IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

domenica 20 aprile 2014

Tasse. Le case strangolate dal fisco!

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Le case sono strangolate dal fisco ed in appena sette anni i proprietari hanno visto salire la tassazione sugli immobili dell’88%. Questo quanto emerge da un’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre secondo cui rispetto all’anno scorso, nel 2014 i proprietari di immobili dovrebbero pagare 4,6 miliardi di euro in più. Tra Imu, Tasi al 2 per mille e Tari, nel 2014 gli italiani pagheranno 32,5 miliardi. 
Su case, negozi e capannoni il carico fiscale ha ormai raggiunto un livello record. Secondo i calcoli della Cgia, il peso complessivo delle tasse, delle imposte e dei tributi rischia di superare i 53,7 miliardi di euro. Si tratta una soglia che potrebbe essere raggiunta nel caso in cui l’aliquota media della Tasi applicata sulle prime abitazioni si attesti quest’anno al 2 per mille. 
 
“Un tempo - sostengono alla Cgia - l’acquisto di una abitazione o di un altro tipo di immobile costituiva un investimento. Ora, chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari gli immobili sono sottoposti ad un peso fiscale insopportabile”. 
Se in questi ultimi sette anni il prelievo legato alla redditività degli immobili è aumentato leggerissimamente (+ 1%), quello riferito ai trasferimenti di proprietà è sceso del 23%, a seguito della fortissima crisi che il mercato immobiliare ha subito in questi ultimi anni. Solo il gettito riconducibile al possesso dell’immobile ha subito un vera e propria impennata: se ipotizziamo, e l'ipotesi è tutt'altro che remota, che nel 2014 l’aliquota media Tasi sull’abitazione principale si attesti al 2 per mille, dal 2007 ad oggi il prelievo è destinato a crescere dell’88%. 
“Tra l’Imu, la Tasi al 2 per mille e la Tari - conclude la Cgia - nel 2014 gli italiani pagheranno circa 32,5 miliardi di euro. Questo importo incide sul prelievo totale per il 60%. Tenendo conto di tutto il sistema fiscale che grava sul mattone, nel 2014 i proprietari di immobili dovrebbero pagare 4,6 miliardi in più rispetto al 2013. Una buona parte di questo aumento va attribuito all’introduzione della Tasi che appesantirà il prelievo fiscale soprattutto sui proprietari di seconde e terze case e su quelli che possiedono un immobile ad uso produttivo”. 
Per non parlare, poi, del caro bollette (luce, gas, acqua, telefono, internet, televisore), dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, del condominio, ecc, ecc! Insomma se avere una casa di proprietà è un colpa grave, possederne una seconda al mare è addirittura un incubo!
Commento di Oliviero Mannucci: Lo Stato italiano vuole i suoi cittadini poveri per forza, oramai la cosa è chiara!  Se sei un evasore cerca di convincerti a pagare le tasse, perchè, dice.... così tutti pagheranno di meno, ma di fatto le tasse aumentano continuamente e i servizi dello stato diminuiscono in quantità e qualità. Se poi paghi tutte le tasse, se riesci a risparmiare facendo mille sacrifici e ti compri una o più abitazioni con soldi sui quali hai già pagato le tasse, lo stato pretende altre tasse. Come le pensioni, uno lavora tutta una vita, paga le tasse e poi quando va in pensione scopre che pure sulla pensione lo stato esige le tasse,  le tasse sulle tasse quindi. Ma in che cazzo di paese viviamo? Come può pensare la "politica" di essere ancora credibile? Proprio loro, che quando riguarda i loro trattamenti economici se la cantano e se la suonano da soli, senza chiedere autorizzazione a quello che dovrebbe essere il vero sovrano del paese, il popolo.

mercoledì 16 aprile 2014

F-35: trasporteranno ordigni nucleari. Pinotti chiarisca

Nei giorni scorsi i ministri olandesi della Difesa Jeanine Hennis-Plasschaert e degli Esteri Frans Timmersmans, rivolgendosi ai colleghi deputati, hanno fatto sapere che non intendono dare corso alla risoluzione adottata dal Parlamento il 20 novembre scorso che chiedeva di escludere una capacità di trasporto nucleare per gli F-35. In sostanza i due ministri hanno affermato che non è possibile escludere che i cacciabombardieri americani, che l'Italia ha in programma di acquistare in 90 esemplari, possano essere utilizzati per missioni nucleari in considerazione dello stesso ruolo dei Paesi Bassi nella Nato

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Le loro preoccupazioni hanno allertato anche il MoVimento 5 Stelle, che alla luce del programma di modernizzazione avviato dal Dipartimento di Stato Usa per le sue bombe atomiche B-61, affinché queste - guarda caso - siano rese idonee proprio all'uso da parte degli F-35, ha chiesto al ministro Pinotti, tramite un'interpellanza urgente, di informare immediatamente il Parlamento sulle reali intenzioni dell'Italia in quanto alla capacità di attacco nucleare dei velivoli F-35, che dovrebbero entrare in servizio all'Aeronautica Militare.
La riposta del governo è stata lapidaria, ve la riportiamo testualmente: "In tema di capacità nucleari (degli F-35, ndr) si deve necessariamente considerare la nostra appartenenza all'Alleanza Atlantica (la Nato, ndr), cardinale essenziale della nostra sicurezza". Ciò significa che semmai un giorno dovesse scoppiare una guerra nucleare e la Nato ci chiederà di trasportare degli ordigni atomici per sganciarli su qualche Paese estero noi, semplicemente, dovremo adeguarci.
Tutto questo è inaccettabile. Vogliamo avere la certezza che i cacciabombardieri italiani non saranno adoperati per trasportare ordigni nucleari. Del resto nel nostro Paese sono già presenti diverse bombe atomiche all'idrogeno: si tratta dei B-61, armi non di nostra proprietà conservate nelle basi militari gestite dagli Stati Uniti. Si tratterebbe di una settantina di ordigni, divisi tra la base di Aviano e quella di Ghedi, vicino Brescia. E non può essere un caso che una parte dei nostri F-35 saranno assegnati proprio alla base di Ghedi, sede del 6° Stormo dell'Aeronautica militare nonché di deposito di bombe nucleari gestito dal 704th Munitions Support Squadron.
Qualche mese fa il MoVimento ha presentato anche un'interrogazione all'ex ministro Mauro per avere chiarimenti, ricevendo però risposte evasive al limite dell'assurdo. Contestiamo il fatto che l'Italia, leader nelle campagne di non proliferazione nucleare, ospiti sul suo territorio bombe di questo tipo.
L'alternativa c'è. Basta guardare in Germania. Berlino non prevede di acquistare F-35. L'aeronautica militare tedesca possiede dei Tornado, anche quelli sono aerei in grado di trasportare ordigni nucleari, eppure per il futuro il governo ha scelto di rinunciare a qualsiasi capacità di attacco nucleare, visto che nel 2024 i loro Tornado saranno ritirati dal servizio.
Difficile capire cosa succederà in Italia. Nelle scorse settimane le contraddizioni del governo sullo stop al programma hanno dimostrato quanto sia limitata la nostra sovranità militare. Prima il ministro Pinotti ha assicurato in televisione che si stava ragionando su una riduzione dei velivoli, ma appena è arrivato in Italia il presidente Barack Obama si è affrettata a confermare che il piano non è a rischio. Peraltro, il 25 marzo scorso lo stesso Dipartimento della Difesa Usa ha comunicato che l'Italia ha persino anticipato le spese per il lotto IX previste nel 2015.
Qualsiasi promessa che ci verrà fatta dal governo da qui a fine maggio, durante la campagna elettorale per le Europee, sarà quindi per noi poco vincolante. Dire che sarà dimezzato il numero degli F-35 da acquistare non basta. Se si vuole davvero cambiare linea è necessario azzerare la spesa di 10 miliardi di euro - a cui se ne aggiungono almeno altri tre - prevista nel documento programmatico pluriennale per la Difesa. Vogliono davvero ripensare il progetto? Devono cancellare i fondi a disposizione. Altrimenti nulla vieta che tra qualche anno sarà autorizzato un nuovo acquisto di velivoli.

Fonte

lunedì 14 aprile 2014

FMI: 'morite prima, se serve anche di fame'

La vita media è diventata troppo lunga, la crescente longevità rende i sistemi pensionistici sempre più costosi e questo produce un impatto negativo sui conti pubblici. L’analisi è del Fondo Monetario Internazionale(Fmi), ed è contenuta nel Global Financial Stability Report che verrà presentato integralmente la prossima settimana a Washington
 
 


In particolare colpisce “l'allarme longevità” del Fmi. Non è la prima volta che torna su questo tasto e non è certo un bel segnale. Secondo il Fmi l’impatto dell’allungamento delle aspettative di vita sull' economia e i conti pubblici degli Stati è profondo e occorre provi rimedio. “Se nel 2050 la vita media si allungasse di tre anni in più rispetto alle attese attuali (in linea con la media del passato, peraltro sottostimata) sarebbero necessarie risorse extra pari all’1-2% annuo del Pil” scrive il rapporto del Fmi.

Per le economie avanzate, questo significa per il prossimi 40 anni un costo totale aggiuntivo pari al 50% del PIL del 2010 (per le economie emergenti, invece, la stima è pari al 25% del PIL 2010). Dunque, il problema della longevità – che dovrebbe essere un indicatore positivo di una società sviluppata - secondo il Fondo Monetario deve essere maggiormente preso in considerazione dai Governi, che devono “adeguare” i loro sistemi di Welfare alzando l'età pensionabile e abbassando la consistenza delle pensioni pubbliche.

I suggerimenti del Fmi ovviamente spingono nella direzione della finanziarizzazione della previdenza e dei sistemi pensionistici, ma non solo. Tra questi c'è aumento dell’età pensionabile, preferibilmente collegandola con meccanismi automatici all’aumento delle aspettative di vita.; l'aumento dei contributi pensionistici, o riduzione dei benefit; lo stimolo a prodotti finanziari (fondi pensione, assicurazioni) che tengano a loro volta conto dell’aumento delle aspettative di vita; un buon bilanciamento del rischio determinato dall’aumento delle aspettative di vita fra settore pubblico e privato, ma questo rischio, sui mercati finanziari, va trasferito dai fondi pensione a soggetti che sono più attrezzati per gestire, appunto, i rischi finanziari cioè gli squali dei fondi di investimento.

Come si vede, il Fmi avanza un mix di soluzioni che parte dalla necessità di riformare i sistemi di Welfare e arriva a quella di promuovere il mercato finanziario che gira intorno ai trattamenti pensionistici. Per ora. Ma in una fase di profonda instabilità finanziaria – che quindi non dà garanzia di rendimenti e profitti adeguati – magari qualcuno sta pensando a “ridurre le aspettative generali di vita” e ridurre la jattura della longevità. Si dice che la crisi e la guerra servano al sistema capitalista per ridurre le capacità produttive in eccesso. Anche quando si presenta un “eccesso” di capitale umano.

 

domenica 23 marzo 2014

Barroso ammette "UE pensata apposta per essere un antidoto ai governi democratici"

Il presidente della Commissione Europea , José Manuel Barroso, è arrivato ad ammetterlo pubblicamente. Quando ho letto le sue dichiarazioni, sono rimasto per quasi 5 minuti senza parole pensando "Ma in che mani siamo finiti?"









Ecco le dichiarazioni del Presidente  della Commissione Europea, la più alta e potente carica in Europa che, purtroppo, ci rappresenta nel mondo:
"La ragione per cui abbiamo bisogno dell'Unione europea è proprio perché non è democratica. Lasciati a se stessi , i governi eletti potrebbero arrivare a fare ogni sorta di cosa semplicemente per guadagnare voti.
I governi democratici non hanno sempre ragione, se i governi democratici avessero avuto sempre ragione non avremmo la situazione che abbiamo oggi: le decisioni adottate dalle istituzioni più democratiche del mondo sono spesso molto sbagliate."
 
 
E continua: "Questa è stata, in larga misura, la logica e l'obiettivo principale per l'unificazione europea. I padri fondatori avevano attraversato la Seconda Guerra Mondiale e ne sono usciti con una visione stanca di democrazia. Così hanno deliberatamente progettato un sistema in cui il potere supremo è esercitato da commissari nominati che non hanno bisogno di preoccuparsi dell'opinione pubblica. Essi - i padri fondatori - credevano che il processo democratico a volte ha bisogno di essere guidato, temperato, vincolato."

Ora sapete che chi parla di democrazia dichiarandosi un sostenitore di questa Unione Europea, stà mentendo. In Europa non esiste nessuna democrazia, decidono 28 "super-commissari" nominati che "non devono preoccuparsi del consenso del popolo". Noi lo abbiamo sempre sostenuto, ora abbiamo avuto la conferma dai diretti interessati.
 


 
Commento di Oliviero Mannucci: La situazione è chiara, almeno per me. La banca europea è in mano a un gruppo di privati, già ricchissimi, che hanno la facoltà di stampare moneta ad un costo irrisorio, e farsela pagare a caro prezzo da tutti gli stati membri. Pensate, questi signori, dal niente, stampano carta moneta, un biglietto da 100 euro costa loro circa 30 centesimi, ma per quanto riguarda l'Italia, lo paghiamo 100 Euro più il 2.8%. Come potremo mai estinguere il debito pubblico stando in un sistema malandrino come questo?

Rapimento Moro, ex poliziotto accusa: "I Servizi in via Fani per aiutare le Br"

Nuove rivelazioni su quanto accadde il 16 marzo del 1978 a Roma, quando l'esponente della Dc fu sequestrato e gli agenti della sua scorta uccisi. "Trovai riscontri ma bloccarono l'indagine"

  - "I Servizi segreti scortavano le Br il giorno del rapimento di Aldo Moro". Enrico Rossi, ispettore di polizia in pensione, punta nuovamente i riflettori su quanto accadde il 16 marzo 1978 in via Fani, a Roma, quando l'esponente della Dc fu sequestrato. "Sul posto c'era anche una moto con a bordo due persone. Dipendevano dal colonnello del Sismi. Dovevano proteggere le Br", racconta Rossi che poi accusa: "Trovai riscontri ma bloccarono le indagini". 

 Aldo Moro


L'ispettore racconta che tutta l'inchiesta è nata da una lettera anonima inviata nell'ottobre 2009 a un quotidiano e giunta sulla sua scrivania successivamente.

Questo il testo della missiva: "Quando riceverete questa lettera, saranno trascorsi almeno sei mesi dalla mia morte come da mie disposizioni. Ho passato la vita nel rimorso di quanto ho fatto e di quanto non ho fatto e cioè raccontare la verità su certi fatti. Ora è tardi, il cancro mi sta divorando e non voglio che mio figlio sappia. La mattina del 16 marzo ero su di una moto e operavo alle dipendenze del colonnello Guglielmi, con me alla guida della moto un altro uomo proveniente come me da Torino; il nostro compito era quello di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere. Io non credo che voi giornalisti non sappiate come veramente andarono le cose ma nel caso fosse così, provate a parlare con chi guidava la moto, è possibile che voglia farlo, da allora non ci siamo più parlati, anche se ho avuto modo di incontralo ultimamente...".

La Honda blu presente in via Fani il 16 marzo del 1978 è da sempre un mistero. I capi brigatisti hanno sempre negato che a bordo ci fossero due loro uomini, ma da quella moto si spararono gli unici colpi verso un civile presente sulla scena del rapimento, l'ingegner Alessandro Marini, uno dei testimoni più citati dalla sentenza del primo processo Moro.

Marini fu interrogato alle 10.15 di quel 16 marzo. Il conducente della moto - disse - era un giovane di 20-22 anni, molto magro, con il viso lungo e le guance scavate, che a Marini ricordò "l'immagine dell'attore Edoardo De Filippo".

Rossi si mise sulle sue tracce e incontrò enormi difficoltà: "Non so bene perché ma questa inchiesta trova subito ostacoli. Chiedo subito di interrogare l'uomo che all'epoca vive in Toscana. Autorizzazione negata. Chiedo di periziare le due pistole che avevo trovato in un sopralluogo. Negato. La situazione si 'congela' e non si fa nessun altro passo, che io sappia. Capisco che è meglio che me ne vada e nell'agosto del 2012 vado in pensione a 56 anni".

Ma non è finita. "Tempo dopo, una voce amica di cui mi fido - dice l'ex poliziotto - m'informa che l'uomo su cui indagavo è morto dopo l'estate del 2012 e che le due armi sono state distrutte senza effettuare le perizie balistiche che avevo consigliato di fare. Ho aspettato mesi. I fatti sono più importanti delle persone e per questo decido di raccontare l'inchiesta incompiuta".

Rossi ricorda - sequestrò una foto - che quell'uomo aveva un viso allungato, simile a quello di De Filippo: "Sì, gli assomigliava".

 Fonte

venerdì 21 marzo 2014

Gli undici taglieggiatori: 1000 euro a persona all'anno per i prossimi 20 anni

E' in arrivo la maxi-tassa per l'Europa: mille euro all'anno per persona per vent'anni
L'ultimo mostro targato UE: il Debt Redemption Fund (Fondo di Redenzione del Debito)


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Del resto la nuova moneta da un Euro che tra pochi giorni entrerà in circolazione parla chiaro!
 

Altro che le buffonate del berluschino fiorentino! Altro che l'altra Europa dei sinistrati dalla vista corta! E' in arrivo sul binario n° 20 (anni) un trenino carico di tasse targate Europa. Ma come!? E le riduzioni dell'Irpef dell'emulo del Berluska? Roba per le urne, che le cose serie verranno subito dopo. Di cosa si tratta è presto detto. Tutti avranno notato lo strano silenzio della politica italiana sul Fiscal Compact, quasi che se lo fossero scordato, magari con la nascosta speranza di un abbuono dell'ultimo minuto, un po' come avvenne al momento dell'ingresso nell'eurozona per i famosi parametri di Maastricht.

Ma mentre i politicanti italiani fingono che le priorità siano altre, a Bruxelles c'è chi lavora alacremente per dare al Fiscal Compact una forma attuativa precisa quanto atroce. Anche in questo caso, come in quello dell'italica Spending Review, sono all'opera gli "esperti": undici tecnocrati di provata fede liberista, guidati dall'ex governatrice della banca centrale austriaca, la signora Gertrude Trumpel-Gugerell. Entro marzo, costoro dovranno presentare al presidente della Commissione UE, Barroso, le proprie proposte operative. Poi arriverà la decisione politica, presumibilmente dopo il voto degli europei che di quel che si sta preparando niente devono sapere, specie se sono cittadini degli stati dell'Europa mediterranea.

Sul lavoro di questi undici taglieggiatori erano già uscite delle indiscrezioni. Ma ora che la scadenza si avvicina i rumors si fanno più precisi. Ed anche la stampa italiana, dopo le balle a iosa sui "successi" di Renzi a Berlino, comincia a scrivere qualcosa. Ha iniziato ieri l'altro Il Foglio, con il titolo «Dare soldi, vedere cammello. L'Ue fruga nelle nostre tasche». Ha proseguito ieri il Corriere della Sera che, quasi a voler bilanciare il trionfalismo filo-governativo, ha titolato: «I nuovi vincoli e quelle illusioni sul "fiscal compact"».

E bravo, per una volta, il titolista del Corriere: sul Fiscal Compact sembra proprio che sia arrivato il momento di abbandonare le illusioni. Naturalmente, per chi ce le aveva. Che non è il nostro caso.

Ma quale sarà la proposta degli undici, una strana squadra di calcio dove l'Italia, quasi fosse estranea al problema, non è neppure rappresentata?  Stando a quanto scrivono i due giornali italiani la proposta sarà incentrata su tre punti: Debt Redemption Fund, Eurobond, Tassa per l'Europa (anche se loro, ovviamente, non la chiameranno così).

Partiamo dal nuovo Fondo che si vorrebbe istituire, Debt Redemption Fund (DRF) secondo i più, European Redemption Fund (ERF) secondo altri, ma il nome non cambia la sostanza. In questo Fondo verrebbero fatti confluire i debiti di ogni Stato che eccedono il 60% in rapporto al pil. Per l'Italia, ad oggi circa 1.100 miliardi di euro.

Oh bella! Che si sia finalmente trovato il modo di mutualizzare il debito, come sperano gli euro-entusiasti e gli euro-speranzosi di centro-sinistra-destra? A farlo credere ci sono pure gli Eurobond, che a quel punto verrebbero emessi per far fronte alla massa del debito cumulata nel nuovo Fondo. Dunque anche i tassi di interesse della quota del debito italiano andrebbero a scendere. Una vera pacchia, se non fosse per la clausola che dovrebbe garantire - in automatico - l'azzeramento del debito assorbito dal Fondo in un periodo di vent'anni.

Come funzionerebbe questa clausola? Secondo i due giornali citati, con un prelievo diretto da parte del Fondo su una quota delle entrate fiscali di ciascun stato debitore. Così, giusto per non rischiare. Leggere per credere.

Scrive ad esempio Antonio Pilati su Il Foglio: «In realtà l’idea degli esperti è a doppio taglio e la seconda lama fa molto male all’Italia: è infatti previsto che dal gettito fiscale degli stati partecipanti si attui ogni anno un prelievo automatico pari a 1/20 del debito apportato al Fondo. Nel progetto, le risorse raccolte dal fisco nazionale passano in via diretta, tagliando fuori le autorità degli stati debitori, alle casse del Fondo. Si tratta di un passaggio cruciale e drammatico tanto nella sostanza quanto – e ancora di più – nella forma». 

E così pure Riccardo Puglisi sul Corriere della Sera: «L'aspetto gravoso per l'Italia è che la commissione sta anche pensando ad un prelievo automatico annuo dalle entrate fiscali di ciascuno stato per un importo pari ad un ventesimo del debito pubblico trasferito al fondo stesso. Il rientro verso il 60 percento avverrebbe in modo meccanico, forse con un eccesso di cessione di sovranità».

«Forse con un eccesso di cessione di sovranità», impagabile Corriere! Adesso non possiamo sapere con esattezza come andrà a finire, ed è probabile che la patata bollente verrà affrontata solo dopo le elezioni europee. Ma la direzione di marcia è chiara. La linea dell'austerity non solo non è cambiata, ma ci si appresta ad un suo drammatico rilancio, del resto in perfetta coerenza con i contenuti del Fiscal Compact, noti ormai da due anni.

Per l'Italia si tratterebbe di un prelievo forzoso - in automatico, appunto - di 55 miliardi di euro all'anno per vent'anni. Cioè, per parafrase lo spaccone di Palazzo Chigi, di mille euro a persona (compresi vecchi e bambini) all'anno, per vent'anni. Per una famiglia media di tre persone, 60mila euro di tasse da versare all'Europa.
Naturalmente si può dubitare che si possa arrivare a tanto. Ma sta di fatto che questa è l'ipotesi sulla quale l'Unione Europea - quella vera, non quella immaginata a forza di Spinelli - sta lavorando. Magari questa ipotesi estrema verrà limata ed abbellita, ma il punto di partenza è questo. E sinceramente non ci sembra neppure così strano, considerata sia la natura oligarchica dell'UE, che il dominio incontrastato della Germania al suo interno.

E' la logica del sistema dell'euro e della distruzione di ogni sovranità degli stati che in questo sistema sono destinati a soccombere. Tra questi il più importante è l'Italia. E forse sarà proprio nel nostro paese che si svolgerà la battaglia decisiva.

Ma ora, per favore, che nessuno venga a dire che non si conoscono i termini del problema. Il sistema dell'euro, tanto antidemocratico quanto antipopolare, procede imperterrito per la sua strada. Le classi popolari hanno davanti 20 anni (venti) di stenti, miseria e disoccupazione. O ci si batte per il recupero della sovranità nazionale, inclusa quella monetaria, o sarà inutile - peggio, ipocrita - venire a lamentarsi della catastrofe sociale che ci attende.

Lo diciamo ormai da anni, ma il poco encomiabile lavoro degli undici esperti (vedi la scheda in fondo all'articolo per capire chi sono davvero questi taglieggiatori), ha almeno il merito di togliere ogni ragionevole dubbio. Gli eurocrati non si fidano proprio dei singoli stati, dunque basta con i vincoli da rispettare e/o sanzionare. Meglio, molto meglio, mettere direttamente le mani nel gettito fiscale di ogni stato da "redimere". Questa è la novità. Ed è una novità che si commenta da sola.


PS - Che ieri, in questo quadro, il presidente del consiglio abbia definito anacronistico il parametro del 3% nel rapporto debito/pil può solo far sorridere. Anacronistico? Probabilmente sì, ma per l'UE esattamente nel senso opposto a quel che Renzi vorrebbe. Per lorsignori il vincolo del 3% è acqua fresca, ben presto il Fiscal Compact esigerà vincoli ben più stringenti: questa volta non semplici percentuali, sulle quali magari discutere, bensì denaro sonante attinto direttamente con una ben definita Tassa per l'Europa.

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SCHEDA

Chi sono gli undici taglieggiatori:

Gertrude Tumpel-Gugerell - Ex banchiera centrale austriaca, famosa per le operazioni speculative che misero in difficoltà la banca, è ora nel CdA di Commerzbank.

Agnés Bénassy-Quéré - Economista e docente presso diverse università francesi, ha lavorato al ministero delle finanze di Parigi.

Vitor Bento - Ex banchiere centrale del Portogallo, vicino al Partito Socialdemocratico di quel paese (centrodestra).

Graham Bishop - Consulente finanziario di altissimo livello, ultraliberista della prima ora, è stato membro influente della commissione che, negli anni '90, preparò il passaggio all'euro.

Claudia Buch - Tedesca su posizioni liberiste. Esperta di mercati finanziari.

Leonardus Lex Hoogduin - Economista olandese, è stato advisor della Banca dei Regolamenti Internazionali.

Jan Mazak - Giudice slovacco. E' stato avvocato generale presso la Corte europea di giustizia di Lussemburgo.

Belén Romana
- Ex direttore del Tesoro spagnolo, attualmente amministratore delegato della Sareb, la "bad bank" cui sono stati conferiti gli asset tossici del settore immobiliare iberico.

Ingrida Simonyte
- Ex ministro delle finanze della Lituania

Vesa Vihriala - Membro dell'Associazione degli industriali finlandesi (poteva mancare la Finlandia?), ex advisor di Olli Rehn.

Beatrice Weder di Mauro
- Questa economista, che ha lavorato in passato per il Fondo Monetario Internazionale, è oggi nel board della ThyssenKrupp ed in quello di Hoffman-La Roche.

Leonardo Mazzei

Fonte

sabato 8 marzo 2014

La Commissione Europea mette l’ultimo chiodo nella Bara per l’Italia. La ricetta e’ quella Greca: riduzione Salari, piu’ Disoccupazione, Patrimoniale e Privatizzazioni

QUI trovate il report: La Commissione Europea conclude gli esami approfonditi sugli squilibri macroeconomici e valuta i progressi nel risanamento di bilancio
Vi faccio notare, testualmente alcuni passaggi.
La Commissione ritiene che 14 Stati membri presentino squilibri: Belgio, Bulgaria, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Nel caso di Croazia, Italia e Slovenia, tali squilibri sono considerati eccessivi.
Notate, con estrema attenzione, che dalla Lista dei Paesi  la SPAGNA ha squilibri non eccessivi, mentre e’ presente l’ITALIA. In pratica per la Commissione Europea, “Squilibri” significano “Produttivita’ e Competitivita’ nel settore privato”, ergo CLUP (Costo del Lavoro per Unita’ di Prodotto). Infatti, la Grecia e la Spagna hanno ridotto il CLUP aumentando a dismisura i disoccupati e riducendo i salari , e quindi hanno “fatto i compiti a casa“, e non l’Italia. Lo squilibrio, per la Commissione Europea, non e’ nell’aver aumentato il Debito Pubblico a Dismisura o nell’avere la Disoccupazione maggiore a livello mondiale (26% nei 2 paesi citati), ma sta, appunto, nel ridurre il CLUP.
Altro passaggio dedicato all’Italia, da leggere parola per parola:
L’Italia deve contrastare un debito pubblico molto elevato e una competitività esterna debole. Entrambi gli aspetti sono ascrivibili in ultima analisi al protrarsi di una crescita deludente della produttività e richiedono un intervento urgente e risoluto per ridurre il rischio di effetti negativi per l’economia italiana e per la zona euro.
Ci dicono che abbiamo Alto Debito e bassa Competitivita’, e che ambedue le cose sono legate a bassa produttivita’, ergo va ridotto il CLUP.
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Ragioniamo ora insieme. Il Compito a casa e’ chiarissimo: L’ITALIA DEVE RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO ED IL DEBITO PUBBLICO.
Come aumentare la PRODUTTIVITA’ nel settore privato?
Come sapete l’Italia ha perso il 23% sulla Germania in CLUP. Per ridurre il CLUP, non si puo’ far affidamento su una politica di intervento sul Cambio (siamo nell’Euro), ne’ su una crescita dei consumi interna (sanno anche i sassi che sono asfittici, e fare nuova spesa contrasterebbe col richiamo all’alto debito), ne’ sulla benevolenza di un aumento impetuoso dell’export (la Germania se ne guarda bene dal fare una politica espansiva, nonostante la Commissione glielo solleciti), ne’ su una crescita della produttivita’ per investimenti (che sarebbe tra l’altro folle, in presenza di un tasso di utilizzazione degli impianti straordinariamente basso). Pertanto, l’unico modo per aumentare la produttivita’ realistico sta nel RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO.
Grecia e Spagna l’hanno fatto, triplicando i disoccupati (mandi a casa 1 occupato su 5, e voila’…. aumenta la produttivita’ e si riduce il CLUP). Altro modo e’ ridurre i Salari (cosa avvenuta, specialmente in Grecia). Altro modo e’ ridurre il Cuneo Fiscale finanziandolo con tagli di spesa pubblica, ma un taglio del cuneo di 10 miliardi integralmente a vantaggio delle aziende (es. IRAP) ridurrebbe il CLUP appena dell’1,5%, cifra lontana anni luce dal 23% perso con la Germania.
Traduciamo. L’Italia deve ridurre la forza lavoro (e quindi aumentare la disoccupazione), attraverso una Riforma del Mercato del Lavoro che agevoli il licenziamento. Cio’ ridurrebbe la Forza Lavoro, ma anche i Salari. Il tutto da fare in simultanea con una riduzione del Cuneo Fiscale a vantaggio delle Imprese. Il Film s’e’ gia’ visto in Grecia ed in Spagna, coi noti risultati (esplosione Debito Pubblico, esplosione Disoccupazione) e la Commissione Europea, sara’ contenta (noi un po’ meno).
Per cui Renzi, se svolgera’ bene il compitino datogli, nella Job Act ci proporra’ esattamente questo.

Passiamo alla seconda parte del Compitino: va ridotto o contenuto il Debito Pubblico, come fare?
In presenza delle misure di cui sopra (che tra l’altro hanno un costo e riducono gli introiti per lo stato), il Denominatore del Debito Pubblico, il PIL, non sara’ particolarmente arzillo, ed il Numeratore, il Debito Assoluto, non potra’ che aumentare per inerzia.
Dunque, nel mondo reale, fintanto che la riforma sul Lavoro non da’ frutti (e qui si parla di 3-5 anni) come fare a Contenere o ridurre il Debito in rapporto al PIL?
L’unico modo possibile per ridurre o contenere l’aumento del Debito e’ attraverso Misure straordinarie, quali una Patrimoniale, oppure Privatizzazioni massive.
Per cui Renzi, se svolgera’ bene il compitino datogli, ci proporra’ esattamente questo.

Preparatevi. Il FILM l’abbiamo gia’ visto in Grecia. A meno di un improbabile boom economico mondiale, o break up dell’Euro, il destino e’ quello sopra descritto. Non si scappa.

GPG

Fonte

lunedì 3 marzo 2014

TRASFORMARE I LAVORATORI ITALIANI IN CINESI: STIPENDI DA FAME E NESSUN DIRITTO (E' LA ''RIFORMA DEL LAVORO'' DI RENZI)

TRASFORMARE I LAVORATORI ITALIANI IN CINESI: STIPENDI DA FAME E NESSUN DIRITTO (E' LA ''RIFORMA DEL LAVORO'' DI RENZI)

Ora la lista la conosciamo si può fare qualche previsione. Il primo 50% dei ministeri è “senza portafoglio”, così come il restante 50%. Il portafoglio ce l’ha solo chi comanda, ovvero Piercarlo “il dolore è efficace” Padoan, che non ha neanche giurato subito assieme agli altri ministri. È rimasto in Australia, dove stava lavorando al G20 per l’Ocse, caso mai qualcuno non avesse chiaro quali siano le priorità. Giurerà più tardi con comodo, quando deciderà lui. Comunque tutto questo è coreografia, quello che conta è che Padoan è lì per fare quello che lui sa che deve esser fatto, come dicono anche Rehn e Visco (e Draghi). Cosa accadrà ora? La pressione fiscale probabilmente è arrivata al limite, non si può spremere oltre. Certamente c’è da mettere in conto che preparino una qualche forma di patrimoniale, ma il bersaglio grosso ora dovrebbe essere la legislazione del lavoro.
Questo è un punto fondamentale, perchè disarticolare completamente i brandelli di diritto del lavoro residui realizzerà uno scenario che anche nel caso di evoluzioni future ora imprevedibili renderà disponibili per molti anni grossi volumi di mano d’opera a buon mercato utilizzabile quasi senza vincoli, con dei costi molto più convenienti anche rispetto alla schiavitù, come spiegava qui “Gz” qualche giorno fa. C’è da aspettarsi qualcosa di simile a un blitz, un po’ come hanno fatto per l’operazione BdI.
Renzi non ha nemici interni e ha le spalle coperte dalla cosca finanziaria internazionale e dai media (ogni giorno intervistano Davide Serra su quotidiani o radio, stamattina su Radio1 alle 7.30, ad esempio). Non appena si è ripreso dal brutto quarto d’ora che ha passato, lo stesso Bersani ha rilasciato un’intervista in cui raccomanda a tutti di votare la fiducia al governo, per sgombrare il campo da equivoci. Sa che mettersi di traverso è pericoloso, vedendo come “loro” hanno condotto la “guerra dei sei giorni”: hanno fatto a pezzi Letta e messo in un angolo Napolitano (che sembrava un semidio fino a un mese fa) senza il minimo tentennamento.
L’“operazione Friedman” ha come obiettivo dichiarato quello di obbligare l’Italia a “fare le riforme”, e in Italia si appoggia a grossi pezzi di Confindustria che lavorano per l’export e hanno necessità di poter pagare salari da Cina in modo finalmente legale qui in Italia.
Questo distruggerà ancora di più il mercato interno ma è un problema nostro, non loro. Nel proteggere l’operazione hanno un ruolo chiave i militanti Pd. Quelli rimasti, ormai, sono dei fedelissimi che difendono il Verbo delle riforme strutturali fino alla morte, e come Gondrano lavorano sodo per difendere il progetto, contro ogni evidenza di devastazione in corso in Europa e in Italia. Questo non è uno scherzo ma è un sistema ottimamente organizzato che eredita il modello leninista, presidia il territorio con centinaia di sedi in tutta Italia e si mobilita come un piccolo esercito che si muove compatto ed efficace quando necessario.
Fingono malessere e scrupoli di coscienza, ogni tanto, ma poi rientrano nei ranghi, e silenzio. Qui è il grande succcesso del principio per cui “il partito epurandosi si rafforza”: quanto minore è la partecipazione complessiva al voto, tanto più aumenta il peso relativo e l’efficacia, sullo scenario, di questa minoranza organizzata. Per chi vuole contrastare il progetto totalitario dell’Eurozona c’è molto da imparare di fronte alla disciplina marziale con cui si muovono i pretoriani eurofili; il punto principale è che nel momento cruciale non si scannano tra loro, ma si chiudono come una falange. Non è politica nè economia: è strategia militare.

Articolo scritto da Daniele Basciu per  “EconoMmt”.

GOVERNO RENZI: AUTOVELOX INVISIBILI, AUMENTO TASI E STANGATA CARBURANTI

Niente di nuovo col Governo Renzi, le solite tasse che toccano la gente che lavora e suda sangue per questo paese:
1) Aumento del prezzo dei carburanti di 0,24 al litro a partire dal primo marzo 2014. Soldi che serviranno alla gestione delle oltre 630mila auto blu presenti in Italia.
2) La possibilità per i comuni di aumentare la Tasi (tributo sui servizi indivisibili), la nuova imposta sulla casa, di un ulteriore 0,8 per mille, rispetto al tetto del 2,5 per mille fissato in precedenza. Denaro che sarà investito per ripianare i debiti accumulati dalle scellerate gestioni amministrative di Roma da parte di Rutelli, Veltroni ed Alemanno.
3)  L'impianto sulla rete stradale ed autostradale di oltre 30mila autovelox "invisibili".
Un modello particolare, praticamente invisibile, camuffato nella struttura dei guardrail e difficile da individuare anche a velocità ben al di sotto di quelle imposte dal Codice Stradale.
Entro luglio 2014 questi nuovi dispositivi saranno installati ovunque in Italia e sono apparecchiature gestite dalle autorità, quindi  perfettamente legali ed allineate con la normativa vigente.
In alcune zone del Settentrione l'efficace dispositivo è in funzione da circa due anni, e proprio grazie alla sua quasi invisibilità il numero delle infrazioni rilevate è aumentato notevolmente.
 
 
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