IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

giovedì 31 ottobre 2013

Ecco perche' vogliono eliminare il nostro contante

31 ott 2013 - Secondo quanto riportato dalla Reuters, il Ministro Saccomanni avrebbe espresso la volontà da parte dell’esecutivo di ridurre ulteriormente i limiti di utilizzo del contante.Nell’agenzia si legge:Il governo intende ridurre la soglia massima di pagamento in contanti, attualmente posta a 1.000 euro.”Questo è un punto su cui l’Italia resta indietro ed è un punto su cui vogliamo intervenire”, ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante un’audizione in Parlamento sulla legge di Stabilità.

Di seguito vi propongo alcune riflessioni, in parte già ospitate su numerosi articoli presenti sul blog.
Nella vita comune, l’utilizzo del denaro contante è una delle cose più normali che esista. La possibilità di utilizzare denaro contante per compensare transazioni commerciali, costituisce elemento di libertà di  ogni essere umano, oltre che motore di sviluppo alla crescita economica e al benessere collettivo.
Quotidianamente, avvengono milioni e milioni di transazioni che hanno come contropartita l’utilizzo del denaro contante, senza il quale, con ogni probabilità, parte di queste non avverrebbero mai, o avverrebbero in maniera sensibilmente ridotta.
L’utilizzo del denaro contante è semplice, è pratico, è efficace, è veloce e non è costoso.
Questo, unito alla possibilità di utilizzare anche altre forme di pagamento che il progresso tecnologico ha reso disponibili, contribuisce ad elevare il grado di efficienza della società e delle pratiche commerciali le quali, a seconda dei casi, richiedono strumenti di pagamento più o meno consoni a talune tipologie di spese.
Ridurre o eliminare del tutto l’utilizzo del denaro contante nelle pratiche commerciali, implicherebbe che chi ha uno stipendio, ad esempio, dovrà riceverlo obbligatoriamente in banca. Così come ogni sostanza contante di cui si dispone, dovrà essere depositata in banca, e da lì spesa attraverso la moneta elettronica.
Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato oltre che di questa forma di libertà (cioè quella di utilizzare il contante), anche dell’unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario. Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli.
A quel punto, essendo il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. E’ evidente, e le banche festeggiano. Nel corso dei secoli, la necessità degli stati e quindi della politica, di contare sempre più sull’appoggio del sistema bancario per il finanziamento degli abusi di spesa della macchina statale e dei privilegi di politici (spesso corrotti ed incapaci), ha favorito l’instaurarsi di  una connivenza simbiotica tra la politica e il sistema bancario. Ciò  per reciproca convenienza: quella della politica di poter contare sui favori dei banchieri; e quella di quest’ultimi, di poter godere di  un quadro normativo di  favore per incrementare i propri affari e, in caso di dissesti, contare sull’interventismo statale.
Il denaro, per il sistema bancario, è elemento sul quale fonda i propri affari: in buona sostanza è la merce da vendere.  Avere il controllo e la gestione di tutto il denaro, per la banca, è un moltiplicatore del proprio business e quindi di redditività.
In un sistema basato sulla riserva frazionaria quale è il nostro, accade che i 1000,00 euro che vengono depositati in banca, possono  diventare (per il sistema bancario) fino a 100.000, ossia cento volte tanto. E ciò è possibile per l’effetto moltiplicativo dei depositi. Siccome sulle somme depositate la banca è tenuta ad accantonare solo l’1% del deposito (nel nostro caso 10 euro, l’1% di 1000) per far fronte ad eventuali esigenze di cassa e richieste di rimborso delle sostanze depositate, ne consegue che le altre 990 possono essere  immesse nuovamente nel sistema, mediante la concessione di prestiti. A questo punto i 990 euro concessi in prestito, vengono nuovamente depositati sul sistema bancario e la banca, dopo aver provveduto ad accantonare un altro 1% (9.90 euro in questa seconda fase) della somma depositata, avrà nuovamente a disposizione 980.10 da poter  concedere di nuovo in prestito, e così via fino a che non si sarà esaurito l’effetto moltiplicatore sul deposito iniziale. Ossia fino a quando non si sarà prodotta moneta virtuale per 100.000 euro a fronte dei 1000 euro di deposito reale iniziale. In sostanza, per ogni mille euro di deposito, la banca potrà moltiplicare fino a 100.000 euro la materia oggetto dei propri affari: il denaro. 
Sulla massa di prestiti concessi, in questo caso 99.000 euro,  la banca trae un enorme profitto applicando un tasso di interesse che chi ha usufruito del prestito dovrà rimborsare a determinate scadenze, unitamente al capitale preso in prestito. Alla luce del ragionamento appena esposto, risulta del tutto agevole comprendere l’interesse da parte del sistema bancario affinché si giunga alla completa eliminazione della denaro contante. Tanto meno sarà il contante in circolazione, tanto più elevata sarà la possibilità riservata alle banche di incrementare il proprio giro d’affari e aumentare a la redditività prodotta, che si traduce in bonus milionari pagati ai super manager.
Il sistema bancario così deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese. Deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente.
Siccome le pretese impositive dello Stato si fondano su imponibili di cui lo Stato stesso ne dovrebbe conoscere le dimensioni e la collocazione, se ne deriva che lo Stato non potrebbe tassare ciò che non conosce, come ad esempio il denaro contante che voi custodite a casa. Almeno fino a questo momento.
Il pericolo è proprio quello di essere obbligati, tramite un provvedimento di legge, a privarsi dell’utilizzo del contante, per rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale.
Tra qualche giorno,  le banche italiane dovranno trasmettere all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti.
Lo stato, con un semplice click, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazione, che la sua dimensione complessiva. Ricchezza incrementata, ovviamente, dai depositi di denaro contante che, oltre a far aumentare la base imponibile da colpire con un’eventuale imposizione patrimoniale, offre allo Stato la garanzia del buon esito della sua pretesa tributaria.
Quindi, in questo caso, avrebbe a sua completa disposizione ogni forma di ricchezza, e potrebbe tassare, confiscare ed espropriare, ogni importo a suo piacimento, desiderio e necessità, sia per salvare chi tale ricchezza la detiene in deposito (le banche), sia per salvare se stesso e i privilegi del manipolo di gerarchi da un’eventuale bancarotta.
Anzi, questo pericolo è quanto mai reale e percepibile al punto che buona parte della nomenclatura politica del paese non nasconde affatto il desiderio di applicare un’imposta patrimoniale.
Volete un esempio su cosa potrebbe fare lo stato con il vostro patrimonio? Bene, basta prendere ad esempio Cipro. La cosa più semplice da fare è proprio quella di aggredire il deposito sui conti correnti. Sono sostanze disponibili e quindi per definizione idonee ad essere immediatamente trasferite, dal conto corrente alle casse dello stato. E poi se lo Stato è fortunato e a voi vi dice male, sul conto corrente potrebbe anche trovare un saldo particolarmente elevato derivante dal mutuo che la vostra banca, magari, vi ha accreditato qualche giorno prima per comprare la vostra casa o finanziare la vostra attività. Quindi un “extragettito” per lo Stato, una maggiore rapina per voi, su dei patrimoni a debito che dovrete rimborsare alla banca.
La cosa vi sorprende? Nel 1992, con la patrimoniale di Amato, è accaduto proprio questo. Aziende e famiglie di sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario. Vi sembra giusto?
Volete un altro esempio? Eccovi serviti. Parte della politica, ad esempio, come dicevamo, non nasconde affatto l’idea che sarebbe favorevole ad un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni. A parte il fatto che non si forniscono chiarimenti su cosa debba intendersi per patrimonio, ossia se si dovranno considerare beni immobili, mobili, investimenti, aziende ecc., il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un’imposizione patrimoniale sarà molto ridotto, probabilmente, abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l’imposizione al fine di aumentare la base imponibile.
Solo per citare un esempio, qualora dovesse essere tassato il patrimonio immobiliare, non è detto che il contribuente abbia disponibili gli importi per adempiere all’obbligazione tributaria. Ecco quindi che il fisco potrebbe aggredire il conto corrente dove si detengono, per obbligo normativo, anche le risorse indispensabili per il sostentamento dei propri congiunti, lasciando a pancia vuota tutta la famiglia.
Ma la carrellata di casi e gli aspetti inquietanti di una simile coercizione della libertà individuale è ancora lunga, fitta, se non interminabile. Si potrebbe andare avanti per ore, ma non cambierebbe affatto il risultato.
La banca, concludendo, diverrebbe una gigantesca camera di compensazione, ossia soggetto giuridico al servizio (più di quanto lo sia oggi) dello Stato per espropriare ricchezza: ossia il presente e il futuro di liberi ed onesti cittadini. Il perché è chiaro: per rendere solvibile il debitore non c’è via più semplice che quella di compensare debiti del debitore con i crediti del creditore. E il gioco è fatto

Paolo Cardenà

Fonte: www.vincitorievinti.com

mercoledì 30 ottobre 2013

VIDEO-SCANDALO Monti fiero alla CNN mentre era Premier “Stiamo distruggendo la domanda interna”


[VIDEO 30.05.2012] MONTI fiero alla CNN mentre era PREMIER: “Stiamo distruggendo la domanda interna” Quando me l’hanno detto ho pensato ad una balla, un’esagerazione. Poi ho cercato ed invece no, al minuto 2.37 Monti dice, con espressione soddisfatta e fiera, le seguenti testuali parole:we are actually destroying domestic demand through fiscal consolidation”“in realtà stiamo distruggendo la domanda interna tramite il consolidamento fiscale”In Italia non c’è stato mezzo giornale che ha riportato questa frase all’epoca. NESSUNO.


video postato da Andrea Lenci (@andrealenci)
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Tratto da: Fonte
 

lunedì 14 ottobre 2013

Tagli alla sanità, caos nel governo

Nella legge di stabilità anche la riduzione della spesa sanitaria di un miliardo. La Lorenzin frena: "Insostenibili altri tagli". Saccomanni promette: "Troveremo una soluzione"

 

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"Se la legge di stabilità comprendesse nuovi tagli lineari alla sanità pubblica, come trapela da indiscrezioni giornalistiche, salta il servizio sanitario nazionale, e non saranno garantiti i livelli essenziali d’assistenza". È l’allarme che trapela dal ministero della Salute dopo le ipotesi di una nuova "sforbiciata" ai fondi per la sanità pubblica. Tagli che, si precisa dal ministero, "per ora sono solo una indiscrezione". "Ho detto con grande chiarezza che il Sistema Sanitario Nazionale non può sopportare i tagli che abbiamo letto sui giornali, da 1,5 a 3 miliardi - ha tuonato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - rimangono solo rumor negli scantinati del ministero dell’Economia". Per il momento, però, l titolare dell'Economia Fabrizio Saccomanni si è limitato a promettere che si troverà una soluzione equa.
Le ipotesi circolate parlano di un miliardo in meno, quelli che avrebbero dovuto evitare l’introduzione di nuovi ticket, più tagli a servizi per oltre un miliardo. "La sanità ha avuto tagli per 22 miliardi negli ultimi anni", ha spiegato la Lorenzinil Sistema sanitario nazionale si trova in una fase di ristrutturazione importante e di recupero di risorse dalle regioni. "Se vogliamo mantenere certi standard - ha continuato - non possiamo subire altri tagli". Con nuovi tagli lineari, infatti, il patto per la Salute rischia di saltare: "I risparmi si stabiliscono solo tra ministero e Regioni, non con tagli lineari ma con una mirata lotta agli sprechi. Altrimenti saltano le 15 regioni sotto piano di rientro e sono in difficoltà anche le 5 che hanno i conti in ordine". Al momento, riferiscono le fonti del ministero all’Agi, dal ministero si augurano che un confronto tra Saccomanni e la Lorenzin abbia luogo prima del Consiglio dei ministri che domani dovrà varare la legge di stabilità, per chiarire la questione evitando che il "caso" scoppi proprio in Consiglio dei ministri. Peraltro, si fa notare, la "sforbiciata" potrebbe riguardare anche altri dicasteri, seppure con entità minori, quindi è bene che ci sia una discussione collegiale su come e dove reperire i fondi necessari. Dal canto suo Saccomanni si è limitato a dirsi ottimista: "Alla fine si troverà una soluzione equa per tutti".
Non è solo il ministero della Salute ad essere preoccupato per i tagli previsti da Saccomanni. Pd e sindacati sono, infatti, sul piede di guerra. In vista del varo della legge di stabilità, i dem fanno squadra per dare forza alle proposte che chiedono essere inserite nel provvedimento economico. Proprio per questo il segretario Guglielmo Epifani ha incontrato nella sede del partito il ministro per i Rapporti col parlamento Dario Franceschini, il viceministro all’Economia Stefano Fassina, il responsabile economico del Pd Matteo Colaninno ed il capogruppo al Senato Luigi Zanda. Secondo Epifani, l'esecutivo deve dare "un altro segnale di inversione di tendenza e di fiducia rispetto alle attese dei cittadini chiudendo finalmente la stagione dei tagli continui alla sanità". Sulla stessa linea anche i sindacati che hanno invitato il governo a smentire coi fatti la riduzione del finanziamento al sistema sanitario nazionale. "Un taglio dall’attuale spesa sarebbe devastante per la tenuta dei servizi ai cittadini e per la qualità del lavoro di medici e operatori sanitari. Siamo all’allarme rosso, al limite della sussistenza", ha tuonato la Cgil che, attraverso Cecilia Taranto, ha chiesto di "scongiurare ulteriori pesanti riduzioni dei livelli essenziali di assistenza, a partire dalla cancellazione dell’aumento dei ticket, che si tradurrebbero in altri 2 miliardi di tagli alla salute".

Sergio Rame

Fonte 

 

Il governo non fa nulla per i marò ma ci costa oltre 5 milioni di euro

Scontro tra i ministri indiani: si rischiano tempi più lunghi. E i costi lievitano: ecco quanto ci è costata l'inefficienza dei ministri Terzi e Bonino

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Marò - A casa per Natale?

 

 
Litigano i ministri indiani sul caso dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. E, considerato che il braccio di ferro potrebbe avere riflessi sulla campagna elettorale locale, la tensione rischia di complicare la sorte dei due fucilieri del Battaglione San Marco. La tensione tra i ministri è così alta che, secondo il quotidiano The New Indian Express, il governo federale ha deciso di chiedere il parere del procuratore generale, G E Vahanvati, per "trovare una via d’uscita al pasticcio". Il nodo è dato dal "no" italiano a consentire che i quattro colleghi dei marò vadano in India per deporre nel processo. A pagare la linea fallimentare del governo Monti, prima, e del governo Letta, poi, sono sicuramente i nostri militari ingiustamente detenuti, ma anche noi italiani che tra indennizzi e parcelle di avvocati abbiamo già sborsato 5 milioni di euro.
L'esecutivo guidato da Mario Monti ha mostrato una incompetenza senza precedenti nel tentativo di risolvere la querelle con l'India che, al momento del rientro in Italia per il Natale, ha toccato l'apogeo della farsa. Il diritto internazionale calpestato, i nostri marò insultati e la Fernesina messa a tacere. L'attuale ministro degli Esteri Emma Bonino non è certo riuscita a fare meglio del Giulio Terzi di Sant'Agata. Anzi. È addirittura arrivata a ipotizzare che, sotto sotto, i due marò qualche colpa ce l'hanno pure. Un vero e proprio schiaffo che va ad aggiungersi alla lunga inefficienza dimostrata in questi due anni. Non solo. Come spiega Il Tempo, questa inefficienza ci sta pure costando cara. Sull'erario pubblico pendono le spese delle missioni diplomatiche in India per trattare con le autorità locali, i cosri di viaggio per i familiari dei marò che, come anche i due fucilieri, alloggiano nella nostra ambasciata e lo stipendio che i due militari giustamente percepiscono. E ancora: ci sono la cauzione di 800mila euro pagata dalla Farnesina lo scorso 2 giugno per permettere a Latorre e Girone di lasciare il carcere di Thiruvananthapuram e l'indennizzo versato ai pescatori del Kerala che viaggiavano sul peschereccio Saint Antony. Sebbene non è ancora stato accertato se siano stati uccisi dai marò, alle famiglie sono state liquidati 150mila euro a torto. E, per concludere, le spese legali per la difesa dei militari del battaglione San Marco. In totale, il conto del Viminale è di 3,3 milioni di euro:le tre tranches da 900mila, 800 mila e ancora 900mila euro sono già state saldate, mentre l'ultima da 700mila deve essere ancora versata. Ma non finisce qui. Nell'elenco delle spese fatto dal Tempo ci sono poi le parcelle dei due studi locali che, dall'inizio della disavventura, si stanno occupando di assistere Girone e Latorre, e dei legali indiani Salve e Rohatgi che sono patrocinanti alla Corte Suprema. Andranno, infine, a sommarsi anche le perizie tecniche, i detective che indagano sul posto e altre attività necessarie alla difesa. A oggi il saldo è, appunto, di oltre cinque milioni di euro. Per ora. Perché, se la Bonino non si muove a trovare una soluzione, il conto è destinato a salire. Conto che non è nulla se paragonato alla libertà negata ai nostri militari e alla figuraccia diplomatica a cui stanno esponendo il nostro Paese.

Sergio Rame

sabato 12 ottobre 2013

Marine Le Pen spaventa Draghi: Francia sovrana, addio Ue

Il rigore è miracoloso, perché produce crescita. Magia? No: errore. O meglio: falsificazione della realtà, grazie a dati incompleti, parziali e truccati. Così la comunità economica internazionale ha clamorosamente bocciato Harvard, il santuario del neoliberismo imbroglione, e il falso “vangelo” di Ken Rogoff e Carmen Reinhart, fondato su cifre sballate

 Proprio Harvard è la sede che Mario Draghi ha scelto per “rispondere” a distanza a Marine Le Pen, che promette di fare della Francia il paese che scardinerà l’impostura di Bruxelles. La scelta dell’euro è irreversibile, ha sottolineato testualmente Draghi, evidentemente a nome dei super-banchieri che rappresenta. Dall’euro non c’è ritorno (come dall’inferno) perché, dice l’ex stratega della Goldman Sachs, esponente di una micidiale super-lobby come il Gruppo dei Trenta, la moneta unica è frutto di una storica decisione degli Stati europei. Curiosa concezione della storia: come se la vicenda del mondo non fosse una trama fluida di continui cambiamenti. Tutto è sempre reversibile, compresa la miserabile moneta europea. Sta a dimostrarlo la Le Pen: sovranità e fine dell’austerity, o la Francia saluterà non solo l’euro, ma anche l’Unione Europea.
I sondaggi del “Nouvelle Observateur” che danno il Front National primo partito francese alle europee
della primavera 2014 fanno tremare non solo

 Marine Le Pen

l'Eliseo, ma anche l’Unione Europea e i suoi veri padroni, i “Masters of Universe” che pilotano l’atroce crisi europea attraverso l’Eurotower di Francoforte affidata all’ex banchiere centrale italiano. «Se le elezioni confermassero i risultati dei sondaggi, la vittoria di una forza dichiaratamente antieuropea porterebbe i mercati a scommettere nuovamente sull’uscita dei paesi periferici dall’area euro», scrive il “Keynes blog” in una nota ripresa da “Come Don Chisciotte”. «Non si può escludere che a quel punto la Le Pen, che si dice già pronta a guidare la Francia come presidente, potrebbe diventare un esempio da seguire nelle periferie europee». Di fronte al 24% pronosticato dal sondaggio, François Hollande non ha avuto meglio da dire che occorre «rialzare la testa di fronte agli estremismi e alla xenofobia».
Il successo annunciato della Le Pen «è dovuto in buona parte al fatto che la Francia socialista ha abbassato la testa di fronte alla Germania: Hollande aveva promesso in campagna elettorale di ricontrattare il Fiscal Compact e imporre una svolta all’Europa, ma ha infranto questa promessa già pochi giorni dopo la vittoria», sottolinea il blog. Le classi dirigenti europee sembrano ignorare totalmente la popolarità di chi denuncia in modo diretto l’abuso di potere commesso da Bruxelles, e «insistono nel percorrere la strada del rigore e dell’abbattimento dei redditi». In realtà, l’ostinazione nel non prendere atto dell’insostenibilità dell’euro sembra resistere di fronte all’evidenza, «sorretta dall’illusione che l’austerità e le “riforme strutturali” stiano producendo un nuovo equilibrio nell’Eurozona». Presto, il successo della Le Pen contagerà anche l’Italia, dove «una classe dirigente incapace di autocritica si illude di ottenere qualcosa dall’Ue rispettando alla lettera i parametri di Maastricht e presentandosi in Europa con il cappello in mano». Scriveva Keynes: «Le persone timide in posizione di responsabilità sono un passivo per la nazione».

Fonte 

mercoledì 9 ottobre 2013

Ma ce l’avete ancora una coscienza?



Vorrei porre alcune domande all’uomo Giorgio Napolitano non alla carica che ricopre, anche perché la “nostra” Costituzione non prevede la rielezione, per cui ritengo il mio paese privo di questa rappresentanza. Sono rimasta per davvero folgorata dal coraggio dimostrato nell’attaccare frontalmente i ragazzi del Movimento 5 Stelle accusandoli di fregarsene del paese. Quei ragazzi infatti lo hanno dimostrato nei fatti di quanto se ne fregano. Quei ragazzi sono stati gli unici a ridursi lo stipendio, a rinunciare ai rimborsi elettorali, a recarsi in quella mangiatoia con l’autobus, la bicicletta o a piedi. Sono gli unici a non possedere auto blu, portaborse o quant’altro, perché quei ragazzi sanno che i vostri osceni privilegi, i vostri stipendi milionari, i vostri lussi derivano dalle privazioni cui sottoponete la popolazione. Vorrei che lo stesso coraggio con cui si è rivolto a quei ragazzi, lo adoperasse anche nel rivolgersi contro coloro, che per davvero, se ne fregano dei problemi della gente. E quando viene a dirci che dipende dalla modernità, dalla globalizzazione, dalla crisi questa tragica situazione in cui ci troviamo, le chiedo se si è mai posta la domanda: A chi lo dobbiamo? Chi ha voluto tutto questo? La popolazione? L’hanno voluta i lavoratori che si spaccano la schiena otto-dieci ore al giorno per uno stipendio da fame? L‘hanno voluta i 5 Stelle? Oppure gli stessi cannibali a cui non basta né questo mondo né l’altro, per saziare la loro fame di sangue e carne umana? Per realizzare questo crimine, per sottomettere l’intera popolazione ai mercati siete arrivati a far massacrare a bastonate e persino uccidere chiunque tentasse di ribellarsi. Lei sa bene cosa accadde al G8 di Genova, dove i “No Global” di tutto il mondo, lottavano contro questi dannati, sapendo cosa ne sarebbe stato della popolazione. Li avete terrorizzati, lasciati bastonare a sangue, umiliati come persone, ottenendo in questo modo la realizzazione del più devastante crimine contro l’umanità. Sono le caste che lei difende a fregarsene della popolazione, ad averla calpestata nei suoi sacrosanti diritti, ad averla sottomessa e resa schiava di questi cavalieri della morte nascosti dietro sigle, di cui tutti voi conoscete bene le facce. Mi chiedo con quale coscienza osate ancora rivolgervi a quella popolazione pugnalata alle spalle. Ma cosa potete saperne voi della disperazione in cui l’avete gettata? Cosa potete sapere di chi ha perduto il lavoro, di chi non sa come sfamare la propria famiglia, di chi non riesce a riposare la notte, di chi ha voglia di suicidarsi, di chi vorrebbe imbracciare un mitra e fare giustizia? Ma come fate a vivere quando state togliendo la voglia di vivere a milioni di persone? Vorrei che facesse un esame di coscienza e costringesse l'intera casta a fare altrettanto, se ancora ne possedete una. _______________________________________________________________________

M5S Camera e Senato. Il MoVimento 5 Stelle ha a cuore i cittadini, i diritti umani ed il rispetto delle leggi. E' con le nostre proposte, già depositate e avanzate in questi mesi, che risponderemo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha violato il suo ruolo di arbitro super-partes attaccando in maniera ingiustificata il M5S. In diretta dal Senato i parlamentari del M5S presentano il "Piano Carceri" e le proposte per soluzioni alternative ad indulto e amnistia per risolvere il dramma del sovraffollamento degli istituti penitenziari. Parteciperanno i portavoce M5S al Senato Paola Taverna, Mario Michele Giarrusso, Maurizio Buccarella e i portavoce M5S Camera Francesca Businarolo, Giulia Sarti e Andrea Colletti.
 
Articolo di Maria Pia Caporuscio
 
 
 
Commento di Oliviero Mannucci: Io non sono un Grillino, ma quando ci vuole ci vuole. Napolitano si è aumentato lo stipendio di circa 9000 euro l'anno, Obama invece ( il presidente della più grande potenza del mondo) se lo è abbassato. E dice ai Grillini che non " Se ne fregano dei problemi della gente". "Carissimo" Napolitano ci vuole proprio una bella faccia per dire una cosa del genere, non le pare! Se la Comunità Europa non prevedesse una forte multa per le condizioni delle nostre carceri, probabilmente se ne fregherebbe anche lei. Non è con l'amnstia o l'indulto che si risolve il problema. Le carceri devono servire a far scontare una pena, ma anche a rieducare il cittadino che ha sbagliato. Il problema è anche il sovraffolamento carcerario, ma anche un discorso di cilviltà,. Anche rientrando nel numero legale, le nostre carceri, la maggior parte, fanno veramente schifo. Chi vi entra, esce più criminale di prima spesso e volentieri. E questo perchè la maggior parte sono fatiscenti e obsolete, e anche chi vi lavora lo dice: è come se fossero in  carcere anche loro, e infatti oltre ai detenuti si sono suicidati diversi secondini. Quidi "carissimo" Napolitano ( 239000000 euro all'anno) , eviti di rigirare la frittata. E' proprio questo il comportamento di chi non ha nulla da dire.Le ricordo che mentre lei si aumentava lo stipendio tanti lavoratori si sono suicidati. Cosa avete fatto lei e tutti i politici per evitare queste situazioni? Niente, avete solo minimizzato. Monti arrivò a dire che i nostri suicidi erano comunue meno della Grecia. Ah! che bella consolazione! Non le pare. Scendete dalle poltrone, uscite dal Palazzo, provate a vivere la vita reale, quella della precarietà, della disoccupazione, della disperazione e  allora forse capirete i problemi della gente.
 
 
 
 
 

Ecco le prime misure del governo del fare... anzi dell'aumentare! La solita zuppa insomma!

La "manovrina": crescono le accise e gli acconti Ires e Irap, 330 mln per la cassa integrazione in deroga

 http://www.wallstreetitalia.com/immagine/35119.jpg/300/una-vignetta-che-descrive-molto-bene-l-immagine-che-gli-italiani-hanno-del-parlamento-soprattutto-in-questa-legislatura.aspx

 

Consiste in 9 articoli il decreto all'esame del Consiglio dei Ministri che si pone come obiettivo quello di riportare il deficit/Pil entro il 3% per quest'anno. La cosiddetta manovrina prevede una serie di interventi mirati a finanziare la cassa integrazione in deroga e il fondo per l'immigrazione e una copertura che ricalca quella già prevista dal decreto che congelava l'Iva e che, a causa della crisi politica, non andò in porto. Gli interventi verranno infatti finanziati attraverso un aumento delle accise sui carburanti e sugli acconti Ires e Irap. Non c'è, come d'altronde previsto, accenno al taglio del cuneo fiscale che dovrebbe invece incluso nella legge di stabilità, ancora al vaglio dell'esecutivo.
In sintesi, il provvedimento prevede un rifinanziamento della Cig in deroga per 330 milioni, mentre altri 35 milioni andranno alla social card. Dopo la tragedia di Lampedusa, torna alla ribalta il problema degli immigrati e l'esecutivo ha così deciso di stanziare un Fondo da 190 milioni per il 2013 ma anche un aumento di 20 milioni per il Fondo per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati.
Per finanziare tali spese e visto il mancato gettito derivante dalla cancellazione dell'Imu, l'esecutivo ha pensato di fare aumentare le accise sui carburanti: in pratica, la benzina costerà 6,5 centesimi al litro in più. L'incremento che scatterà invece dal prossimo 1 gennaio e che varrà fino al 31 gennaio 2014 sarà di 3,3 centesimi al litro. Per le imprese l'acconto Ires sarà più salato, salendo dal 101 al 103% e di conseguenza anche l'Irap: per l'Ires, in base ai calcoli del Tesoro, nel 2013 il maggior gettito è di 534,4 milioni e di 28,4 milioni per le addizionali. In rialzo anche gli acconti Irap che dovrebbe comportare un maggior gettito di 327,2 milioni per il 2013. Infine, tra le altre norme del provvedimento figura anche un rafforzamento del Comitato di Consulenza globale e di garanzia delle privatizzazioni che diventa permanente: il relativo incarico dei membri ha durata triennale, con possibilità di conferma. Ai Componenti del comitato non spetta alcun compenso e non sono attribuiti gettoni di presenza.
Nel provvedimento, infine, figurano altre misure tendenti alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblici e alla semplificazione del processo di alienazione di tali immobili e un indennizzo per le imprese impegnate nei lavori della Tav che abbiano subito atti di danneggiamento, non colposi, delle proprie attrezzature volti ad ostacolare o rallentare l'esecuzione delle stesse opere.

(Affaritaliani.it)

Commento di Oliviero Mannucci: E mentre il gettito IVA diminuisce, a fronte dell'aumento dal 20 al 21%, i nostri "carissimi" politici che hanno fatto, hanno aumentato di un altro punto l'IVA, portandola dal 21 al 22%, cosa che farà diminuire ulteriormente il gettito per lo Stato e aumentare le prestazioni a nero o a far calare la vendita di prodotti che sono venduti al 22%. Io da tempo, quando devo comprare qualcosa d'importante ( soprattutto prodotti tecnologici)  che ha questa aliquota, lo acquisto a San Marino, l'IVA è al 17%risparmiando discrete cifrette. Insomma lo Stato con queste misure si da ulteriormente la zappa sui piedi. Inoltre non contenti del guaio già combinato, il " governo del fare" ha fatto, ed ha aumentato tutta una serie di tasse che non faranno altro che aggravare la situazione della disoccupazione e delle imprese e incazzare i cittadini più di quanto già non sono. Mentre loro non si sono diminuiti di un centesimo lo stipendio e tutti i benefit annnessi e connessi.  I carburanti era proprio l'ultima cosa che doveva essere toccata, di conseguenza ora aumenterà tutto, anche i prodotti che vengono venduti con aliquota IVA minori, come quella del 4% e del 10%. Spero che oramai sarà chiaro ai più che la classe politica odierna è totalmente incapace di governare, l'unica cosa che sa fare, ma questo l'hanno fatto tutti, hanno aumentato le tasse ulteriormente. Grazie Letta, grazie Berlusconi, grazie a tutti! Ve lo do io il governo del "fare", andate a "fare" in culo!

Oliviero Mannucci

Movimento Popolare di Liberazione Nazionale "Culo a strisce"

martedì 8 ottobre 2013

Report : Decreto del fare: burocrazia 07/10/2013


Ieri sera, lunedì 7 ottobre 2013, è andata in onda la seconda puntata stagionale di Report. La trasmissione d’inchiesta di Rai Tre ha puntato i riflettori sui ritardi della Pubblica Amministrazione che spesso danneggiano commercianti e imprenditori. Come cambieranno le cose con il Decreto del Fare?

Indennizzo da ritardo, cosa prevede il Decreto del Fare

Il testo prevede che chi rallenta i lavori della Pubblica Amministrazione pagherà di tasca sua. Ma è proprio vero? E cosa deve fare l’imprenditore o il commerciante per essere indennizzato?  Si parla di 30 euro per ogni giorno di ritardo fino ad un tetto massimo di due mila euro (ovvero circa 60 giorni di ritardo). Non sono mancate le testimonianze dirette. Carlo Brugnoli è un commerciante di calzature che due anni fa ha aperto un nuovo punto vendita in pieno centro a Roma. Per ottenere l’autorizzazione per l’insegna ha fatto regolare domanda ma atteso 16 mesi. La sua pratica è stata seguita da Confcommercio: l’istanza è stata inviata prima alla Sovraintendenza (che aveva un mese e mezzo per rispondere), poi al Comune di Roma che avrebbe dovuto rispettare il termine di 30 giorni e che invece ha risposto dopo 12 mesi. Ritardi così gravi non vengono tenuti nella giusta considerazione dal Decreto del Fare.
Ma non è tutto: l’indennizzo da ritardo non è automatico. L’impresa danneggiata ha 20 giorni per azionare il c.d. potere sostitutivo e fare dunque in modo che venga nominato un altro funzionario che chiuda celermente la pratica. Se neanche in questo modo si ottiene il provvedimento si passa al terzo step: la richiesta al tribunale amministrativo. Ma ricorrendo al Tar l’impresa corre un rischio non indifferente: se l’istanza viene considerata inammissibile o infondata i giudici condannano il ricorrente a versare all’amministrazione una somma da due a quattro volte l’importo del contributo unificato. Ne consegue che l’iter farraginoso può rendere questa possibilità addirittura controproducente. Il ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, Gianpiero D’Alia, ha giustificato la previsione di tempi come una necessità organizzativa descrivendo l’indennizzo non come un risarcimento del danno ma come una sanzione ai danni di chi rallenta la macchina dello Stato. Ha inoltre precisato che si tratta di una misura sperimentale della durata di 18 mesi.

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Zone a burocrazia zero: lo stato dei fatti

Milena Gabanelli in studio commenta il servizio in maniera critica posto che questi ritardi costano ogni anno circa 31 miliardi di euro. La conduttrice pone l’accento in particolare sull’articolo 37, che prevede le zone a burocrazia zero. E qui le cose si complicano perché la disciplina è lacunosa. La prima a candidarsi è stata  Lecce, nel quartiere popolare 167. Ma nulla è stato fatto e le prefetture sono rimaste le stesse.

Mediazione civile obbligatoria, come funziona

La puntata si è chiusa con un riferimento alla mediazione civile obbligatoria, tornata nuovamente in vigore da poche settimane, esattamente dal 20 settembre scorso. E’ lo stesso strumento voluto da Alfano nel 2010 e poi bocciato dalla Corte Costituzionale.

Alessandra De Angelis 

Fonte 

Commento di Oliviero Mannucci: Voi ci credete? Io no!


L'evasione? Colpa delle troppe tasse

ROMA - Attilio Befera, il quale, parlando a Radio 24, ha aggiunto di ritenere che possa esistere una evasione di sopravvivenza: «Penso di sì - ha detto - anche se non so bene, non essendo un evasore»   Leggi Stipendio di Befera 


REDDITOMETRO QUASI PRONTO - Befera ha poi sottolineato che non c'è «assolutamente» una marcia indietro sul redditometro. «Abbiamo superato tutti i controlli con il Garante della Privacy - ha detto - ora stiamo mettendo a punto le ultimissime particolarità».
CGIA, CARICO FISCALE INSOPPORTABILE - Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, condivide il pensiero di Befera: «Ha ragione il direttore dell'agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ad affermare che c'è anche una evasione di sopravvivenza legata alla difficile situazione economica. La vera causa dell'infedeltà fiscale presente in Italia è, a mio avviso, dovuta ad un carico fiscale che ha raggiunto un livello non più sopportabile: indipendentemente dall'evasione fiscale, il nostro Erario dispone comunque di una quantità di entrate maggiore degli altri Paesi».
EVASIONE NON SIA ALIBI, SOLDI SPESI MALE - Dall'associazione artigiani e piccole imprese hanno continuato: «Il problema è che lo Stato italiano questi soldi non li spende bene, nonostante debba farsi carico di una spesa molto elevata per gli interessi sul debito pubblico. Certo, l'evasione va combattuta ed estirpata, ma è bene che in nessun modo si usi l'alibi dell'evasione fiscale per perorare la tesi che non ci sono i soldi, ad esempio, per la scuola, le infrastrutture, lo stato sociale o la sanità: chi sostiene questa tesi non dice la verità».
PRESSIONE TRIBUTI 3% IN PIÙ SU MEDIA UE - Nel 2012, ha ricordato Bortolussi, la pressione tributaria in Italia - ovvero le imposte, le tasse e i tributi sul Pil - era pari «al 30,2 per cento: 3,7 punti in più della media Ue e ben 6,6 punti in più della Germania. Una differenza che è solo in parte giustificata dal maggior costo del debito pubblico. Dai tedeschi, ad esempio, ci separano 3 punti di Pil (per gli interessi sul debito noi paghiamo il 5,5 per cento del Pil mentre la Germania il 2,5 per cento)».
SOLO FRANCIA HA MAGGIOR CARICO FISCALE - E passando all'analisi della pressione fiscale, le cose non cambiano di molto secondo la Cgia: «Sempre l'anno scorso, la pressione fiscale in Italia (vale a dire la somma della pressione tributaria e quella contributiva sul Pil) è salita al 44 per cento (per quest'anno è prevista in aumento di un altro 0,3 punti). Tra i big dell'Ue solo la Francia (46,9 per cento) aveva un carico fiscale superiore al nostro, mentre tutti gli altri si collocavano abbondantemente al di sotto: Germania al 40,6 per cento; Regno Unito al 37,1 per cento, mentre la media Ue era del 40,5 per cento».


Fonte




Commento di Oliviero Mannucci: Fa presto Befera a parlare quando dice che lui non è evasore, è più pagato del presidente OBAMA!  Bisognerebbe controllare se la sue prestazioni professionali sono pari a quanto incassa ogni anno dai cittadini italiani. Ho dei seri dubbi su questo!

Per diminuire l'evasione fiscale, lo dico da sempre, bisogna abbassare molto le tasse alle imprese, diminuire gli adempimenti fiscali, snellire la burocrazia e facilitare l'accesso al credito erogato direttamente dalla Banca d'Italia. E sopratutto.... mettere in galera i politici ladri e incapaci a gestire!!!!

Carceri: 65mila in cella, i posti sono 47mila

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Roma - Sono 64.758, contro una capienza regolamentare di 47.615 posti (ma questo dato non tiene conto di situazioni transitorie, come la chiusura di reparti per ristrutturazione ), i detenuti presenti nelle carceri italiane. Carceri che, nonostante le misure per ridurre le presenze attraverso misure alternative, sono ancora troppo sovraffollate.
Le cifre, aggiornate al 30 settembre 2013, sono quelle disponibili sul sito internet del ministero della Giustizia. Sul totale dei detenuti presenti nei 205 istituti di detenzione italiani, le donne sono 2.821, gli stranieri 22.770. I soggetti in semilibertà sono invece 863, e tra questi 90 sono stranieri.
La Lombardia, con 8.980 detenuti e poco più di 6mila posti a disposizione, è la regione dove le carceri sono più sovraffollate, seguita da Campania (8.103 detenuti e 5.627 posti), Lazio (7.157 detenuti e 4.799 posti) e Sicilia (6.987 detenuti e 5.540 posti). Di seguito una scheda che riporta i dati regione per regione, confrontando la capienza regolamentare con la presenza effettiva.

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Commento di Oliviero Mannucci: Il problema dell'affolamento delle carceri è solo un aspetto del problema. Il punto a mio avviso è un altro: le carceri italiane, spesso obsolete e fatiscenti, adempiono veramente allo scopo per cui sono state costruite? Le persone che vi soggiornano, oltre ad essere trattate in maniera civile, hanno poi una seconda possibilità quando terminano di scontare la loro pena o quando usciranno si saranno nel frattempo ulteriormente abrutite a causa delle condizioni in cui sono state costrette a sopravvivere dallo stato? E' chiaro che il carcere non può certo essere un albergo a 5 stelle, ma neanche un tugurio dove far vivere a forza, persone che spesso, già arrivano da situazioni difficili. Le persone dovrebbero essere aiutate, curate, perchè spesso chi delinque lo fa per un semplice motivo. E' nato in un ambiente sbagliato, ed ha alle spalle grossi problemi. Quindi non è facendo vivere le persone in condizioni "animali" che si aiuta un individuo a riscattarsi. La detenzione, dovrebbe essere un percorso "a personam", come un vestito su misura. Ad ogni individuo dovrebbe essere proposto un percorso di ravvedimento che lo porti a potersi integrare nella società ancor prima della fine della pena. Non è con l'indulto o l'amnistia, che si risolvono i problemi delle carceri, perchè oltre al numero bisogna pensare alla qualità del servizio che lo Stato erogherà al cittadino esterno ad esse e interno ad esse. Bisogna pensare alla detenzione obbligatoria con un approccio diverso di quello adottato adesso, concetti che spesso sono fermi ancora al 1800 se non peggio. E poi vogliamo pensare anche ai secondini, che spesso, sono carcerati anche loro, pur non aver commesso nessun reato.

Lampedusa, quei politici che stuprano la verità sui migranti

Sulla strage di Lampedusa sono stati consumati già fiumi di parole, e di retorica, nel dibattito pubblico nostrano. Tanti hanno giustamente sottolineato l’ipocrisia di uno Stato buffone che dopo la tragedia proclama il lutto nazionale, e intanto incrimina per il reato di immigrazione clandestina i superstiti. E il cinismo di quei politici che lacrimano come scolaretti a beneficio delle telecamere, dopo aver fieramente sostenuto l’approvazione di una legge, la Bossi-Fini, che ammette i respingimenti al paese di origine in base ad accordi bilaterali con stati in cui la detenzione e la tortura per motivi politici sono all’ordine del giorno, per impedire ai barconi di attraccare sulle nostre coste.
E che prevede il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per chiunque porti in Italia dei migranti senza visto. Col risultato poco lusinghiero di costringere gli immigrati a buttarsi in mare nel tentativo disperato di raggiungere la riva a nuoto, o di causare l’incriminazione di quei pescherecci che salvano i naufraghi da morte certa*.
Ma del cordoglio più o meno sincero e delle nostre contraddizioni giuridiche sanno quasi tutti, ormai. È meno noto, invece, che appena tre giorni prima c’è stata un’altra strage, sempre nelle acque di Lampedusa, che è passata quasi inosservata. E pochi sanno che, in questi giorni tragici, ci sono politici che neanche provano a fingere un po’ di cordoglio, e aizzano invece i loro fan contro i passeggeri disperati dei barconi.
C’è, per esempio, nella Provincia di Padova, un rappresentante politico del Pdl che scrive sul suo blog: “Viaggio della speranza? Ma ancora con queste idiozie? Un barcone di stupratori. Ecco chi andiamo a salvare in mezzo al mare, ecco per chi, il lutto nazionale.”. In un post convenientemente illustrato dall’immagine di uno stupro, che subito viene rilanciato dai tanti focolai di non-umanità accesi qui e là nella rete.
Per esempio da “Ultima difesa”, comunità Facebook orientata a destra. I cui gestori, peraltro, scambiano per vera la notizia pubblicata su un sito satirico (Lercio.it) secondo cui la ministra Kyenge avrebbe esortato a nutrire i naufraghi col cibo destinato agli animali domestici, e provano quindi ad aizzare i fan in difesa dei loro gattini affamati. E dalla miriade di altre pagine estreme che inneggiano al duce e hanno eletto Laura Boldrini e Cecile Kyenge nemici pubblici numero uno (mi chiedo, alla luce dell’inondazione di minacce che la Presidente della Camera riceve quotidianamente, come si possa ancora polemizzare sulla sua scorta). Per non parlare del sito razzista “Tutti i crimini degli immigrati” (i cui gestori, naturalmente, tengono a far sapere di non essere razzisti), che si è sobbarcato la missione altissima di dipingere qualsiasi migrante come un ladro o uno stupratore.
Propaganda che alimenta odio e discriminazione, che si manifestano in tanti altri gesti più o meno significativi, come quello del sindaco di Gemonio, che rifiuta di esporre la bandiera a mezz’asta in segno di lutto, o degli ultras che ieri in diversi stadi hanno intonato a squarciagola l’inno di Mameli durante il minuto di raccoglimento per le vittime della strage. Cori che, come spiega Enrico Currò su Repubblica, nel linguaggio cifrato delle curve indicano una presa di posizione politica, contro lo ius soli e il diritto di cittadinanza agli immigrati.
Il pretesto per speculazioni non umane sulla propensione alla criminalità dei naufraghi di Lampedusa è la notizia, riportata da La Sicilia.it, che una superstite avrebbe abortito durante il trasferimento nel deserto, prima di raggiungere il barcone. Secondo la testimonianza di un medico dell’ospedale Civico di Palermo la donna “Avrebbe subìto un’interruzione di gravidanza durante il tragico trasferimento nel deserto perché, da quello che abbiamo capito, tutte le donne hanno subìto violenza”. Su La Sicilia.it né il giornalista né il testimone azzardano ipotesi sui responsabili della violenza durante il trasferimento nel deserto. E la stessa notizia della violenza viene riportata, per il momento, in forma dubitativa. È ovvio che la questione sia da accertare, e non sarà facile.
I produttori di non-umanità invece non hanno dubbi: lo stupro c’è stato, ed è stato commesso proprio dai migranti. Gli stessi che poi sono stati trovati abbracciati in fondo al mare dai nostri sub sconvolti, forse. Al punto che il barcone viene additato, dal rappresentante del Pdl e dai suoi fan, come un cargo carico di stupratori feroci.
Nel frattempo, se la legge ha fatto il suo corso la protagonista della tragedia è stata probabilmente incriminata del reato di immigrazione clandestina, punibile con l’espulsione immediata e la multa fino a 5mila euro. Da che parte sta la ferocia?

* Nota: la legge Turco-Napolitano, poi confluita insieme alla Bossi-Fini nel Testo Unico sull’Immigrazione, stabilisce che “Non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno”. Tuttavia esistono precedenti poco rassicuranti, per gli eventuali soccorritori: l’8 agosto del 2007 i capitani tunisini di due pescherecci salvarono 44 naufraghi che stavano per affogare e li accompagnarono nel porto più vicino, quello di Lampedusa. Vennero sospettati di essere scafisti, subirono un processo lungo quattro anni (con una prima condanna a più di due anni), 40 giorni di carcere e il sequestro degli strumenti di lavoro.

Fabio Sabatini

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Ed ora, tanto per ricordare....


Flussi e riflussi storici


Scritto da Ispettorato del Congresso Americano sugli immigrati italiani negli USA, 1912

 

 “Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Emigrazione italiana in America 

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non

Albanesi alla fine degli anni 90? No italiani all'inizio del secolo ventesimo
Albanesi alla fine degli anni 90? No italiani all'inizio del secolo ventesimo

hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Il filosofo Giambattista Vico affermava che la storia è fatta di flussi e riflussi storici. Leggere questa relazione senza conoscerne la fonte o la datazione porterebbe a pensare che sia la relazione di un partito politico, per anni al governo, che ha fatto di questo argomento il suo cavallo di battaglia, salvo poi firmare, regolarmente, il decreto per i flussi e fare entrare nuovi emigranti, indispensabili alla nostra economia. Ma la relazione non parla dei nostri “extra-comunitari” ma bensì di noi italiani verso l’inizio del secolo scorso. L’ultimo capoverso poi è davvero impressionante, ho la pelle d’oca. Quelle persone puzzolenti e tarde di comprendonio sono poi diventate: Nancy Pelosi, capo del parlamento americano; Geraldine Ferraro, prima donna a concorrere alla carica di vice-presidente degli Usa; Fiorello Laguardia, grande sindaco di New York; etc etc. Come affermo da sempre, una maggiore cultura storica non farebbe male alle nostre cellule neuronali.






sabato 5 ottobre 2013

Montecitorio, Pannella e la quasi rissa con gli esodati



Scontro tra Pannella e gli esodati. La lite è scoppiata ieri sera in Piazza Montecitorio, quando un esodato ha bloccato il leader dei radicali per domandargli cosa stesse facendo il suo partito per l'emergenza lavoro. All’uomo che gli rimprovera l’immobilità del governo in tema lavoro e riforma delle pensioni, Pannella ha replicato che il suo partito non siede in parlamento (“Io non ci sto in Parlamento!”), spiegando le sue ragioni e come i partiti non siano tutti uguali, invitando l’uomo a non offendere. “Per 38 anni ho sputato sangue” la replica del lavoratore. Lo scontro è poi degenerato con offese reciproche ed è andato avanti per un po’. Pannella ha risposto anche ad un secondo esodato che accusava i politici di essere dei ladri. Il leader del partito Radicale ha replicato “Tutti chi? Sei un ladro come loro!”.

Commento di Oliviero Mannucci: Vergogna Pannella, vergogna! Possibile che voi politici ladroni, non siate in grado di mettervi nei panni di chi dopo che ha lavorato una vita si ritrova, per la vostra disonestà ed incompetenza, senza stipendio e senza pensione? State ben attenti a non farvi trovare da soli per strada la notte, perchè c'è un sacco di gente che è pronta a darvi una fraccata di legnate!


giovedì 3 ottobre 2013

L’EURO DISTRUGGE POSTI DI LAVORO MA NESSUNO LO DICE

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L’euro è un gigantesco distruttore di posti di lavoro. Basta vedere l’andamento dell’occupazione negli ultimi tredici anni: da gennaio 2001 all’agosto scorso. I dati Eurostat, facilmente consultabili sul sito, fanno vedere chiaramente che da quando è nata la moneta unica i diciassette Paesi che adottano la moneta unica hanno dovuto rinunciare a ben 7,5 milioni di posti di lavoro. Invece i dieci Paesi che, pur essendo parte dell’Unione europea, si sono tenuti le loro valute mantengono un andamento stabile. Le cifre sono queste: i diciassette del Club Euro avevano poco meno di 12 milioni di disoccupati nel 2001. Oggi siamo a più di 19 milioni. Viceversa quelli non-euro restano stabili fra sette e otto milioni.
Ma le medie statistiche, come si sa, sono come il pollo di Trilussa, per cui se una persona mangia due polli e l’altro resta digiuno risulta che hanno mangiato un pollo ciascuno. Il paragone calza perfettamente con quanto accaduto sul fronte occupazionale fra i diversi Paesi dell’euro. In Germania dal 2000 al 2013 la disoccupazione è crollata da oltre l’8% a poco più del 5%. Nel resto dell’Eurozona è salita e in qualche caso addirittura esplosa. L’Italia è entrata al 9,9% e ora marcia sul 12,3%. Il Portogallo stava sotto il 5% e ora viaggia intorno al 18%. Di Spagna e Grecia non vale la pena nemmeno parlare, vista la tragicità della situazione.
Volendo riassumere: in Germania la disoccupazione s’e’ ridotta del 40%, corrispondenti ad 1,5 milioni di disoccupati in meno. Negli altri 16 Paesi del Club Euro invece è aumentata del 100%, con nove milioni di disoccupati aggiuntivi. Significa che, per ogni posto creato in Germania, se ne distruggono sei nel resto dell’Eurozona. L’Europa che non adotta la moneta unica non ha di questi problemi.
Questi sono numeri ufficiali forniti dall’istituto di statistica della Ue e verificabili con un colpo di mouse. Basterebbero da soli a sotterrare la moneta unica e spargere il sale sulla sua tomba. Chissà perché nessuno li tira mai fuori.

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NON È PIÙ UNA DEMOCRAZIA MA UN REGIME NEL QUALE DOMINA IL PENSIERO UNICO DELL’EURO

Un Paese sospeso nel vuoto da cui viene veramente voglia di scappare. Questo oggi appare l’Italia: il governo traballa come un tavolino cui si è rotta una gamba. I partiti paiono viaggiare in un’altra dimensione lasciando a Roma solo gli avatar

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 E costoro dimostrano di essere degli automi che rispondono agli ordini che arrivano dalla tecnocrazia di Bruxelles e non i bisogni della popolazione. Perché quello che sta succedendo in queste ore appare semplicemente pazzesco: il tassametro fiscale continua a correre mentre servirebbe dargli una martellata e oggi l’Istat ha comunicato che, ad agosto, la disoccupazione ha raggiunto il livello record del 12,2% (tre milioni 127 mila persone di cui 1,4 milioni dal 2008 in avanti). Fra i giovani siamo al 40%. Ovviamente non si tiene conto della cassa integrazione straordinaria, che ormai si trascina di proroga in proroga perché il sistema non riesce a recuperare i posti di lavoro perduti. Dinanzi a cifre così allarmanti un governo che non fosse composto da avatar avrebbe preso misure fortemente espansive. Invece il contrario: per rispettare il falso mito del 3% del deficit è scattato l’aumento dell’Iva, che peserà per un miliardo quest’anno e quattro il prossimo. I dettati dell’Europa invece di favorire la ripresa economica la stanno uccidendo. Le risse fra i partiti fanno il resto: Pd e Pdl, ex alleati e di nuovi avversari dichiarati con i loro dispetti faranno rientrare l’Imu. La tagliola della seconda rata rischia di scattare fra qualche settimana mentre appena ieri, 30 settembre, è scattato il pagamento della Tarsu (anche qui in attesa del saldo di fine anno).
Sembra davvero che l’Italia sia guidata dal comandante Schettino e dalla sua banda. Stanno facendo esattamente l’opposto di quello che servirebbe per tirarsi fuori dai guai. L’unica cosa che conta, per questi avatar, è fare “l’inchino” all’Europa. Avanti su questa rotta non ci sono che gli scogli. È stata propinata la favola dei sacrifici come inevitabile purga per disintossicarci. La cura è assolutamente inefficace ma chi propone di cambiarla viene scomunicato come nemico del popolo. Questa non è più una democrazia. È un regime nel quale domina il pensiero unico dell’euro.
Aiuto, la nave corre verso gli scogli. Vogliamo scendere.

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mercoledì 2 ottobre 2013

Il grido delle imprese «La politica uccide l’Italia che produce»

Confindustria, Confartigianato e Confcommercio sono pronti a scendere in piazza uniti per protestare

 di Paola Dall’Anese

BELLUNO. Gli imprenditori bellunesi dicono «basta a questa politica che pensa solo ai propri interessi e non al bene del Paese». E si dicono pronti a scendere in piazza, uniti e compatti, per far sentire il loro grido di disperazione, ma anche di rabbia, contro chi a Roma agisce senza tenere in minima considerazione le reali condizioni e i bisogni dei territori e dell’impresa.
La pazienza degli imprenditori (industriali, artigiani e commercianti) è quindi terminata e lo dichiarano apertamente i presidenti delle associazioni di categoria.
«Quanto accaduto negli ultimi giorni è a dir poco inconcepibile», ha detto ieri mattina Paolo Montagner, presidente di Confindustria Belluno delle Pmi, «e dimostra chiaramente che la politica non vuole aiutare le imprese, ma fare soltanto i propri interessi. Ciò che mi fa imbestialire è che, nello stesso momento in cui il capo del governo, Enrico Letta era negli Stati Uniti per cercare nuovi investimenti e investitori per creare così posti di lavoro, in Italia gli stupidi giochi della politica gli hanno messo i bastioni tra le ruote, con le dimissioni in massa dei ministri del Pdl. Per noi questo è inconcepibile, tanto che come piccole e medie imprese siamo pronte a scendere in piazza assieme ai colleghi del Veneto, ai lavoratori, agli artigiani e ai commercianti. Dobbiamo dire ai nostri politici che siamo stufi di questi giochetti, non ne possiamo più. Siamo arrivati ormai alla frutta: le aziende se ne vanno all’estero, perché qui la politica non fa niente per loro».
Un grido di disperazione, ma anche di esasperazione, è quello del presidente di Confartigianato Belluno, Giacomo Deon: «Fermiamo l’irresponsabilità della politica. Come imprese chiediamo rispetto, visto che siamo noi che tutti i giorni alziamo la serranda dell’azienda per far girare l’economia. A questa politica, che oggi impone un aumento dell’Iva e il Sistri, diciamo “basta”. Servono stabilità e scelte responsabili, non i giochetti politici a cui assistiamo quotidianamente. Le imprese di tutto hanno bisogno tranne che di una crisi di governo o di elezioni anticipate. Questi sono scenari che, come imprese, non vogliamo neppure immaginare, le ricadute in termini di maggiori costi e di perdita di competitività sarebbero troppo pesanti da sopportare. Governo, parlamentari e partiti devono tornare a occuparsi di Paese ed economia reale. Vogliamo una politica che metta al centro degli interessi l’Italia e il suo futuro, non gli interessi dei politici».
Sono parole dure che rivelano una tensione molto alta quelle di Deon, che aggiunge: «È ora di finirla che le responsabilità non siano mai di nessuno. È una follia e qualcuno dovrà rispondere di quello che è accaduto». Il presidente di Confartigianato pensa alle elezioni: «Si accorgeranno di quanto hanno fatto, quando andremo al voto e gli imprenditori non si lasceranno incantare. Qui ormai non c’è più niente da raschiare, siamo alla fine. Ma da come si comportano, anche i politici a Roma hanno capito che per loro è arrivata la parola fine».
E sull’idea di una manifestazione di protesta contro il governo, Deon precisa: «L’avevo lanciata già questa estate, ma poi, visto che la situazione politica sembrava essersi stabilizzata, non se n’era fatto più nulla. Se questi parlamentari vogliono andare a casa che vadano pure, ma che non si facciano più vedere».
«Non riesco a dar conto dell’impotenza che ci pervade», commenta sfiduciato Franco Debortoli presidente di Confcommercio Belluno. «Io posso pure manifestare se serve a qualcosa, ma la situazione è tale che entro breve in piazza ci scenderò perché non avrò altro posto dove andare».

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martedì 1 ottobre 2013

Malta: l’isola felice della crisi europea

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Reportage: viaggio nell'arcipelago la cui economia secondo il Fondo Monetario Internazionale è stata la migliore d'Europa in questo periodo di crisi, grazie alla solidità del sistema paese e ad un uso intelligente dei fondi forniti dall'Unione Europea 

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Se vi dicessero che il Paese europeo ad aver meglio resistito alla crisi, dal punto di vista economico, è stato Malta, ci credereste? Il piccolo arcipelago, diventato parte dell’Unione nel 2008, è stato il Paese che ha avuto il maggior margine di crescita nonostante la crisi che perdura appunto da ormai cinque anni.
Monumento al pescatore, Marsaxloxx
Monumento al pescatore, Marsaxlokk

IL GIUDIZIO DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE - A stabilirlo è stato il Fondo Monetario Internazionale. La crescita media dell’economia locale è stata la migliore a livello europeo dall’inizio della crisi economica mentre la disoccupazione è tra le più basse dei 28 stati. Il risultato è stato reso possibile sia dalla crescita delle esportazioni sia da un solido sistema bancari. Tuttavia l’economia del Paese, secondo l’Fmi, potrebbe dare ancora di più. Il problema è dato dalla scarsa domanda interna. Secondo l’Fmi, se si aumentasse il valore del mercato interno, il prodotto interno lordo nel triennio 2013-2015 potrebbe conoscere un’impennata mai vista, rendendo il Paese una volta di più il faro della crescita all’interno dell’Unione.

Il buono da 20 euro del ministero del turismo di Malta
Il buono da 20 euro del ministero del turismo di Malta

LA STABILITÀ BANCARIA - Il problema è rappresentato dallo stato di salute dei partner esteri e dalla necessità in un futuro il più possibile remoto di alzare il livello fiscale. Malta ha goduto di un regime agevolato ed il progressivo adeguamento agli standard dell’Unione potrebbe erodere la stabilità politico-monetaria del Paese, con il risultato di un aumento della disoccupazione e di una crisi nelle entrate. Secondo l’Fmi è questa la missione politica più importante, ovvero mantenere l’attuale quadro macroeconomico puntando ad un sistema fiscale sostenibile, ovviamente guardando ad un futuro fatto di crescita. Allo stesso tempo viene chiesto al governo di garantire la stabilità bancaria evitando le tentazioni di “esplodere” come avvenuto in altri Paesi.

Hotel Ef, San Julians
Hotel Ef, San Julians

PIL E DEBITO - Anche perché le banche locali godono di uno stato tutto sommato positivo rispetto al resto d’Europa. Gli istituti di credito hanno una capitalizzazione adeguata, non soffrono di crisi di liquidità e sono in grado di passare al regime “Basilea 3″. Inoltre nel 2012 i depositi nelle banche sono aumentati così come la distribuzione del credito, anche se con un ritmo minore rispetto al biennio 2010-2011. In questo caso l’unico problema è dato dall’esplosione di una piccola bolla immobiliare in salsa maltese, con il prezzo medio delle case crollato e con il rischio che gli istituti di credito si trovino ad affrontare situazioni d’insolvenza. Ma niente di grave, se paragonato a quanto avvenuto nel resto d’Europa negli anni scorsi. Ed a proposito di Europa, il rapporto deficit/Pil di Malta nel 2012 è stato del 3,3 per cento. Ma era del 4.4 nel 2008. A differenza di quanto avviene ad esempio in Italia, il rapporto tra il debito ed il prodotto interno lordo è ben al di sotto del 100 per cento, per l’esattezza al 77.
UNA RIFORMA CONTINUA - Parliamo quindi di un Paese economicamente forte che, nonostante la dimensione e la sua posizione lontana da quelli che sono i “gangli” della politica europea, sembra stia meglio di molti altri compagni. Per capire meglio di cosa stiamo parlando siamo andati a Malta per verificare di persona lo stato del Paese così da vedere come il governo ha colto l’occasione di “riformarsi” ed adeguarsi a quella che è la realtà europea, con un risultato sorprendente. All’arrivo all’aeroporto di Luqa si capisce che il Paese sta vivendo una situazione di estrema solidità economica, grazie alla presenza di marchi, di autovetture e dell’esposizione di prodotti dedicati ad una clientela danarosa. La prima sorpresa arriva però nell’area arrivi, dove ogni passeggero viene avvicinato da un funzionario del governo.

Palazzo Sotheby's, Sliema
Palazzo Sotheby’s, Sliema

20 EURO A VIAGGIATORE - Questi fornisce ad ogni nucleo di passeggeri, siano questi una coppia, una famiglia o anche un viaggiatore singolo, uno speciale questionario nel quale si chiede di spiegare nel dettaglio quali sono state le spese affrontate nel corso del proprio soggiorno a Malta. Una volta compilato con cura tale documento lo si consegna all’ufficio del turismo nazionale a La Valletta, ed in cambio per l’incomodo si riceve un assegno da 20 euro da parte del governo maltese. Tale assegno è però incassabile solo nel Paese. Si tratta quindi di un voucher corposo che viene dato in cambio a tutti coloro che spiegheranno come Malta li ha accolti. Un segno del cambiamento invece viene dall’esterno, con i pullman tipici prodotti dalla Leyland svaniti nel nulla e sostituiti dai mezzi di Arriva, la società che si occupa del trasporto sulle isole di Malta e Gozo.
LA RIFORMA DEGLI AUTOBUS - Nel 2011 il Paese cambiò il suo modo di affrontare il trasporto pubblico dopo che un indagine del 2005 aveva stabilito che il sistema integrato pubblico privato aveva ridotto della metà il numero dei passeggeri trasportati. Grazie alle norme europee venne abbandonato il sistema di sussidiarietà statale che era arrivato a contare nel 2009 qualcosa come 508 autobus dall’età media di 35 anni, con circa 400 licenze indipendenti. Nacque così Arriva, una società dotata di 264 autobus di nuova produzione, i cinesi King Long equipaggiati con motori Euro 5, tra cui 10 mezzi elettrici, con il risultato di aver moltiplicato i posti a disposizione passando dai 6.600 dei vecchi autobus folkloristici a 20.500 attuali, per un risparmio medio annuo a carico del governo di 3,5 milioni di euro ed un servizio quotidiano sull’isola di Gozo, il tutto con una tariffazione fissa per ognuna delle due isole in cui opera Arriva.
 
La programmazione televisiva italiana sul Times of Malta
La programmazione televisiva italiana sul Times of Malta

L’OSPEDALE RINNOVATO - La flotta è migliorata, i colori si sono uniformati ed i dipendenti, cresciuti nel numero, si distinguono da pettorine visibili con il logo dell’azienda, i biglietti sono fatti sull’autobus o alla fermata, qualora sia presente un bigliettaio. Efficace anche il servizio di controlleria, anche se a volte gli autisti sono privi di resto ed i funzionari chiudono gli occhi sui turisti senza biglietto (anche perché la multa sarebbe di 10 euro). Andando verso il fulcro della vita sociale, ovvero la zona che va da Pembroke fino a Birgu, ci si imbatte in una struttura realizzata grazie all’uso di fondi europei e che ha dato lustro e speranza all’intera nazione. Parliamo dell’ospedale Mater Dei di Msida, il principale centro medico pubblico del Paese.
L’AIUTO DI BRUXELLES - L’ospedale è nato il 29 giugno 2007 e nei suoi 250 mila metri quadrati ospita 825 letti ed il suo prezzo, stimato in 116 euro, lievitò fino ad arrivare a 582 milioni di euro. Successivamente però c’è stato un aiuto importante da parte di Bruxelles che hanno finanziato la nascita dell’ala oncologica dell’ospedale, in risposta al fatto che la mortalità dovuta al cancro a Malta è più alta che nel resto dell’Unione. Il centro è così nato nel 2012 e si prevede di concluderlo entro la fine del 2013, al costo di 60 milioni di euro, 41,5 a carico di Bruxelles ed il resto di La Valletta. L’ospedale conterà 96 posti letto, di cui 74 destinati ai pazienti ricoverati e 22 per il trattamento in day hospital e verrà suddiviso in 4 aree funzionali.

Luzzu, Marsaxloxx
Luzzu, Marsaxlokk

GLI ALTRI FINANZIAMENTI - Prossimamente arriveranno dall’Europa 19 milioni di euro da destinare alla realizzazione di diversi progetti. 3,6 milioni verranno usati per migliorare le strutture dell’ospedale di Gozo, 3,4 milioni serviranno per l’acquisto di macchinari medici moderni mentre 3,8 milioni di euro serviranno a formare e preparare giovani e meno giovani ad affrontare il mercato del lavoro. Segno di come il Paese stia sfruttando a suo vantaggio i finanziamenti europei per migliorare le proprie infrastrutture. Ma non ci si limita solo a questo. Nel Paese sono numerosi i cartelli con su la bandiera dell’Europa attraverso i quali si chiede ai cittadini di limitare gli sprechi energetici così da ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.


Un moderno autobus King Long Arriva a Sliema
Un moderno autobus King Long Arriva a Sliema

I NUOVI PALAZZI - Si chiedono cose semplici ma fondamentali, come ad esempio evitare di lasciare il televisore in stand-by, si propongono sussidi governativi per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti, s’incentiva la raccolta dell’acqua piovana ed il trattamento delle acque di scarico. Nella zona più “inurbata” dell’isola non mancano le costruzioni di nuova generazione, la nascita di palazzi, di complessi commerciali dove trovano spazio marchi e cultura italiana e la presenza di nomi altisonanti che danno un’idea di come il mercato stia cambiando. Parliamo ad esempio della prossima presenza di Sotheby’s a Sliema. Sul lungomare è notevole la presenza di baretti dove si può prendere una pausa guardando lo sport in tv.
L’ITALIANO MALTESE – Oltre alla Premier League, il massimo campionato di calcio inglese, seguitissimo anche per via del fatto che Malta venne resa indipendente dagli inglesi solo nel 1964, “tira” molto anche la Serie A, a causa di una vicinanza culturale e linguistica molto forte con il nostro Paese. Una cameriera di un ristorante di Marsaxlokk, cittadina a sud del Paese famosa per i suoi “luzzu”, ovvero speciali imbarcazioni colorate con la prua dotata di occhi, a richiamo delle imbarcazioni del passato fenicie e greche, interpellata sulla questione, ci ha spiegato che la loro conoscenza dell’italiano è data dalla televisione e dai cartoni animati trasmessi su Italia 1, che hanno spopolato tra i bambini già negli anni ’70. A dimostrazione di quanto sia seguita la televisione del nostro Paese, accade di trovare il palinsesto tv serale sulle pagine del Times of Malta.
Terminal autobus, La Valletta
Terminal autobus, La Valletta

UN PAESE, TRE LINGUE - Il risultato è che ovunque, dagli aerei di Air Malta fino all’autista dell’autobus di Dingli, troverete qualcuno che saprà parlare italiano. Questo, sommato all’inglese ovviamente diffuso in tutta l’isola, essendo questa una lingua ufficiale, fa si che i maltesi in realtà abbiano a disposizione due idiomi ufficiali europei. Anche se in realtà ce ne sarebbe un terzo, il più importante. Parliamo della lingua locale, il maltese, frutto di una fusione tra un dialetto arabo, l’unico riconosciuto come lingua ufficiale, con elementi figli delle lingue romanze e del siciliano. Il risultato è abbastanza curioso, specie se si pensa che magari si può assistere ad una conversazione che prevede in simultanea l’uso di tre lingue, maltese, inglese ed italiano.

Il vecchio autobus di Malta (wikipedia)
Il vecchio autobus di Malta (wikipedia)
LA VITA NOTTURNA - Questo avviene spesso in quella che forse è l’unico punto d’approdo notturno per turisti e maltesi. Parliamo di Paceville, un distretto situato all’interno di San Giljan, nel quale sono concentrati i principali locali del Paese. Non è niente di più di un incrocio con due strade che scendono verso una terza che porta al mare. Ma si tratta del centro della movida. Se alle 19 a Valletta è tutto spento e dal piazzale degli autobus ci sono addetti con torce luminose che aiutano gli autisti nella manovra con i loro mezzi, qui è tutto illuminato e brulicante di vita. I pullman già alle 20 sono pieni di giovani e meno giovani ben vestiti che vanno a divertirsi contando sui locali aperti fino alle 4 del mattino e sull’attività dei “butta dentro”, persone che distribuiscono flyer in cui si promettono drink gratis, nel tentativo di attirare la clientela.

L'ingresso dell'Ospedale Mater Dei di Misida (Wikipedia)
L’ingresso dell’Ospedale Mater Dei di Msida (Wikipedia)
IL VIDEO - Se ai più grandi questa località non dice niente, tra i giovani europei rappresenta un must. Malta nei mesi estivi ospita circa 5000 studenti al giorno, adolescenti o preadolescenti, che arrivano sull’isola per un programma di vacanze-studio finalizzato all’apprendimento dell’inglese. Tuttavia di sera diventa quasi un obbligo per loro uscire e svagarsi, possibilmente facendo “casino”. Nei video sottostanti si può apprezzare sia l’età media dei ragazzi sia la folla che preme su chi vuole salire le scale di Paceville. Negli ultimi anni le cose, almeno per gli studenti stranieri, sono un po’ cambiate a causa di una serie di eventi luttuosi che hanno spinto le società a cercare luoghi meno caratteristici ma più tranquilli, come ad esempio St.Paul Bay.

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Fra pochi giorni sarò proprio qui!