IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

giovedì 8 agosto 2019

I “tassisti-squali” di Ciampino: vero incubo del turista medio

Se siete turisti e atterrate a Ciampino trovate gli squali. Avete alte possibilità di essere raggirati da un gruppo di tassisti che presidiano l’aeroporto.

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  Racconta un tassista onesto che conosce bene il problema e che come tanti suoi colleghi preferisce non andare mai al posteggio dell’aeroporto low cost: «Finché ci sono i controlli, bene o male, la situazione tiene; ma di sera o quando quelli della “squadra vetture” dei vigili hanno un cambio turno succede di tutto». Gli squali di Ciampino spesso rifiutano i passeggeri romani troppo informati sulla reale tariffa fissa (dall’aeroporto verso le Mura Aureliane 30 euro). E al turista meno smaliziato chiedono 30 euro a persona, che in alcuni casi, se il tassista usa un mini-van, viene indebitamente moltiplicato per 8, vale a dire per il numero di passeggeri. In passato alcuni degli squali sono stati sanzionati, ma le 2.000 euro di multa sono una goccia rispetto ad incassi gonfiati grazie ai raggiri. Soluzione? «Secondo me - spiega il tassista onesto - bisognerebbe rivedere la tariffa fissa, ma anche introdurre nuovi sistemi, consentendo ad esempio corse con più clienti, magari raggruppando passeggeri con destinazioni differenti, sempre in centro. Bisogna togliere il terreno sotto i piedi agli squali di Ciampino».

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Commento di Oliviero Mannucci: i tassisti, sono sempre sul piede di guerra quando si tratta di far rispettare i loro diritti, ma qui a Firenze, dove sono io, sono i peggiori frequentatori della strada che si possano trovare. Questa mattina stavo camminando su UN MARCIAPIEDE in una via stretta di Firenze, e sapete cosa è successo? Da dietro a me è sopraggiunto un taxi che senza troppi problemi e salito sul marciapiede proprio davanti a me ostruendomi il passaggio perché a suo dire doveva far passare un altra auto ( che era un altro taxi) e quindi io non dovevo protestare come ho fatto. Caro tassista del mio cazzo, prima si rispetta chi sta camminando sul marciapiede, poi eventualmente, una volta passato il pedone, se non arriva nessun altro a piedi si può salire un attimo su marciapiede, far passare l'auto che è dietro e poi si ritorna in strada e non si rimane a stazionare su marciapiede impedendo di fatto il passaggio ad altri pedoni che stanno arrivando. Io vi avviso, ho nel mio zaino, un bel martelletto, la prossima volta se provate a fare i prepotenti, dovrete ricorrere a CAR GLASS, non ci sono giustificazioni a questo comportamento da coglioni, CHIARO!!!! .
Ci siamo capiti imbecilli patentati non si sa da chi? Inoltre molti di voi fregano i turisti, siete proprio una razza scellerata, VIVA UBER!

giovedì 1 agosto 2019

Caso moto d'acqua, Salvini insulta il videomaker di Repubblica Lo Muzio: "Vada a riprendere i bambini in spiaggia, visto che le piace tanto"

Il vicepremier contro il giornalista autore del filmato pubblicato due giorni fa. In conferenza stampa a Milano Marittima interrompe le sue domande: "Andiamo insieme in pedalò, visto che sei maggiorenne ti posso invitare". Poi l'attacco a Repubblica: "Se voglio ridere leggo il vostro giornale"

 Caso moto d'acqua, Salvini insulta il videomaker di Repubblica Lo Muzio: "Vada a riprendere i bambini in spiaggia, visto che le piace tanto" 

Il video di Salvini junior sulla moto d'acqua della polizia, a Milano Marittima, proprio non va giù al ministro dell'Interno. Matteo Salvini oggi in conferenza stampa ha insultato il giornalista Valerio Lo Muzio, che ha ripreso le immagini pubblicate in esclusiva sul sito di Repubblica. Il vicepremier ha interrotto più volte il videomaker che provava a fare domande: "Lei che è specializzato - ha detto - vada a riprendere i bambini, visto che le piace tanto". "Mi sta dando del pedofilo?", è stata la replica del giornalista."I figli devono essere tenuti fuori dalla polemica politica, attaccate me, lasciate stare mio figlio", ha detto ancora Salvini. E poi con voce alterata: "Mi vergogno a nome di chi coinvolge i bambini nella polemica politica. Non parlo di figli e di bambini. Non ho altro da aggiungere".

"Sto facendo una domanda al ministro dell'Interno, voglio sapere chi mi ha minacciato. Non ritiene che vada chiarito?", ha detto Lo Muzio parlando degli uomini della sicurezza che l'hanno allontanato due giorni fa mentre riprendeva con la telecamera.

Ma Salvini ha continuato a non rispondere. E ha concluso:  "Andiamo insieme in pedalò, visto che sei maggiorenne ti posso invitare".


La questura di Ravenna ha avviato accertamenti sugli agenti coinvolti. Due gli aspetti da valutare: la legittimità della "passeggiata" di Salvini junior a bordo della moto d'acqua della polizia e il comportamento degli agenti nei confronti del giornalista: "O l'abbassi o te la levamo", la frase rivolta al videomaker a proposito della telecamera. "Adesso sappiamo dove abiti", un'altra frase detta dagli uomini della sicurezza a Lo Muzio due giorni fa.

Ma Salvini oggi in conferenza stampa non ha voluto neppure rispondere al giornalista di Repubblica Carmelo Lopapa che gli poneva domande su Gianluca Savoini e sul caso Moscopoli. Ed ha attaccato il giornale: "Repubblica è un giornale che mi diverte un sacco. Se voglio ridere leggo il vostro giornale".


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Commento di Oliviero Mannucci: Ministro Salvini, ma non sarebbe stato meglio chiedere scusa a tutto il popolo italiano?! Non avrebbe fatto più bella figura?! Questi sono i fatti che mi dicono che faccio bene a non votare più per nessuno, perché voi politici avete perso il senso della misura. Quando avete quella poltrona sotto il sedere credete di essere onnipotenti e dimenticate il rispetto per i vostri datori di lavoro e sovrani, il popolo italiano. Se io mi fossi trovato su quella spiaggia con una telecamera avrei fatto la stessa cosa del giornalista che l'ha filmata, e sa perché? Se io non pago...che dire, l'assicurazione della mia automobile, perché in difficoltà economiche, non mi vengono a chiedere : Come mai? Me la sequestrano e basta! Se la legge è uguale per tutti, chi sbaglia paga, ed è giusto che paghi, a maggior ragione chi come lei dovrebbe dare l'esempio e che oltre ad aver sbagliato alla grande, cerca di usare con arroganza il proprio potere per far minacciare chi ha semplicemente compiuto un dovere civico. Bell'esempio che ha dato a suo figlio!

giovedì 4 luglio 2019

L’Enel gli chiede 45 mila euro: vince la causa dopo 10 anni

Dopo la sostituzione del contatore guasto nel 2009, l’ente di gestione del servizio elettrico gli aveva chiesto il pagamento di consumi arretrati. Per questo a Pietro Grippi, l’Enel che oggi prende il nome di Servizio elettrico nazionale, avvio una procedura per il pagamento di 45 mila euro a titolo di risarcimento.
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Dopo 10 anni però sembra essere finito l’incubo dell’uomo che è riuscito a dimostrare l’infondatezza della richiesta, riuscendo ad ottenere la revoca del decreto ingiuntivo. Il gestore è anche stato condannato al pagamento di 4.300 euro.
Il giudice onorario della terza sezione civile del Tribunale, Francesca Taormina, ha accolto le tesi dell’avvocato Giuseppe Geraci secondi cui i consumi sarebbero sì avvenuti quando il panificio di via Amedeo d’Aosta, a Settecannoli, era sotto sequestro per altre vicende e in parte inattivo ma il modo di procedere dell’allora Enel fu discutibile. Il gestore sostituì il contatore guasto, con una percentuale di errore dell’80 per cento sui consumi effettivi, senza dare la possibilità all’utente di difendersi rispetto all’ipotesi avanzata. Il modo di procedere venne  contestato anche dall’amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale.
Determinante per la decisione del giudice è stata anche la perizia del consulente tecnico nominato dallo stesso tribunale. L’Enel, in sostanza, avrebbe dovuto seguire la regolare prassi per accertare la situazione del contatore. “Incombe al gestore dimostrare la corrispondenza tra il dato fornito dal contatore e il dato trascritto nella fattura”, si legge nella sentenza. La valutazione, inoltre, sarebbe dovuta essere dettagliata e doveva essere resa nota al cliente prima di operare la sostituzione del contatore. Cosa che è necessario fare, secondo quanto disposto dall’Authority per l’energia, informando in maniera dettagliata il cliente, perché possa effettuare le sue considerazioni.

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Scandalo a Reggio Emilia, “lavaggi del cervello” per affidamenti illeciti

Tra i 18 arrestati, anche il Sindaco del Pd di Bibbiano Andrea Carletti


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Diciotto persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino sono stati stati raggiunti da misure cautelari dai carabinieri di Reggio Emilia.

Al centro dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, la rete di servizi sociali della Val D’Enza, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini da famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. Gli indagati sono decine e quello ricostruito dagli investigatori è un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro. Tra le contestazioni emergono ‘lavaggi del cervello’ ai minori in sedute di psicoterapia, anche con impulsi elettrici per “alterare lo stato della memoria”. Tra i reati contestati frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.
( ANSA)


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giovedì 11 aprile 2019

Stefano Cucchi, il testimone imputato parla in aula: “Schiaffi, spinte e calci in faccia. Così i miei colleghi lo picchiarono”

 Il vicebrigadiere dei carabinieri Francesco Tedesco, super teste e imputato per omicidio preterintenzionale, depone in aula e conferma le accuse ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro nel processo-bis sulla morte del geometra romano. 


La ricostruzione minuto per minuto di quanto accaduto - secondo la sua versione - nella notte dell'arresto: "Dissi: 'Basta, che cazzo fate'". E sui giorni seguenti: "Ero solo e terrorizzato. Il maresciallo Mandolini mi minacciò e mi disse di seguire la linea dell'Arma'". Le scuse alla famiglia e agli agenti della penitenziaria: "Nove anni di silenzio sono stati un muro insormontabile". La sorella Ilaria: "Finalmente la verità dopo 10 anni di menzogne e depistaggi". Di Maio: "Deposizione sconvolgente"

 Stefano Cucchi, il testimone imputato parla in aula: “Schiaffi, spinte e calci in faccia. Così i miei colleghi lo picchiarono”

Iniziò tutto al fotosegnalamento perché Stefano Cucchi “si rifiutava di prendere le impronte”. La notte del 15 ottobre 2009, quella del presunto pestaggio del geometra romano, poi deceduto una settimana più tardi all’ospedale Pertini, partì così secondo la versione fornita in aula da Francesco Tedesco, il carabiniere imputato nel processo-bis insieme ai colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Un “battibecco”, lo chiama nel suo atto d’accusa davanti alla Corte d’Assise di Roma dopo aver chiesto scusa per i nove anni di silenzi alla famiglia Cucchi e agli agenti di polizia penitenziaria finiti sotto accusa nel primo processo. Ma il litigio non finisce lì: “prosegue” fuori dalla stanza e si trasforma in altro. Un vero e proprio pestaggio, secondo la versione del carabiniere brindisino che ha rotto il silenzio: uno schiaffo violento in pieno volto, un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano e ancora una spinta con “con violenza” che provocò “una caduta in terra sul bacino“. Così Cucchi “sbattè anche la testa” e poco dopo “D’Alessandro gli diede un violento calcio all’altezza del volto”. “Una deposizione sconvolgente“, la definisce il vicepremier Luigi Di Maio.
Il racconto in aula dieci anni dopo
A quasi dieci anni dalla morte di Cucchi, Tedesco racconta tutto d’un fiato in aula la sua versione della notte in cui il 31enne venne fermato e portato nella caserma Casilina. “Non era facile denunciare i miei colleghi – ha spiegato il vicebrigadiere – Il primo a cui ho raccontato quanto è successo è stato il mio avvocato. In dieci anni della mia vita non lo avevo ancora raccontato a nessuno”. Anche a causa di un clima che in quei giorni, all’interno delle caserme, lo aveva “terrorizzato”. Perché almeno un suo superiore sapeva, Roberto Mandolini, lo “minacciò esplicitamente” e gli disse “di seguire la linea dell’Arma”. Non un consiglio, ma qualcosa di percepito come una “violenza”, una sorta di ordine che – se non rispettato – avrebbe potuto portare al suo allontanamento dai carabinieri.


“Così lo pestarono, chiedo scusa alla famiglia”

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Stefano Cucchi. Risultato del pestaggio subito dai Carabinieri.


Ha raccontato tutto dopo essersi accomodato in aula e aver chiesto scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria imputati nel primo processo: “Per me questi 9 anni di silenzio sono stati un muro insormontabile”, ha detto aprendo la sua deposizione. Quindi il pestaggio, quasi in presa diretta, tutto d’un fiato: “Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte: siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Alessio Di Bernardo è proseguito. Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto”, racconta entrando nei particolari. È l’inizio delle violenze, che proseguono: “Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Nel frattempo io mi ero alzato e avevo detto: ‘Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete'”, racconta Tedesco. Ma la sua reazione non ferma i colleghi: “Di Bernardo proseguì nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino, poi sbattè anche la testa. Io sentii un rumore della testa che batteva. Poi D’Alessandro gli diede un violento calcio all’altezza del volto”.

 “Mandolini sapeva, il verbale era già pronto”
Tedesco – che risponde anche di falso nella compilazione del verbale di arresto e calunnia insieme al maresciallo Mandolini, all’epoca dei fatti a capo della stazione Appia – ha poi puntato il dito proprio contro il maresciallo. Secondo la sua ricostruzione, “Mandolini sapeva fin dall’inizio” quanto accaduto perché era stata la prima persona con la quale il vicebrigadiere e D’Alessandro e Di Bernardo avevano parlato. La sera stessa dell’arresto di Cucchi, dopo il pestaggio, i tre portarono il geometra presso la stazione Appia dove i colleghi sotto accusa parlarono con Mandolini di quanto era successo. “Arrivò anche Vincenzo Nicolardi (imputato anche lui con l’accusa di calunia, ndr) – aggiunge Tedesco – che parlò, solo, con Mandolini”. Quando “arrivammo alla caserma Appia in ufficio il verbale era già pronto e il maresciallo Mandolini mi disse di firmarlo” mentre “Cucchi non volle firmare i verbali”, ha spiegato il carabiniere.

 “Mi disse di seguire la linea e mi minacciò esplicitamente”
“Mentre stavamo in auto per rientrare alla caserma Appia – ha aggiunto – Cucchi era silenzioso, si era messo il cappuccio e non diceva una parola, chiedeva il Rivotril”, farmaco usato per l’epilessia. Il carabiniere brindisino si è addentrato quindi nel clima di quei giorni, al centro dell’inchiesta sul depistaggio appena chiusa e che coinvolge 8 carabinieri, tra cui due ufficiali: “In quel periodo tutto passava da Mandolini per la vicenda Cucchi. Lo fermai un giorno chiedendogli cosa avremmo dovuto fare nel caso ci avessero chiesto qualcosa, ma lui mi rispose ‘Tu non ti preoccupare, devi dire che stava bene. Tu devi seguire la linea dell’arma se vuoi continuare a fare il carabiniere'”. Quelle parole, ha chiarito, venne percepite “come una minaccia abbastanza seria”. Non solo perché, aggiunge Tedesco, “la prima delle due volte che sono stato sentito dal pm, poi, venni accompagnato da Mandolini il quale non mi minacciò esplicitamente, ma mi disse sempre di stare tranquillo e di dire che Cucchi stava bene. Io, però, non mi sentivo affatto tranquillo”.


“Ero terrorizzato, solo contro un muro”
E ha quindi spiegato che in quei giorni “dire che ebbi paura è poco”. Si è definito “letteralmente terrorizzato”: “Ero solo contro una sorta di muro. Sono andato nel panico quando mi sono reso conto che era stata fatta sparire la mia annotazione di servizio, un fatto che avevo denunciato”, ha detto davanti alla Corte. “Ero solo, come se non ci fosse nulla da fare. In quei giorni io assistetti a una serie di chiamate di alcuni superiori, non so chi fossero, che parlavano con Mandolini – ha aggiunto – C’era agitazione. Poi mi trattavano come se non esistessi. Questa cosa l’ho vissuta come una violenza”.

“Quando ha parlato Casamassima non mi sono più sentito solo”
Negli scorsi mesi il pm Giovanni Musarò aveva svelato che Tedesco, nell’estate 2018, era stato ascoltato più volte dopo aver rivelato a nove anni di distanza che il geometra 31enne venne “pestato” da due suoi colleghi. Oggi Tedesco ha confermato in aula quanto ricostruito davanti ai magistrati della procura di Roma nel corso degli interrogatori.  “Io ho avuto paura perché, quando il 29 ottobre 2009 sono stato costretto a non parlare, mi sentivo in una morsa dalla quale non potevo uscire. Ho capito che il muro cominciava a sgretolarsi quando Casamassima (Riccardo, uno dei militari che ha fatto riaprire l’inchiesta) ha cominciato a parlare e non mi sono sentito più solo come prima”, ha detto in aula durante l’interrogatorio rispondendo al pm che gli chiedeva perché non avesse rotto prima il silenzio. “La lettura del capo di imputazione contro di me ha inciso sulla mia decisione di parlare”, ha aggiunto perché il pestaggio descritto “corrispondeva a ciò che avevo visto” e quando “ho letto che il pestaggio e la caduta avevano determinato la morte di Cucchi ho riflettuto e non sono riuscito più a tenere dentro questo peso”.

Ilaria Cucchi: “Finalmente la verità dopo 10 anni di menzogne”
Per Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, con la deposizione di Tedesco “dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest’aula è entrata la verità raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno”. Per quanto riguarda le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri, in una lettera invitata alla famiglia nelle scorse settimane “ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità”. La sorella del geometra romano prosegue: “A differenza di quello che qualcuno dei difensori ogni udienza dà ad intendere, chi rappresenta l’Arma non sono i difensori degli imputati ma è il loro comandante generale, che ora si è schierato ufficialmente dalla parte della verità”, ha aggiunto. “Sentivo il carabiniere Tedesco descrivere come è stato ucciso mio fratello – ha concluso Ilaria – e il mio sguardo cercava quello dei miei genitori che ascoltavano raccontare come è stato ucciso il loro figlio. È stato devastante, ma a questo punto quanto accaduto a Stefano non si potrà mai più negare”.

Di Maio: “Rispetto per la famiglia Cucchi e per il comandante Nistri”
La deposizione di Tedesco”è sconvolgente e restituisce dignità a una famiglia che chiede giustizia da anni”, commenta con un lungo post su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. Il capo politico del M5s sottolinea la necessità di “rispetto” innanzitutto per la famiglia Cucchi, “per la loro sofferenza, per la loro legittima ricerca della verità“. “E in questo senso – continua Di Maio – mando un abbraccio a Ilaria e ai suoi cari, esprimendo loro la mia vicinanza per tutte le difficoltà trascorse, per le minacce ricevute, per i momenti di dolore e di abbandono che però non li hanno mai fermati“. Il vicepremier parla di “rispetto” anche per “l’Arma dei Carabinieri, per ciò che rappresenta, per il lavoro che svolge ogni giorno a tutela della nostra sicurezza” e loda la lettera scritta dal Comandante Giovanni Nistri che ha ipotizzato di chiedere alla Presidenza del Consiglio l’autorizzazione a costituire l’Arma parte civile nel processo. “Rappresenta a mio avviso una condotta esemplare da parte di un vero uomo delle istituzioni, che non ha mai cercato consensi, né notorietà”, scrive Di Maio. “Chi si macchiò, direttamente e indirettamente, del decesso di Stefano pagherà“, continua il post, ma “non si faccia di tutta l’erba un fascio“. “Siamo tutti dalla stessa parte. Dalla parte della verità!”, conclude il vicepremier.

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Commento di Oliviero Mannucci: Ci possono essere scuse per un comportamento così barbaro e malvagio, io credo di no! Vergogna!!!!!

sabato 6 aprile 2019

MEZZI PUBBLICI, NO MEZZO PRIVATO? AHIAIHAI!

Cari lettori, io durante l'anno mi avvalgo come molti dei mezzi pubblici, ci sono spot alla radio, alla televisione, sui giornali, che invitano ad usare il mezzo pubblico e non quello privato per i propri spostamenti e io lo faccio, ma c'è un piccolo problema.... SPESSO I MEZZI PUBBLICI NON SONO AFFIDABILI!!!!!!!!

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 Questo perché gestiti da persone totalmente irresponsabili e non competenti, che con tutto il rispetto per chi pulisce i cessi, dovrebbero andare a fare questo mestiere invece che i manager. Durante l'anno io utilizzo sia i mezzi ATAF che quelli di BUSITALIA e i treni. I treni, spesso sono sporchi, sovraffolati e in ritardo. L'ATAF idem, e BUSITALIA  fa proprio cagare, più di tutti. Saltano le corse, non rispettano gli orari e sono molto arroganti.

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 Se il bus non passa, o arriva in ritardo, e perdo ore di lavoro e chiedo il giusto rimborso, non solo del biglietto o uno sconto dell'abbonamento successivo per il danno arrecatomi e anche del mancato guadagno, BUSITALIA si eclissa, fa orecchie da mercante, e se parli con un ispettore di questo problema, ti dicono con arroganza - Vuole il rimborso, dovrà mettere un avvocato -  Quindi ti costringono ad adottare il famoso detto della Bibbia - Occhio per occhio, dente per dente -  cioè non pagare più niente, ne biglietti ne abbonamenti, per avere una sorta di rimborso preventivo coatto, perché tanto è sicuro che durante l'anno si verificheranno una serie di disguidi che se viaggi tutti i giorni con i mezzi pubblici, cominciano a pesare sul proprio bilancio per qualche migliaio di euro. Perchè se io non mi presento a lavoro in tempo, mi detraggono ogni ora di lavoro persa, senza contare il cazziatone del dirigente, che se gli spieghi che il ritardo è dovuto ai mezzi pubblici, pensa alla solita scusa per scaricare la responsabilità sugli altri.
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 Ho provato per anni a segnalare gli innumerevoli disguidi alla REGIONE TOSCANA, ma non fanno un cazzo anche loro, fanno finta di farsi carico della cosa, ma poi se ne fregano altamente. Morale della favola, fate come me, affrontate i controllori tranquillamente, fatevi fare la multa, e poi non pagate niente. Così saranno loro a dover mettere l'avvocato! Io oramai faccio così da tempo, e vi garantisco che funziona. Alla fine dell'anno, se non altro pareggio le perdite che avrei dovuto subire, con il risparmio su biglietti e abbonamenti. Questo lo dico, dopo più di trent'anni in cui ho sempre pagato tutto sino all'ultima lira e centesimo. In Italia, purtroppo, se si vuole essere rispettati BISOGNA FARE COSI'. Altrimenti lo prendi sempre nel culo!

P.S. Qualche anno fa, quella che fu la SITA, ora BUSITALIA, truffava i viaggiatori facendo pagare il biglietto Poggibonsi  Via Cassia, lo stesso prezzo del Poggibonsi Via superstrada. Fino a quando un giorno chiamai i Carabinieri. Il dirigente dell'autostazione di Firenze, non voleva sentire ragioni, nonostante che le tariffe stampate da loro, indicavano chiaramente che il biglietto Via Cassia aveva un importo inferiore  da quello loro ingiustamente richiesto e mi disse: Lei non è intelligente, lei non capisce niente. Salvo poi all'arrivo dei Carabinieri ammettere la propria colpa. E io mi tolsi una grande soddisfazione, soprattutto quando i Carabinieri mi ringraziarono dicendomi: Lei è meglio del Gabibbo!

sabato 30 marzo 2019

Ciampino: "Pasquino" se la prende con i parcheggi a pagamento e con i politici "ladri"

CIAMPINO (attualità) - Un cartello affisso su un parcometro di via Mura di Francesi


"Pasquino" in versione ciampinese colpisce - quasi in via del tutto inedita - e s scaglia contro "i politici locali che hanno rubato 48 milioni" di euro e contro l'aumento che delle tariffe per la sosta a pagamento.
Il cartello, affisso proprio su uno dei parcometri di via Mura dei Francesi nei giorni scorsi e pubblicato sul gruppo Facebook "Ciampino e dintorni, informazione e cronaca", si conclude con un perentorio "Vi saluto ladroni".

 pasquino ciampino ilmamilio

















A parte il folklore del cartello scritto a mano su un cartone ed affisso alla macchinetta del parcheggio, è evidente che l'aumento delle tariffe di cui si discute da mesi e che rappresenta un'azione di tentativo di rimpinguare le casse comunali esangui da parte della commissaria prefettizia, turbi il sonno ai cittadini.
Una cosa è certa: "Pasquino" coglie nel segno e l'impressione, a leggere la grafia, è che si tratti di una persona anziana. E particolarmente avvelenata.

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lunedì 11 marzo 2019

Attenzione ad ENEL ENERGIA ne combina di tutti i colori !

ENEL ENERGIA, SIAMO ALLA TRUFFA!

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Enel Energia continua ancora nella sua martellante campagna "porta a porta", tesa a far disdettare agli utenti i contratti di energia elettrica o/e di gas.
Ma la campagna ha sempre i contorni della pratica scorretta e sleale, perchè ai consumatori viene sempre dato ad intendere che si tratta sempre della "vecchia" Enel e perchè si promettono cifre iperboliche di presunti sconti, che poi non si riscontrano sulle bollette.
Ultimamente, però, si sta oltrepassando il limite della decenza: infatti sono decine e decine i reclami giunti presso le nostre sedi, da parte di consumatori che non hanno mai sottoscritto alcun contratto con Enel Energia, ma si sono visti recapitare le fatture. Indagando a fondo e chiedendo la copia di tali contratti, abbiamo scoperto che non erano mai stati firmati dagli utenti, ma probabilmente dagli stessi venditori. Che, è bene ricordarlo, fanno parte di strutture esterne al gruppo Enel e hanno tutto l’interesse a fare quanti più contratti possibili e nei modi più disparati. Senza alcuna preparazione professionale e senza alcuna sensibilità nei confronti dei consumatori!
Occorre tornare a fare un po’ di chiarezza, e l’Autority dell’Energia dovrebbe fare anche la sua parte, controllando e sanzionando questi comportamenti a dir poco illegittimi.
Intanto ripetiamo ai consumatori che Enel Energia non ha nulla a che fare con Enel Servizio Elettrico, perchè l’una fa parte del mercato e l’altra, invece, del settore vincolato. E’ logico, a questo punto, che Enel Energia debba quanto meno cambiare nome, senza indurre così confusione per i consumatori, desiderosi solamente di riuscire a risparmiare sulle tariffe.
Inoltre, a proposito di tariffe, Enel Energia millanta sconti che poi non si ritrovano nelle bollette, tanto che gli utenti fanno subito istanza per rientrare nella vituperata "vecchia" Enel.
Rivolgiamo un accorato appello ad Enel Energia, azienda con la quale le associazioni dei consumatori hanno stretto anche un protocollo d’intesa: BASTA CON QUESTE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE! BASTA CON QUESTE ESTERNALIZZAZIONI DA DILETTANTI! TORNIAMO AI CONTRATTI CORRETTI FATTI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DAL PERSONALE ENEL E DA AZIENDE SPECIALIZZATE!

http://www.polidream.org/lo-sportello-del-consumatore/enel-energia-siamo-alla-truffa/ 

Leggi cosa pensano i già clienti di Enel Energia 

sabato 2 marzo 2019

Formigoni condannato in Cassazione, va in carcere

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La decisione della suprema corte: all'ex governatore 5 anni e 10 mesi per la corruzione nel processo Maugeri-San Raffaele

 

Roberto Formigoni è stato condannato a 5 anni e 10 mesi in via definitiva dalla Corte di Cassazione per il reato di corruzione: era a processo per il crac delle fondazioni Maugeri e San Raffaele.
Non appena verrà trasmesso il dispositivo della sentenza della Cassazione, il sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo, emetterà l’ordine di esecuzione della pena e quindi per l’ex governatore lombardo si apriranno le porte del carcere.
Il verdetto è arrivato dopo poco più di tre ore di camera di consiglio.
L’accusa aveva chiesto la “massima pena” e cioè la conferma della condanna a 7 anni e 6 mesi, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Cassazione ha confermato la condanna, ma con uno sconto, dovuto agli effetti della prescrizione.
SENZA SCONTI – Formigoni, 71 anni, andrà in carcere senza godere dei benefici penitenziari, a partire dalla detenzione domiciliare prevista per gli ultrasettantenni, esclusa dalla nuova legge “spazzacorrotti” per i condannati per reati, come la corruzione, contro la pubblica amministrazione.
LE TAPPE – Il processo di primo grado era iniziato nel maggio del 2014 e nel dicembre del 2016 Roberto Formigoni era stato condannato a 6 anni di carcere, con l’interdizione dai pubblici uffici.
In appello, lo scorso settembre, e come richiesto dall’accusa, Formigoni era stato condannato a sette anni e mezzo, un anno e mezzo in più rispetto al primo grado.
LE ACCUSE – Le accuse al “Celeste” vennero rivolte dai pubblici ministeri per l’ipotesi di reato di corruzione in campo sanitario: un accordo col mediatore Pierangelo Daccò, uomo chiave nel passaggio di soldi dalla Regione a strutture private. In cambio a Formigoni venivano dati una serie di “benefit” per un valore di 6,6 milioni. I finanziamenti pubblici arrivati al San Raffaele ammontano a 120 Milioni, e 180 milioni per la clinica Maugeri.

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Acerra, il vescovo tuona contro i cattivi politici: «Bande di ladri»



Gran folla ai funerali dell’ex sindaco di Acerra Immacolata Verone ed il vescovo striglia i cattivi politici. Più di un migliaio persone hanno salutato, stamattina nella cattedrale, per l’ultima volta il primo sindaco donna di Acerra eletto a suffragio diretto 14 anni fa dopo lo scioglimento della civica assise per infiltrazioni camorristiche.

«È stata al servizio del bene comune perché amava veramente Acerra» ha esordito monsignor Antonio Di Donna durante la sua omelia ripercorrendo la storia amministrativa, ma soprattutto di di insegnante e volontaria impegnata nel sociale di “Titina” Verone, morta a 69 anni giovedì sera a seguito di una lunga malattia.

«La politica è appunto un servizio per costruire una città migliore e coloro che non operano così sono solo una banda di ladri» ha tuonato dall’altare don Antonio Di Donna citando Sant’Agostino. In prima fila c'era il sindaco Raffaele Lettieri, il presidente del consiglio Andrea Platto e la presidente dell'Unicef Margherita Dini Ciacci. Accanto a loro i familiari di Verone. «Beati quei politici che non guardano alla prossima elezione, ma alla generazione futura», incalza monsignor Antonio Di Donna per poi scagliarsi contro i vizi capitali della politica: corruzione, arricchimento personale,  favori personali invece di diritti e mancata tutela dell’ambiente. «Ed è per questo che non bisogna disperdere la lezione di Titina e prenderne il testimone di un’esistenza spesa per gli altri», ha esortato Di Donna.

Alla fine della celebrazione tra scroscianti applausi un corteo ha accompagnato il feretro avvolto nella bandiera dell’Unicef fino a piazza Castello, antica sede del Municipio sulle note di «Morning has broken» di Cat Stevens. «Il mese prossimo durante la settimana della musica, l’ultimo suo impegno a favore dei bambini, ricorderemo Titina con una manifestazione», ha annunciato la presidente dell’Unicef Margherita Dini Ciacci.

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