite". Più precisamente, i crediti che si rivelavano incerti ad un certo momento sono serviti da garanzia nelle operazioni che sono destabilizzate dalla rivelazione di queste perdite e che vengono ad aggiungersi alla scorta di perdite iniziali. Ma la svalutazione dei nuovi attivi genera a sua volta la destabilizzazione delle nuove operazioni, e prevedere la somma totale diventa allora un esercizio alquanto aleatorio. L'agenzia Fitch è passata così da una previsione di 30 miliardi di euro ad un'altra di 60 -100 miliardi e, naturalmente, ha declassato la Spagna a BBB.

Tuttavia, anche questa stima è al di sotto della realtà e certamente sarà rivalutataverso l'alto entro un paio di mesi. La Spagna dovrà trovare, entro dicembre, 82 miliardi per finanziare il suo debito, oltre 16 miliardi per il debito delle regioni (che hanno perso l'accesso ai mercati finanziari nel 2011), ossia un totale di 98 miliardi di euro. Il fabbisogno totale della Spagna, solo per stabilizzare il suo sistema bancario, sarà circa di 250-300 miliardi di euro, di cui la metà entro la fine dell'anno. Se ci basiamo sulla somma di 125 miliardi di euro (importo minimo) di bisogni "rivelati" nel corso del 2012, questo significa che le esigenze di finanziamento saranno almeno da qui a dicembre di 223 miliardi (125+98). Infatti, la somma di 16 miliardi di euro per sostenere le regioni è sottostimata. Una somma di 30 miliardi di euro è quasi certa. Ciò significa che la Spagna deve trovare, negli ultimi sei mesi dell'anno, 237 miliardi di euro.

Non sorprende quindi che il rialzo dei tassi esclude di fatto la Spagna dai mercati finanziari. Essa sarà costretta a breve termine a chiedere l'aiuto del meccanismo di stabilità europeo (MES) e ha già chiesto aiuto all'Europa il 9 giugno 2012. Il deficit per l'anno 2012, qualunque ipotesi si possa fare, aumenterà notevolmente.

Gli operatori hanno già anticipato questa situazione, che spiega i problemi sempre più gravi incontrati dalla Spagna nel sovvenzionarsi sui mercati finanziari.



Dietro la Spagna tuttavia, si profila oramai molto chiaramente il problema dell'Italia. Quest'ultimo è spiegato da due elementi: un debito che rappresenta il 120% del PIL e una crescita molto debole per anni e che è stata annullata dalle misure adottate da Mario Monti, appena è diventato Primo Ministro.



La politica di Mario Monti è un fallimento: non solo ha eliminato la crescita e precipitato il paese in recessione, ma ha anche provocato, a causa di una maggiore disciplina fiscale, un peggioramento sensibile della situazione delle piccole e medie imprese. Le entrate tributarie hanno raggiunto il picco nel mese di aprile e hanno cominciato a cadere a maggio.



Come era prevedibile, la politica di rigore di bilancio, spinta all'estremo, provoca l'asfissia dell'economia, che a sua volta ha portato ad un calo del gettito fiscale.Nemmeno l'Italia manterrà i suoi obiettivi di disavanzo per il 2012. Il problema si somma ad una diffidenza ancora maggiore delle banche e delle imprese italiane verso le politiche di Mario Monti. Questa diffidenza si traduce in significativi deflussi di capitale (in direzione della Svizzera, Germania e Stati Uniti) e soprattutto da una scarsità di offerta di risparmio in cambio di titoli del debito italiano.



Il risultato è il costante aumento dei tassi di interesse da marzo. Oggi sono già al livello raggiunto nella tarda estate del 2011, un livello chiaramente insopportabile per il Paese. Si prevede quindi nelle prossime settimane un rapido degrado della situazione italiana, che dovrebbe condurre il governo di Roma a sollecitare a sua volta, verso la fine dell'estate 2012, un aiuto dalla zona euro.


Tuttavia, l'importo del debito italiano è ben superiore a quello del debito francese,ed è circa 2.000 miliardi di euro. Se l'Italia conosce una crisi di liquidità, sarà pari a questo debito e il fabbisogno finanziario potrebbe essere compreso tra i 500 e gli 850 miliardi di euro. Importi che superano le possibilità del MES.


Il dramma spagnolo, per spettacolare che sia, non deve far dimenticare che il problema fondamentale sarà quello del debito italiano. Se la Spagna perde la fiducia dei mercati (cosa che è già avvenuta) la speculazione si dirigerà verso l'Italia. Poiché l'aiuto europeo è in realtà inferiore alle esigenze della Spagna, la situazione in Italia si sta rapidamente deteriorando.


Traduzione per Tlaxcala di Alba Canelli

martedì 3 luglio 2012

Allarme povertà per gli anziani: il 55% vive con meno di mille euro al mese

Il 25% non raggiunge neanche i 500 euro mensili. I dati, diffusi dal Rapporto nazionale di Auser-Filo d'argento, mettono in luce come siano gli over 65 a soffrire maggiormente la crisi

foto Afp
12:01 - Sono sempre più gli anziani che vivono con meno di mille euro al mese. Secondo il Rapporto nazionale di Auser-Filo d'argento, infatti il 55% degli over 65 italiani ha entrate inferiori ai mille euro al mese e tra questi il 25% non raggiunge neanche i 500. Per questa fascia di popolazione (over 80 sono il 5,8% degli italiani e over 65 il 20,3%) le emergenze prioritarie, si legge nel documento, sono rappresentate dall'isolamento e dalla povertà.

In Italia, il Paese più "vecchio" d'Europa, gli anziani sono poco protetti e tutelati e pagano più di altre categorie le spese della crisi. Gli over 65, sottolinea il documento, sono sempre più a rischio solitudine e povertà. Due gravi emergenze sociali emergono dal Rapporto: l'isolamento fisico e relazionale e i redditi bassi e la povertà che investono fasce sempre più ampie di ultrasessantacinquenni. Gli anziani sono sempre più soli, soprattutto nelle grandi città del Nord.

I dati del quinto Rapporto nazionale di Auser-Filo d'argento sono relativi al 2011 e mettono in evidenza come l'Italia sia il Paese che detiene la percentuale più alta di over 80 (5,8% della popolazione nel 2011). Siamo invece secondi dopo la Germania per quanto riguarda la percentuale di over 65 (20,3% contro il 20,6% della Germania). La regione più vecchia è la Liguria, dove gli over 55 sono il 40% della popolazione residente.

Il 30% degli anziani con più di 65 anni vive da solo e il record spetta alle donne, con il 37,5% contro il 14,5% degli uomini. In cinque regioni - Valle d'Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Liguria e Sicilia - la quota di donne anziane che vivono sole supera la soglia del 40%.

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it

OCCORRE RIEQUILIBRARE LE PENSIONI

di Oliviero Mannucci

Lo Stato italiano, se avesse veramente a cuore il benessere dei cittadini, si preoccuperebbe di non creare sacche di povertà nella società. Se ci fossero delle pensioni più eque, specialmente gli anziani che percepiscono meno avrebbero qualcosa di più da spendere, e oltre a stare meglio loro, questo farebbe si che starebbero meglio tutti, in quanto girerebbe di più l'economia. Invece le fasce più povere della popolazione, sono utili solo quando c'è da tartassarle con tasse inique e pesanti, e non beneficiano mai di niente. Faccio un esempio: la pensione che viene erogata ad una persona anziana, dovrebbe assicurarle una vita dignitosa dopo aver lavorato tutta la vita. E invece ci sono politici che dopo 5 anni, prendono migliaia e migliaia di euro al mese, senza aver corrisposto i contributi necessari per poter beneficiare di una pensione tanto elevata e poi ci sono le persone che hanno lavorato 40 anni e più, che prendono 500 euro al mese ( poi ci sono anche quelli che non prendono ne pensione ne stipendio, i cosidetti "esodati"). Quindi i soldi che incassano i politici in pensione, sono rubati a chi ha lavorato veramente. Il principio dovrebbe essere questo: l'ente previdenziale dovrebbe prima assicurare una cifra dignitosa a tutti, che potrebbe essere fissata, ad esempio in 1500 o 2000 euro a secondo se chi la riceve, viva in una casa di proprietà o in affitto, e poi chi ha realmente versato di più, prenderà qualche centinaio di euro in più, tipo da 2500 a 4000 euro, a secondo se vive in una casa di sua proprietà o in affitto. I politici, che non hanno versato contributi sufficienti dovranno incassare una cifra stabilità dai cittadini e che comunque deve consentire al politico una vita dignitosa, ma non di lusso. Allo stesso tempo, un assegno dovrà essere dato a chi, entrato tardi nel mondo del lavoro, per i motivi più disparati, tra cui la carenza di posti di lavoro, non abbia maturato i contributi necessari per prendere la pensione ( se la prendono i politici che si trovano nella stessa situazione è giusto darla a chi non ha potuto lavorare sufficientemente per pagarsi i contibuti necessari). Questo per non creare sacche di povertà, una società che ha comunque una capacità di spendere va a beneficio della società stessa. Più il potere d'acquisto è distribuito equamente, più l'economia di una società sarà sana. Invece oggi, pocchi hanno tanto e tanti hanno poco. Questo non aiuta la circolazione del denaro. Inoltre lo Stato, deve abbassare le tasse alle imprese, che potranno assumere di più, pagare meglio i propri dipendenti e innovare, e quidi stare meglio sul mercato interno e globale. Il lavoro deve essere un diritto e un dovere per tutti. Invece i nostri governanti stanno facendo di tutto, per far sembrare un posto di lavoro un privilegio. Un privilegio spesso pagato poco.

Movimento Nazionale Liberazione Nazionale "Culo a strisce"

Oliviero Mannucci