IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

giovedì 17 gennaio 2019

TRIBUNALE ROMA, ARRESTATI 2 MAGISTRATI: “MASSONERIA E SERVIZI DEVIATI”/ Le minacce di morte del giudice






 

Secondo il Fatto Quotidiano, dietro all’inchiesta sui due pm arrestati vi sarebbe una “macchinazione” alquanto più intrigante e sconvolgente che parte dalla massoneria e arriva fino ai servizi segreti deviati.

Risultati immagini per massoneria e giudici


Nelle confessioni rese da Flavio D’Introno, l’imprenditore indagato, si ricostruirebbero diversi “canali” di corruzione all’interno del Tribunale di Trani, ma anche molto di più. Secondo l’interrogato D’Introno – come risulta al Fatto, il giudice Nardi non avrebbero esitato a “minacciare di morte” l’imprenditore se avesse raccontato del loro rapporto. «Disse che se io parlo allora mi doveva far ammazzare da questi dei servizi segreti, tanto lui a Lecce era molto potente, conosceva gip, capo procura, conosceva tutti, disse: ‘Tu sei un morto che cammina se parli», spiega D’Introno nei verbali dell’interrogatorio riportati dal Fatto Quotidiano. Volevano pilotare i processi e in alcuni casi ci riuscirono, anche se per il momento resta tutto un enorme impianto accusatorio che andrà verificato punto su punto dagli inquirenti che da tempo indagano contro i pm ora arrestati. «Dopo dieci anni, il pozzo si è prosciugato e non potevo più pagare il magistrato, che era arrivato a chiedermi – oltre a orologi, diamanti e vari benefit per centinaia di migliaia di euro – anche due milioni di euro per corrompere altri giudici». Un’organizzazione che appunto “prende” stralci di massoneria e servizi deviati, o almeno così avrebbero detto i magistrati indagati per “convincere” gli imprenditori a pagare. (agg. di Niccolò Magnani)

ECCO COME È NATA L’INCHIESTA

Ha suscitato grande scalpore l’arresto di due magistrati del tribunale di Roma, i giudici Antonio Savasta e Michele Nardi, accusati di aggiustare le sentenze dei processi in cui erano coinvolti facoltosi imprenditori in cambio di “regali” di vario tipo, dai Rolex ai diamanti, dalle tangenti alla ristrutturazione di una casa. Ma come ha avuto origine l’inchiesta che ha portato all’incarcerazione dei due? Come riportato da Il Fatto Quotidiano, tutto è partito da una serie di attentati dinamitardi avvenuti nel 2015 a Canosa di Puglia ai danni di un discount finito nel mirino del clan Piarulli-Ferraro di Cerignola. Le indagini hanno consentito di far venire alla luce un “programma criminoso indeterminato nel tempo che, attraverso il costante ricorso alla corruzione di pubblici ufficiali, assicurava favori nei confronti di facoltosi imprenditori”. I due magistrati, secondo l’accusa, “avrebbero garantito positivi esiti processuali” nelle vicende giudiziarie in cui erano coinvolti gli imprenditori, “in cambio di ingenti somme di denaro e in alcuni casi di altre utilità tra cui anche gioielli e pietre preziose”. (agg. di Dario D’Angelo)

SOLDI, DIAMANTI E ROLEX

Sono pesantissime le accuse ai danni di Antonio Savasta e Michele Nardi, i magistrati chiamati a rispondere di corruzione in atti giudiziari, associazione a delinquere e falso. Secondo l’inchiesta coordinata dai pm Leonardo Leone de Castris e Roberta Licci – che conta in totale 18 indagati – i due giudici avrebbero aggiustato i processi a carico di facoltosi imprenditori baresi e toscani in cambio di benefici di diversa natura, quali soldi diamanti, Rolex, viaggi a Dubai, auto e pure la ristrutturazione di una casa. Lo riporta Il Fatto Quotidiano, sottolineando come Savasta avrebbe intascato quasi mezzo milione di euro, Nardi un qualcosa come 1.300.000 euro. I fatti contestati ai due magistrati, ora in carcere, vanno dal 2014 al 2018, ma per i pm ce ne sono altri documentati fino a dieci anni fa, ormai prescritti. (agg. di Dario D’Angelo)

CORRUZIONE IN PUGLIA, ARRESTATI DUE MAGISTRATI

Due magistrati e un poliziotto sono stati arrestati in Puglia perché “aggiustavano” processi e indagini in cambio di denaro. Tra le inchieste “sistemate” c’è pure quella a carico di Luigi D’Agostino, imprenditore che per un periodo è stato vicino al padre di Matteo Renzi. In carcere Antonio Savasta e Michele Nardi, che all’epoca dei fatti erano rispettivamente pm e gip alla Procura di Trani ma che attualmente lavorano a Roma, il primo come giudice e il secondo come sostituto procuratore. In carcere anche Vincenzo Di Chiaro, un ispettore di polizia in servizio al commissariato di Corato. Invece per gli avvocati Simona Cuomo e Ruggiero Sfrecola è stata disposta l’interdizione dall’esercizio della professione per un anno, mentre all’imprenditore barlettano D’Agostino è stato notificato un divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale e degli uffici direttivi delle imprese per un anno. Stando a quanto riportato da La Repubblica, la Procura di Lecce ha quantificato mazzette che ammontano a diversi milioni di euro.

TANGENTI IN PUGLIA, SOLDI E DIAMANTI PER “AGGIUSTARE” SENTENZE

Le tangenti non venivano versate solo con consegne di denaro ma anche con regali, come orologi e pietre preziose. Le mazzette svelano dunque l’esistenza di un sistema di corruzione nel quale i magistrati piegavano l’uso della giustizia ai loro fini personali e chiedevano una corsia preferenziale per avvicinarsi a Palazzo Chigi e al Csm. Nardi, Savasta, Di Chiaro e Cuomo sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e materiale. Invece l’avvocato Sfrecola e l’imprenditore D’Agostino sono accusati di concorso in corruzione; altri indagati rispondono di millantato credito e calunnia. L’ispettore di polizia arrestato si sarebbe messo «al servizio dell’imprenditore coratino Flavio D’Introno», finito tra gli indagati, come «collegamento con il magistrato Savasta per il complessivo inquinamento dell’attività investigativa e processuale da quest’ultimo posta in essere». La Procura di Lecce, che ha coordinato l’inchiesta condotta dai carabinieri, ha chiesto e ottenuto il sequestro di beni e conti corrente per un valore di 489mila euro per Savasta, 672mila per Nardi, a cui sono stati sequestrati anche diamanti e un Daytona d’oro, 436mila per Di Chiario e la stessa cifra per Cuomo, mentre 53mila per D’Agostino e Sfrecola.

Silvana Palazzo

Fonte

mercoledì 12 settembre 2018

Rimini, senzatetto ruba la spazzatura dai cassonetti: denunciato per furto

A "incastrarlo" una residente della zona. Nei confronti dellʼuomo anche lʼaggravante di aver rubato cose esposte alla pubblica fede

Risultati immagini per multato barbone vignette
Vogliamo denunciare anche questo pensionato?

 Un senzatetto di 48 anni è stato denunciato per furto dagli agenti della polizia municipale perché sorpreso più volte a frugare nei cassonetti, con l’aggravante di aver rubato cose esposte alla pubblica fede. È accaduto a Rimini. A presentare la denuncia una residente della zona in questione: la donna ha scattato delle fotografie al clochard e le ha portate alla polizia municipale. Lo riporta Il Resto del Carlino.Da quando la donna si è resa conto che il cassonetto della differenziata in cui andava a buttare i suoi rifiuti veniva manomesso da un uomo, ha iniziato a monitorare la situazione e a tenere d’occhio il clochard appostandosi alla finestra e scattando alcune fotografie. Dopo aver visionato le immagini - che immortalano il senzatetto intento a cercare del cibo tra la spazzatura - i vigili si sono rivolti a Hera, la società che si occupa del servizio della gestione dei rifiuti, per sapere se i bidoni fossero stati danneggiati. L’azienda ha confermato il danno e precisato che il clochard aveva portato via cose esposte alla pubblica fede.


Fonte


Commento di Oliviero Mannucci: Voglio augurare, veramente con tutto il cuore, alla donna che si è così impegnata per prendere in fragranza di "reato" il povero barbone, di trovarsi un giorno nella stessa situazione ( cosa possibilissima in Italia, soprattutto quando si arriva all'età pensionabile) così forse, e sottolineo il forse, la "signora" in questione capirà quanto sia stata stronza. Un ringraziamento speciale poi va ai vigili, sempre infessibili con i più deboli e e spesso accomodanti con i potenti, che hanno dato seguito alla denuncia. Quando io avevo 15 anni cari signori, quando a Roma incontravo persone in stato di bisogno, come minimo indicavo la sede della Caritas del Colle Oppio dove andare a fare la tessera per avere un pasto caldo, e diverse volte vi ho accompagnato diverse persone, quando avevo tempo. Se la signora, che evidentemente è fortunata, visto che non ha un cazzo da fare tutto il giorno, si fosse voluta impegnare in qualcosa di utile, avrebbe potuto aiutare il senza tetto in questione accompagnandolo in qualche struttura dove poteva essere aiutato. O almeno, mi sarei aspettato un comportamento simile dai vigili. Nelle strade è pieno di gente che delinque indisturbata, che spesso la fanno franca. Un senza tetto, con problemi psicologici, che rovista, badate bene, per trovare un minimo di sostentamento nei cassonetti della spazzatura invece viene denunciato?! Denunciato per cosa? Per essere povero e in difficoltà? Vergognatevi, donna e vigili, mi fate veramente schifo, vi siete comportati in maniera disumana!!!!! Ma ricordatevi...chi la fa, l'aspetti!

giovedì 6 settembre 2018

Lega Ladrona - Fondi Lega, confermato il sequestro di 49 milioni di euro

Genova, 6 settembre 2018 - Fondi Lega, dopo lo slittamento di un giorno della sentenza, i giudici del Riesame di Genova hanno accolto il ricorso della Procura del capoluogo ligure, dando via libera al sequestro dei fondi della Lega al fine di recuperare i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali. Si tratta della somma relativa alla truffa per cui è stato condannato in primo grado l'ex segretario Umberto Bossi e l'ex tesoriere Francesco Belsito.

 Risultati immagini per lega ladrona vignette

LA SENTENZA - Ecco il testo della sentenza depositata dai giudici. Il tribunale del Riesame di Genova "dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta anche delle somme di denaro che sono state depositate o verranno depositate sui conti correnti e depositi bancari intestati o comunque riferibili alla Lega Nord successivamente alla data di notifica ed esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Genova in data 4 settembre 2017, fino a concorrenza dell'importo di 48.969.617 euro".
LA DIFESA - I difensori della Lega potrebbero ora impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione. Era stata proprio la Cassazione ad aprile a rinviare il caso al Riesame, dopo aver accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati.

Fonte

giovedì 5 luglio 2018

"Renzi compra una villa da 1,3 milioni di euro"

Secondo La Verità, Renzi vorrebbe una villa a Firenze da 1,3 milioni di euro: 220 mq su due livelli e "splendido giardino privato"

 

Una villa a Firenze per 1,3 milioni di euro. Sarebbe questo, secondo quanto scrive La Verità, l'investimento che Matteo Renzi sarebbe in procinto di fare. 


Il tutto, riporta Giacomo Amadori, sarebbe certificato dal fatto che "il 13 giugno scorso, Matteo Renzi, nello studio fiorentino del notaio Michele Santoro, ha firmato, insieme con la moglie Agnese Landini, un preliminare d'acquisto per una villa".
L'annuncio della casa su cui avrebbe messo gli occhi l'ex presidente del Consiglio sarebbe ancora disponibile online. E la descrizione, riporta La Verità, parla di "villa indipendente con splendido giardino privato e passo carrabile. Oggetto unico, 220 mq su due livelli. Al piano terreno: salotto triplo, grande cucina abitabile, studio/camera di sevizio, bagno. Al primo piano: tre camere, due bagni e una splendida terrazza". Il tutto in una "strada prestigiosa, alle pendici di piazzale Michelangelo". Il prezzo di partenza, fa notare il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, sarebbe stato di 1milione e 500 mila euro, ma Renzi sarebbe riuscito "a spuntarla offrendo 200.000 euro in meno". "Un investimento da 1,3 milioni - spiega Amadori - 1.230.000 euro per la casa e 70.000 per un terreno agricolo di 1.580 metri quadrati adiacente al giardino. Per assicurarseli, due settimane fa, l'ex premier ha versato una caparra di 400.000 euro spalmati su quattro assegni circolari da 100.000 euro l' uno, emessi il 12 giugno scorso dal Banco di Napoli".
Il rogito, scrive La Verità, dovrebbe avvenire entro il 31 luglio 2018: "Per l'acquisto dei beni in oggetto - scrive Amadori, riportando l'atto notarile - la parte promittente acquirente (i Renzi, ndr) ha già richiesto a un istituto bancario un finanziamento necessario per il pagamento di gran parte del prezzo convenuto e la pratica relativa è tutt' ora in corso di istruttoria". A gennaio Renzi aveva detto a Matrix, ospite di Nicola Porro, di avere solo 15mila euro in banca.

Luca Romano



Fonte 

Firenze: 5 indagati (anche ex comandante) nella polizia municipale. L’accusa: turbativa gara per le divise

 C’è anche l’ex comandante dei vigili urbani di Firenze, Marco Seniga, fra le persone indagate nell’inchiesta per turbativa d’asta nell’ambito della quale ieri, 28 giugno, sono stati perquisiti, dalla Guardia di Finanza, gli uffici del comando della polizia municipale.

Marco Seniga, ex comandante della polizia municipale di Firenze
 


Come riporta La Nazione, anticipando la notizia, Seniga era comandante della municipale fiorentina negli anni – dal 2013 al 2016 – in cui sarebbero avvenuti i fatti contestati, relativi in particolare alle forniture delle divise.
Sul registro degli indagati sono finiti altri due vigili urbani e due imprenditori, Rolando Gabellini e il figlio Riccardo, titolari della società Galleria dello Sport con sede a Firenze. Le indagini, condotte dalla finanza e coordinate dal pm Leopoldo De Gregorio, ipotizzato una turbativa delle gare indette dal Comune di Firenze per la fornitura di materiale alla polizia municipale, in particolare per le divise. «L’azienda Galleria dello Sport è l’unica sul territorio specializzata a fornire questo tipo di beni – sottolinea l’avvocato Alessandro Traversi, legale dei Gabellini – per cui, salvo che non emergano nuove prove, il fatto che non ci siano stati altri concorrenti potrebbe dipendere da questa estrema specializzazione dell’azienda».
Questo il commento del sindaco Nardella: «Non sono preoccupato, ho fiducia nel lavoro della Guardia di Finanza e della magistratura. Mi è stato riferito che la denuncia è partita dall’amministrazione comunale, il che testimonia che l’ambiente della nostra amministrazione è un ambiente sano, dove c’è una immediata reazione ad atteggiamenti e atti che possono essere dei
potenziali crimini, e quindi siamo assolutamente in sintonia per lavorare insieme, istituzioni e magistratura, sul fronte della legalità».

Fonte

giovedì 14 giugno 2018

 Risultati immagini per macron testa di cazzo
Macron risponde all’Italia sul caso Aquarius e considera la scelta di Roma una provocazione.
“Chi è che dice io sono più forte dei democratici e se vedo una nave arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia?”, si è chiesto il presidente Macron ai microfoni di Bfmtv.

“Chi caccia le navi provoca. Non dimentichiamo chi ha parlato e con chi abbiamo a che fare”, ha aggiunto Macron che comunque aveva sottolineato il “lavoro esemplare fatto nell’ultimo periodo con l’Italia”. (Corriere della Sera)

Anche noi non dimentichiamo con chi abbiamo a che fare. La sua campagna elettorale è stata finanziata da

George Soros: 2.365.910,16 €,

David Rothschild: 976.126,87 €,

Liberté, egalité, fraternité...ma de che? 14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale alla Francia e poi vengono a fare la morale a noi...

Sapevate che molti paesi africani continuano a pagare una tassa coloniale alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi?

 













Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’elite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.

Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate.

L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.
Lentamente la paura serpeggiò tra le elite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.”Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, trovò una soluzione a metà strada con i francesi. Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, perciò rifiutò di siglare il patto di continuazione della colonizzazione proposto da De Gaule, tuttavia si accordò per pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici ottenuti dal Togo grazie alla colonizzazione francese. Era l’unica condizione affinché i francesi non distruggessero prima di lasciare.Tuttavia, l’ammontare chiesto dalla Francia era talmente elevato che il rimborso del cosiddetto “debito coloniale” si aggirava al 40% del debito del paese nel 1963. La situazione finanziaria del neo indipendente Togo era veramente instabile, così per risolvere la situazione, Olympio decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA (il franco delle colonie africane francesi), e coniò la moneta del suo paese. Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato a stampare la moneta del suo paese, uno squadrone di soldati analfabeti appoggiati dalla Francia uccise il primo presidente eletto della neo indipendente Africa. Olympio fu ucciso da un ex sergente della Legione Straniera di nome Etienne Gnassingbeche si suppone ricevette un compenso di $612 dalla locale ambasciata francese per il lavoro di assassino. Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente. Tuttavia ai francesi non piaceva l’idea. Il 30 giugno 1962, Modiba Keita , il primo presidente della Repubblica del Mali, decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA imposta a 12 neo indipendenti paesi africani. Per il presidente maliano, che era più incline ad un’economia socialista, era chiaro che il patto di continuazione della colonizzazione con la Francia era una trappola, un fardello per lo sviluppo del paese. Il 19 novembre 1968, proprio come Olympio, Keita fu vittima di un colpo di stato guidato da un altro ex soldato della Legione Straniera francese, il luogotenente Moussa Traoré. Infatti durante quel turbolento periodo in cui gli africani lottavano per liberarsi dalla colonizzazione europea, la Francia usò ripetutamente molti ex legionari stranieri per guidare colpi di stato contro i presidente eletti:
– Il 1 gennaio 1966, Jean-Bédel Bokassa, un ex soldato francese della legione straniera, guidò un colpo di stato contro David Dacko, il primo presidente della Repubblica Centrafricana.
– Il 3 gennaio 1966, Maurice Yaméogo, il primo presidente della Repubblica dell’Alto Volta, oggi Burkina Faso, fu vittima di un colpo di stato condotto da Aboubacar Sangoulé Lamizana, un ex legionario francese che combatté con i francesi in Indonesia e Algeria contro le indipendenze di quei paesi.
– il 26 ottobre 1972, Mathieu Kérékou che era una guardia del corpo del presidente Hubert Maga, il primo presidente della Repubblica del Benin, guidò un colpo di stato contro il presidente, dopo aver frequentato le scuole militari francesi dal 1968 al 1970.
Negli ultimi 50 anni un totale di 67 colpi di stato si sono susseguiti in 26 paesi africani, 16 di quest’ultimi sono ex colonie francesi, il che significa che il 61% dei colpi di stato si sono verificati nell’Africa francofona.
Numero dei Colpi di stato in Africa per paese
Ex colonie francesi
Altri paesi africani
Paese
Numero di colpi di stato
Paese Numero di colpi di stato
Togo 1 Egitto 1
Tunisia 1 Libia 1
Costa d’Avorio 1 Guinea Equatoriale 1
Madagascar 1 Guinea Bissau 2
Rwanda 1 Liberia 2
Algeria 2 Nigeria 3
Congo – RDC 2 Etiopia 3
Mali 2 Uganda 4
Guinea Conakry 2 Sudan 5
SUB-TOTALE 1 13 
Congo 3 
Ciad 3 
Burundi 4 
Repubblica centrafricana 4 
Niger 4 
Mauritania 4 
Burkina Faso 5 
Comores 5 
SUB-TOTAL 2 32 
TOTAL (1 + 2) 45 TOTALE 22
Come dimostrano questi numeri, la Francia è abbastanza disperata ma attiva nel tenere sotto controllo le sue colonie, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi condizione.
Nel marzo del 2008, l’ex presidente francese Jacques Chirac disse:
“Senza l’Africa, la Francia scivolerebbe a livello di una potenza del terzo mondo”
Il predecessore di Chirac, François Mitterand già nel 1957 profetizzava che:
“Senza l’Africa, la Francia non avrà storia nel 21mo secolo”
Proprio in questo momento mentre scrivo quest’articolo, 14 paesi africani sono costretti dalla Francia, attraverso un patto coloniale, a depositare l’85% delle loro riserve di valute estere nella Banca centrale francese controllata dal ministero delle finanze di Parigi. Finora, 2014, il Togo e altri 13 paesi africani dovranno pagare un debito coloniale alla Francia. I leader africani che rifiutano vengono uccisi o restano vittime di colpi di stato. Coloro che obbediscono sono sostenuti e ricompensati dalla Francia con stili di vita faraonici mentre le loro popolazioni vivono in estrema povertà e disperazione.
E’ un sistema malvagio denunciato dall’Unione Europea, ma la Francia non è pronta a spostarsi da quel sistema coloniale che muove 500 miliardi di dollari dall’Africa al suo ministero del tesoro ogni anno.
Spesso accusiamo i leader africani di corruzione e di servire gli interessi delle nazioni occidentali, ma c’è una chiara spiegazione per questo comportamento. Si comportano così perché hanno paura di essere uccisi o di restare vittime di un colpo di stato. Vogliono una nazione potente che li difenda in caso di aggressione o di tumulti. Ma, contrariamente alla protezione di una nazione amica, la protezione dell’occidente spesso viene offerta in cambio della rinuncia, da parte di quei leader, di servire il loro stesso popolo e i suoi interessi.
I leader africani lavorerebbero nell’interesse dei loro popoli se non fossero continuamente inseguiti e provocati dai paesi colonialisti.
Nel 1958, spaventato dalle conseguenze di scegliere l’indipendenza dalla Francia, Leopold Sédar Senghor dichiarò: “La scelta del popolo senegalese è l’indipendenza; vogliono che ciò accada in amicizia con la Francia, non in disaccordo.”
Da quel momento in poi la Francia accettò soltanto un’ “indipendenza sulla carta” per le sue colonie, siglando “Accordi di Cooperazione”, specificando la natura delle loro relazioni con la Francia, in particolare i legami con la moneta coloniale francese (il Franco), il sistema educativo francese, le preferenze militari e commerciali.
Qui sotto ci sono le 11 principali componenti del patto di continuazione della colonizzazione dagli anni 50:
#1. Debito coloniale a vantaggio della colonizzazione francese
I neo “indipendenti” paesi dovrebbero pagare per l’infrastruttura costruita dalla Francia nel paese durante la colonizzazione.
Devo ancora trovare tutti i dati specifici circa le somme, la valutazione dei benefici della colonizzazione e i termini di pagamento imposti ai paesi africani, ma ci stiamo lavorando (aiutaci con più info).
#2. Confisca automatica delle riserve nazionali
I paesi africani devono depositare le loro riserve monetarie nazionali nella Banca centrale francese.
La Francia detiene le riserve nazionali di quattordici paesi africani dal 1961: Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo-Brazzaville, Guinea Equatoriale e Gabon.
“La politica monetaria che governa un gruppo di paesi così diversi non è complicato perché, di fatto, è decisa dal ministero del Tesoro francese senza rendere conto a nessuna autorità fiscale di qualsiasi paese che sia della CEDEAO [la comunità degli stati dell’Africa occidentale] o del CEMAC [Comunità degli stati dell’Africa centrale]. In base alle clausole dell’accordo che ha fondato queste banche e il CFA, la Banca Centrale di ogni paese africano è obbligata a detenere almeno il 65% delle proprie riserve valutarie estere in un “operations account” registrato presso il ministero del Tesoro francese, più un altro 20% per coprire le passività finanziarie.
Le banche centrali del CFA impongono anche un tappo sul credito esteso ad ogni paese membro equivalente al 20% delle entrate pubbliche dell’anno precedente. Anche se la BEACe la BCEAO hanno un fido bancario col Tesoro francese, i prelievi da quel fido sono soggetti al consenso dello stesso ministero del Tesoro. L’ultima parola spetta al Tesoro francese che ha investito le riserve estere degli stati africani alla borsa di Parigi a proprio nome.
In breve, più dell’ 80% delle riserve valutarie straniere di questi paesi africani sono depositate in “operations accounts” controllati dal Tesoro francese. Le due banche CFA sono africane di nome, ma non hanno una politica monetaria propria. Gli stessi paesi non sanno, né viene detto loro, quanto del bacino delle riserve valutarie estere detenute presso il ministero del Tesoro a Parigi appartiene a loro come gruppo o individualmente.
Gli introiti degli investimenti di questi fondi presso il Tesoro francese dovrebbero essere aggiunti al conteggio ma non c’è nessuna notizia che venga fornita al riguardo né alle banche né ai paesi circa i dettagli di questi scambi. Al ristretto gruppo di alti ufficiali del ministero del Tesoro francese che conoscono le cifre detenute negli “operations accounts”, sanno dove vengono investiti questi fondi e se esiste un profitto a partire da quegli investimenti, viene impedito di parlare per comunicare queste informazioni alle banche CFA o alle banche centrali degli stati africani.” Scrive Dr. Gary K. Busch
Si stima che la Francia detenga all’incirca 500 miliardi di monete provenienti dagli stati africani, e farebbe qualsiasi cosa per combattere chiunque voglia fare luce su questo lato oscuro del vecchio impero.
Gli stati africani non hanno accesso a quel denaro.
La Francia permette loro di accedere soltanto al 15% di quel denaro all’anno. Se avessero bisogno di più, dovrebbero chiedere in prestito una cifra extra dal loro stesso 65% da Tesoro francese a tariffe commerciali.
Per rendere le cose ancora peggiori, la Francia impone un cappio sull’ammontare di denaro che i paesi possono chiedere in prestito da quella riserva. Il cappio è fissato al 20% delle entrate pubbliche dell’anno precedente. Se i paesi volessero prestare più del 20% dei loro stessi soldi, la Francia ha diritto di veto.
L’ex presidente francese Jacques Chirac ha detto recentemente qualcosa circa i soldi delle nazioni africane detenuti nelle banche francesi. Questo qui sotto è un video in cui parla dello schema di sfruttamento francese. Parla in francese, ma questo è un piccolo sunto: “Dobbiamo essere onesti e riconoscere che una gran parte dei soldi nelle nostre banche provengono dallo sfruttamento del continente africano.”
#3. Diritto di primo rifiuto su qualsiasi materia prima o risorsa naturale scoperta nel paese
La Francia ha il primo diritto di comprare qualsiasi risorsa naturale trovate nella terra delle sue ex colonie. Solo dopo un “Non sono interessata” della Francia, i paesi africani hanno il permesso di cercare altri partners.
#4. Priorità agli interessi francesi e alle società negli appalti pubblici
Nei contratti governativi, le società francesi devono essere prese in considerazione per prime e solo dopo questi paesi possono guardare altrove. Non importa se i paesi africani possono ottenere un miglior servizio ad un prezzo migliore altrove.
Di conseguenza, in molte delle ex colonie francesi, tutti i maggiori asset economici dei paesi sono nelle mani degli espatriati francesi. In Costa d’Avorio, per esempio, le società francesi possiedono e controllano le più importanti utilities – acqua, elettricità, telefoni, trasporti, porti e le più importanti banche. Lo stesso nel commercio, nelle costruzioni e in agricoltura.
Infine, come ho scritto in un precedente articolo, Africans now Live On A Continent Owned by Europeans! [Gli africani ora vivono in un continente di proprietà degli europei !]
#5. Diritto esclusivo a fornire equipaggiamento militare e formazione ai quadri militari del paese
Attraverso un sofisticato schema di borse di studio e “Accordi di Difesa” allegati al Patto Coloniale, gli africani devono inviare i loro quadri militari per la formazione in Francia o in strutture gestite dai francesi.
La situazione nel continente adesso è che la Francia ha formato centinaia, anche migliaia di traditori e li foraggia. Restano dormienti quando non c’è bisogno di loro, e vengono riattivati quando è necessario un colpo di stato o per qualsiasi altro scopo!
#6. Diritto della Francia di inviare le proprie truppe e intervenire militarmente nel paese per difendere i propri interessi
In base a qualcosa chiamato “Accordi di Difesa” allegati al Patto Coloniale, la Francia ha il diritto di intervenire militarmente negli stati africani e anche di stazionare truppe permanentemente nelle basi e nei presidi militari in quei paesi, gestiti interamente dai francesi.
Basi militari francesi in Africa
Quando il presidente Laurent Gbagbo della Costa d’Avorio cercò di porre fine allo sfruttamento francese del paese, la Francia ha organizzato un colpo di stato. Durante il lungo processo per estromettere Gbagbo, i carri armati francesi, gli elicotteri d’attacco e le forze speciali intervennero direttamente nel conflitto sparando sui civili e uccidendone molti.
Per aggiungere gli insulti alle ingiurie, la Francia stima che la business community francese abbia perso diversi milioni di dollari quando, nella fretta di abbandonare Abidjan nel 2006, l’esercito francese massacrò 65 civili disarmati, ferendone altri 1200.
Dopo il successo della Francia con il colpo di stato, e il trasferimento di poteri ad Alassane Outtara, la Francia ha chiesto al governo Ouattara di pagare un compenso alla business community francese per le perdite durante la guerra civile.
Il governo Ouattara, infatti, pagò il doppio delle perdite dichiarate mentre scappavano.
#7. Obbligo di dichiarare il francese lingua ufficiale del paese e lingua del sistema educativo
Oui, Monsieur. Vous devez parlez français, la langue de Molière! [Sì, signore. Dovete parlare francese, la lingua di Molière!]
Un’organizzazione per la diffusione della lingua e della cultura francese chiamata “Francophonie” è stata creata con diverse organizzazioni satellite e affiliati supervisionati dal Ministero degli esteri francese.
Come dimostrato in quest’articolo, se il francese è l’unica lingua che parli, hai accesso al solo 4% dell’umanità, del sapere e delle idee. Molto limitante.
#8. Obbligo di usare la moneta coloniale francese FCFA
Questa è la vera mucca d’oro della Francia, tuttavia è un sistema talmente malefico che finanche l’Unione Europea lo ha denunciato. La Francia però non è pronta a lasciar perdere il sistema coloniale che inietta all’incirca 500 miliardi di dollari africani nelle sue casse.
Durante l’introduzione dell’Euro in Europa, altri paesi europei scoprirono il sistema di sfruttamento francese. Molti, soprattutto i paesi nordici, furono disgustati e suggerirono che la Francia abbandoni quel sistema. Senza successo.
#9. Obbligo di inviare in Francia il budget annuale e il report sulle riserve
Senza report, niente soldi.
In ogni caso il ministero della Banche centrali delle ex colonie, e il ministero dell’incontro biennale dei ministri delle finanze delle ex colonie è controllato dalla Banca Centrale francese/Ministero del Tesoro.
#10. Rinuncia a siglare alleanze militari con qualsiasi paese se non autorizzati dalla Francia
I paesi africani in genere sono quelli che hanno il minor numero di alleanze militari regionali. La maggior parte dei paesi ha solo alleanze militari con gli ex colonizzatori! (divertente, ma si può fare di meglio!).
Nel caso delle ex colonie francesi, la Francia proibisce loro di cercare altre alleanze militari eccetto quelle che vengono offerte loro.
#11. Obbligo di allearsi con la Francia in caso di guerre o crisi globali
Più di un milione di soldati africani hanno combattuto per sconfiggere il nazismo e il fascismo durante la seconda guerra mondiale.
Il loro contributo è spesso ignorato o minimizzato, ma se si pensa che alla Germania furono sufficienti solo 6 settimane per sconfiggere la Francia nel 1940, quest’ultima sa che gli africani potrebbero essere utili per combattere per la “Grandeur de la France” in futuro.
C’è qualcosa di psicopatico nel rapporto che la Francia ha con l’Africa.
Primo, la Francia è molto dedita al saccheggio e allo sfruttamento dell’Africa sin dai tempi della schiavitù. Poi c’è questa mancanza di creatività e di immaginazione dell’elite francese a pensare oltre i confini del passato e della tradizione.
Infine, la Francia ha 2 istituzioni che sono completamente congelate nel passato, abitate da “haut fonctionnaires” paranoici e psicopatici che diffondono la paura dell’apocalisse se la Francia cambiasse, e il cui riferimento ideologico deriva dal romanticismo del 19° secolo: sono il Ministero delle Finanze e del Budget della Francia e il Ministero degli Affari esteri della Francia.
Queste 2 istituzioni non solo sono una minaccia per l’Africa ma anche per gli stessi francesi.
Tocca a noi africani liberarci, senza chiedere permesso, perché ancora non riesco a capire, per esempio, come possano 450 soldati francesi in Costa d’Avorio controllare una popolazione di 20 milioni di persone!?
La prima reazione della gente subito dopo aver saputo della tassa coloniale francese consiste in una domanda: “Fino a quando?”
Per paragone storico, la Francia ha costretto Haiti a pagare l’equivalente odierno di $21 miliardi dal 1804 al 1947 (quasi un secolo e mezzo) per le perdite subite dai commercianti di schiavi francesi dall’abolizione della schiavitù e la liberazione degli schiavi haitiani.
I paesi africani stanno pagando la tassa coloniale solo negli ultimi 50 anni, perciò penso che manchi un secolo di pagamenti!
Commento di Oliviero Mannucci: Come disse qualcuno un po' di tempo fa.... la peggiore forma di violenza è la povertà!
 

giovedì 7 giugno 2018

Vibo Valentia, la rabbia dei braccianti in corteo: “Non siamo parassiti, questa terra saccheggiata dai politici non dai migranti”

Un corteo che dalla tendopoli è arrivato fino al Comune di San Ferdinando. Un centinaio di migranti, guidati dal sindacato Usb, hanno marciato stamattina per manifestare tutta la loro rabbia per l’omicidio di Sacko Saumayla, il maliano di 30 ucciso nelle campagne di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia
 
 Un colpo di fucile alla testa che non gli ha lasciato scampo mentre stava prendendo delle lamiere d’alluminio in un terreno abbandonato e sotto sequestro. Una sorta di tiro al bersaglio in cui sono rimasti lievemente feriti anche altri due migranti stagionali che vivevano, assieme a Sacko, nella baraccopoli a ridosso del porto di Gioia Tauro.


 
Prima del corteo, ci sono stati alcuni momenti di tensione. “Salvini razzista” hanno urlato i braccianti in corteo. E ancora: “Libertà, libertà… Tocca uno e tocchi tutti”. Alla fine, però, la manifestazione si è svolta in maniera ordinata. Al fianco dei migranti c’era anche don Pino De Masi, il prete di Libera da anni impegnato contro la ‘ndrangheta in provincia di Reggio Calabria: “Certamente il clima non è stato favorevole e non è favorevole. Credo che adesso dobbiamo tutti darci da fare per abbassare i toni altrimenti i frutti sono questi che stiamo vedendo. Mi auguro che la campagna elettorale sia finita e che chi governa comprenda che deve governare il Paese. La campagna elettorale è finita per tutti”.
Gli fa eco il sindacalista dell’Usb Abobakar Soumaoro che si scaglia contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Ha dichiarato che è finita la pacchia. Ma è finita per lui non per noi che non siamo mai stati nella condizione di parassita come lo è stato il suo partito politico che, come dicono le indagini, prendeva i contributi e li mandava in Africa. Questa terra è stata saccheggiata non dai migranti ma dai politici”.  “Saumayla era un cittadino, un bracciante, un lavoratore. – aggiunge Saoumaoro – Aveva una figlia di 5 anni e una compagna in Mali. Da anni era impegnato nella lotta rispetto a una condizione di lavoro di assoluta schiavitù. Questo era Saumayla. Non era un extracomunitario, un migrante ma una persona, un sindacalista. Non era un ladro ma viveva in quella gabbia”.
Sul fronte delle indagini, i carabinieri stanno cercando ancora l’uomo che con la Fiat Panda ha ucciso il ragazzo maliano e ferito gli altri due migranti. Non ci sono molte novità rispetto a quello che già era emerso nelle ore successive alla sparatoria se non che, il killer pare si trovasse già sul posto quando le tre vittime erano arrivate per prendere quelle lamiere di alluminio che servivano a costruire le baracche. Non è escluso, però, che gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Vibo Valentia, abbiano già identificato l’uomo grazie alle indicazioni dei due braccianti scampati all’agguato. Migranti che, agli investigatori, hanno fornito anche i primi numeri dell’auto con la quale si è dato alla fuga.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci:  In Italia oramai siamo allo sbando. I diritti per i lavoratori non esistono più e ne fanno tutti le spese, dagli italiani agli stranieri di buona volontà. Che vergogna! E questo sarebbe un paese civile?





giovedì 17 maggio 2018

VERGOGNA! L'autismo non sarà più garantito dal Fondo del Servizio Sanitario Nazionale.

Risultati immagini per autismo





E’ successo ieri in Conferenza Unificata , con l’approvazione dell’atto di intesa che aggiorna le nuove Linee di indirizzo in relazione all’autismo.
Solo un anno fa, vi era stato un timido plauso a quello che sembrava un passo avanti nel riconoscimento dell’autismo, ovvero l’entrata della patologia nei Lea, e la garanzia che ai pazienti fosse garantita dal SSN, l’erogazione di cure e servizi.
Rifacendosi alla legge 134 del 2015, all’articolo 60 si leggeva:
“Il servizio sanitario nazionale garantisce alle persone affette dai disturbi dello spettro autistico, prestazioni di diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato”
Oggi la doccia fredda, perché ieri l’atto di intesa che è scaturito dalla Conferenza Unificata del 10 maggio, ha squalificato il documento precedente, cancellando di fatto la legge 134 del 2015 e l’articolo 60.
Nella revisione della linee di indirizzo è stata inserita la clausola:
“tali linee di indirizzo saranno realizzate compatibilmente con le risorse disponibili a livello territoriale”.
I servizi e le cure previste per le persone affette da autismo, saranno garantiti dalle Asl e solo in relazione alle risorse finanziare disponibili.
Le associazioni minacciano di impugnare l’atto di intesa.
Gli autistici rimarranno privi di cura e di assistenza, rilegandoli allo stato di abbandono.
Le famiglie al solito dovranno farsi completamente carico dell’assistenza al proprio caro.
Ancora un volta quello che sembrava un passo avanti, indietreggia irrimediabilmente.
da il Sole24 ore sanità

giovedì 10 maggio 2018

Raid Casamonica. Pestano un barista e prendono a cinghiate una disabile

I due aggressori si sono allontanati a bordo di una Ferrari e una Golf

 

Entrare in un bar della capitale e non essere serviti subito è un affronto troppo grande per due appartenenti alla famiglia dei Casamonica che, per riportare il "rispetto dovuto" nei loro confronti, hanno prima aggredito il barista che si era azzardato a servire altri prima di loro, e poi con una ferocia inaudita hanno preso a cinghiate e calci al petto, una giovane ragazza disabile, l’unica che è intervenuta a difesa del gestore del bar in via Salvatore Barzilai, zona Romanina.
Le violenze risalgono al 1° aprile scorso, giorno di Pasqua quando sia il barista che la ragazza disabile sotto gli occhi di tutti sono stati vittima di un feroce pestaggio e minacce di morte. Nessuno infatti ha mosso un dito per mettere fine a quell’assurda aggressione, ma il motivo è semplice: la zona in cui è situato il locale, teatro dell’aggressione, è un quartiere in cui i Casamonica se la comandano e nessuno dei residenti vuole correre il rischio di avere a che fare con loro. A conferma di questo la testimonianza del barista che riporta come motivo della violenza il fatto che i due Casamonica rivendicavano la "titolarità" del loro territorio.
I due aggressori dopo aver distrutto il locale, come se niente fosse si sono poi tranquillamente allontanati a bordo di una Ferrari nera e una Volkswagen Golf bianca. Poche ore dopo dello stesso giorno, la giovane e coraggiosa disabile ha comunque avuto il coraggio di sporgere denuncia agli agenti di polizia del commissariato Romanina, gli stessi che erano immediatamente intervenuti sul posto al momento del pestaggio. Il gestore del bar, un romeno di 39 anni, era stato picchiato così violentemente da dover ricorrere alle cure presso il vicino policlinico di Tor Vergata.


Silvia Mancinelli
Mary Tagliazucchi

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Della serie la mamma degli imbecilli è sempre incinta. Spero che li sbattano in galera e buttino via la chiave!!!