IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

lunedì 30 luglio 2012

Evade l'Iva perché la ditta è in difficoltà: assolto

A carico dell’imprenditore era stato emesso un decreto penale di condanna per 7.500 euro per l’omissione del versamento dell’Iva nel 2007. Durante il rito abbreviato presentati i conti dell'azienda, che era in difficoltà economiche dal momento che era stata pagata solo la metà di un lavoro da 1,5 milioni di euro. Il gup lo assolve


Per non finire strozzati da tasse, imposte e balzelli di ogni sorta, non sono pochi gli imprenditori che si rifiutano di saldare il conto con l'erario statale. Proprio come è successo a Firenze dove un sessantenne aretino ha sostenuto di non aver pagato 150mila euro di Iva non per evadere ma perché costretto dalle difficoltà economiche in cui versava la sua ditta edile per colpa di un importante lavoro che non era stato pagato.

Il gup del capoluogo toscano gli ha dato ragione e lo ha assolto.

Secondo la ricostruzione fatta dalla cronaca fiorentina della Nazione, a carico dell’imprenditore era stato emesso un decreto penale di condanna per 7.500 euro per l’omissione del versamento dell’Iva nel 2007. Il sessantenne ha fatto subito ricorso. Durante il rito abbreviato, al gup Paola Belsito ha presentato i documenti e i conti per spiegarle che la sua azienda, che ha sede nel Fiorentino, era in difficoltà economiche dal momento che le era stato pagato soltanto la metà di un lavoro da 1,5 milioni di euro che non aveva ancora terminato. Proprio per questo motivo l’imprenditore aretino aveva usato tutti i suoi risparmi per pagare i fornitori e i dipendenti, estinguere un mutuo e indebitarsi ulteriormente con le banche per ultimare i lavori che, se non consegnati in tempo, gli sarebbero costati pure una penale. Lo stesso pubblico ministero Sandro Curignelli ha chiesto l’assoluzione. "Secondo noi - ha spiegato il il difensore, l’avvocato Vieri Becocci - c’era una causa di forza maggiore, che esclude la punibilità".

Fonte: http://www.ilgiornale.it

Commento di Oliviero Mannucci: Bella questa notizia! Il giudice ha fatto proprio bene a graziare questo imprenditore. Si dovrebbe invece vergognare l'erario, che ha emanato l'ingiunzione di pagamento. Ma quando lo capira lo Stato Italiano che se non si abbassano le tasse alle imprese, l'Italia andrà a rotoli?! Abbassare le tasse alle imprese significa far ripartire l'Italia veramente. Invece adesso cosa stanno facendo i professori della Bocconi di concerto con le forze politiche? Un vero e proprio attacco ai lavoratori e ai loro diritti acquisiti in anni di lotte. Diritti, badate bene, che non sono privilegi, ma che servono a mentenere uno stato sociale solo sufficentemente accettabile. Politici e tecnici, i talebani del rigore ( solo per gli altri però), invocano sacrifici per tutti, ma che cazzo ne sanno loro di che cosa sono i sacrifici che guadagnano valigie di euro al mese con tutti gli annessi e connessi? Ma andate a cagare, ladroni del cazzo! Abbassate le tasse alle imprese, diminuirà l'evasione fiscale, aumenterà la gente occupata, le persone guadagneranno di più, le aziende piccole, medie e grandi reggeranno meglio il mercato globale, saranno più all'avanguardia perchè potranno fare innovazione e l'economia si rimetterà in moto. Questa è la vera manovra da fare, di concerto ad una drastica riduzione dei soldi che prende il mondo della politica, in toto. Ma che cazzo, possibile che è che così difficile da capire???!!!! Se la gente che lavora non ce la fa ad arrivare a fine mese o a mantenere la propria azienda, c'è qualcosa che non va nel sistema ( he è marcio oramai). Se sono sbagliati i paradisi fiscali ( chi lo dice poi che devono essere per forza sbagliati? ) per la legge degli opposti, sono sbagliati anche gli stati come l'italia, che con il 70% di pressione fiscale reale si può definire un asfissiante inferno fiscale, con una burocrazia micidiale, che gli imprenditori sono costretti spesso ad "oliare" sotto banco per ottenere quello che per legge gli spetterebbe. Che schifo! Che paese di merda!

Oliviero Mannucci

Movimento Popolare di Liberazione Nazionale " Culo a strisce"

Oliviero Mannucci

Il modello sociale del Brasile funziona, l’Fmi si arrabbia

La locomotiva del Sudamerica continua a crescere, anche se a un ritmo inferiore alle aspettative. E per il Fondo monetario internazionale è troppo spendere il 40% del bilancio per lo Stato sociale. La presidentessa Dilma Roussef, però, tira dritto: «Non faremo come la Spagna che aumenta le tasse, taglia stipendi e tredicesime, e il Paese va sempre peggio». E annuncia nuove abitazioni per i poveri.


Capita, in questa strana crisi dei giorni d’oggi, che nei palazzi dove si cercano strategie utili a risollevare le sorti economiche del mondo, oltre a tentare l’elaborazione di soluzioni generali per invertire una rotta a dir poco pericolosa, si cerchi di dare indicazioni anche ai Paesi virtuosi sul come migliorare i propri standard. E se tra questi c’è chi continua a crescere, anche se sempre meno, ma continuando a distribuire la ricchezza e garantendo uno stato sociale efficiente, le critiche di certo non diminuiranno, anzi. Proprio ciò che è successo al Brasile. La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale, ha dato una ulteriore sforbiciata alle aspettative di crescita del gigante sudamericano, stimando una chiusura per il 2012 su uno stentato 2,5% di incremento di Pil, con un’aspettativa maggiore però per il 2013.

La contrazione dei consumi in Europa e il relativo calo delle esportazioni non ha certamente risparmiato il Brasile, che con la flessione della sua economia ha tirato giù l’aspettativa dell’intera area latinoamericana. Qualcosa che preoccupa Washington. Quanto basta perché giungano critiche sulla gestione della spesa pubblica da parte e del governo della “presidenta” Dilma Rousseff. Quel che colpisce maggiormente, però, è che il dito degli analisti sia stato puntato non per evidenziare le carenze strutturali che caratterizzano ancora alcune aree del Paese, il problema della sicurezza, dell’istruzione, o per mettere in evidenza discutibili interventi di politica economica. La causa della frenata della crescita sarebbe da ricercare principalmente nella spesa per lo stato sociale. Numeri da capogiro quantificabili in un 40% del bilancio federale. Per alcuni davvero troppo. Non certo per Dilma, per nulla intenzionata a mandare in cantina il “modello Lula”, determinata a opporsi a un qualsiasi ritorno in chiave neoliberista della politica economica nazionale.

La formula utilizzata dalla “presidenta” per dettare la linea verde-oro, lungi dal seguire il burocratese molto comune nel vecchio continente, è stata quella dell’estrema chiarezza: «Non ricorreremo alle misure di austerità per combattere la crisi, come stanno facendo alcuni paesi europei come la Spagna», ha detto Dilma Rousseff in occasione di un incontro pubblico. «Oggi gli spagnoli stanno tagliando le tredicesime e il 30% dei salari, aumentando le imposte, e nonostante ciò il paese va sempre peggio». Precisando poi: «In Brasile siamo intenzionati a ridurre sistematicamente i costi, non però cancellando le conquiste sociali e salariali, bensì pensando a sgravi fiscali e formazione della manodopera. Questo è il nostro modo di non svendere i diritti dei lavoratori». Una presa di posizione che chiude la porta a qualsiasi possibilità di ipotetiche riduzioni della spesa sociale, caratteristica ormai da anni della gestione economica, che ora la presidente brasiliana dice…«renderemo più efficiente: spingendo sullo sviluppo, distribuendo i benefici al popolo». Nessun piano del governo sarà dunque rivisto.

Così il Brasile vuole confermarsi l’unico paese “sostenibile” del Bric. E una spruzzatina di retorica sudamericana per rappresentare questa idea è per la Rousseff particolarmente efficace: «Lo sviluppo di questo paese passa dalla tutela dell’infanzia. Lo sviluppo di una nazione si misura con la sua capacità di proteggere l’infanzia, non dal prodotto interno lordo». Concetti esposti in apertura all’ultima “Conferenza nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, della scorsa settimana. Una buona occasione per tirare le somme di tutte le iniziative messe in campo dal governo per tirare fuori dal degrado e dalla miseria una fetta importante della popolazione.

Decine di milioni di persone che negli ultimi dieci anni, dal depresso nordest alle difficili periferie delle città fino alle favelas di Rio, hanno beneficiato dei vari programmi sociali. “Bolsa Família”, “Brasil Carinhoso”, “Brasil sem miseria” o dell’aumento del salario minimo quasi duplicato in pochi anni. Iniziative che hanno impiegato risorse enormi, affiancate ad altre altrettanto importanti come l’impegno per la pacificazione delle Favelas di Rio de Janeiro con le Upp, che il governo non vuole certo interrompere. Solo nel mese di luglio, sono stati annunciati nuovi investimenti per 35milioni di dollari per la costruzione di 500 unità abitative a Rio per trasferire circa duemila residenti dalle aree a rischio. Almeno un miliardo di dollari sarà poi stanziato per la costruzione di altre numerose “Upa”, piccole strutture ospedaliere di emergenza, capaci di assicurare prestazioni di pronto soccorso anche nelle zone più distanti dai grandi centri e dai grandi ospedali.

In un’epoca in cui lo stato sociale è messo in dubbio anche in molti paesi europei a causa dei numerosi e continui tagli, o dove in nome dello sviluppo non si va tanto per il sottile, il Brasile pare una eccezione. Una eccezione che molti gradirebbero ridimensionare, sia nell’immagine che nella sostanza, pressando per una riduzione degli aiuti ai poveri. La verità sta probabilmente nel fatto che la flessione del Brasile e degli altri Paesi che compongono il Bric ha visto sfumare anche l’ultima speranza di quanti puntavano su quei lidi per migliorare le sorti complessive dal globo, mai così interconnesso e mai così in difficoltà. Speranza sfumata anche perché i beni dei produttori non incontrano più una domanda soddisfacente da parte dei Paesi sviluppati piegati dalla crisi. Così il sogno del Bric si è interrotto con un brusco risveglio. Le aspettative sull’India sono state ridimensionate, o forse troppo si era sopravvalutato il Paese delle caste, dove ancora consistenti sono le sacche di povertà estreme, tra dati demografici inquietanti e uno sviluppo scomposto. La fabbrica Cina, nonostante tutto, paga più di altri il crollo del consumi e resta alle prese con un sistema non democratico di governo, che piega il dissenso. La Russia degli oligarchi non è più un interlocutore favorito come ancora pochi mesi fa, anche per la parziale delegittimazione popolare del duo Putin-Medvedev. L’accusa per il Brasile invece, tecnicamente il più moderno e avanzato politicamente dei Bric, è quella di spendere troppo per lo stato sociale.

domenica 29 luglio 2012

Uranio impoverito: migliaia di militari malati di tumore. Il ministero dice che è stress da sentinella

By Edoardo Capuano - Posted on 28 luglio 2012

Uranio impoveritoIl problema dei militari all’estero e l’uranio impoverito. Oltre 2000 casi di tumore tra i militari. Vediamo di capire il perché. I nostri soldati, peraltro in missione di pace, se la facevano sotto dalla paura e per questo si sono ammalati. Questa è la spiegazione ufficiale del governo. Il nesso causale è chiaro (!!!) e il Ministero indennizza.

Ovviamente, per ricevere i soldi, devi accettare la motivazione con cui viene concesso l’indennizzo: “Il decesso può riconoscersi dipendente da fatti di servizio che risultano sussistere nello svolgimento degli incarichi assegnati, nelle condizioni estreme quali elevata tensione emotiva, continua e prolungata ipervigilanza in costante pericolo di vita nell’ambito di missioni svolte in teatro bellico, di assoluta eccezionalità e con altro rischio personale e collettivo”… “Considerato che il cumulo di tali circostanze è idoneo a compromettere le difese immunitarie, il cui deficit può favorire la crescita di una neoplasia allo stadio pre-clinico, è plausibile ritenere che il servizio abbia potuto svolgere un ruolo concausale efficiente e determinante nell’insorgenza e/o slatentizzazione del processo neoplastico”.

Insomma il militare si sarebbe ammalato, in linguaggio casermistico, da “strizza per servizio”
Con buona pace per la reputazione delle nostre Forze Armate. E si perché se i nostri militari (oggi solo di carriera) super addestrati, che devono superare tests psico-attitudinali e visite periodiche, si ammalano in una missione di pace (e non sono pochi, ad oggi si parla di più di 2.000 casi sospetti ma si sa che le patologie tumorali non si manifestano proprio il giorno dopo), non oso immaginare cosa potrebbe capitare in guerra. Una vera strage. Il nemico, poi, avrebbe buone possibilità di vincere senza neanche dover sparare un colpo.

Certo qualche domanda resta:

E i civili che si sono ammalati in condizione analoghe ai nostri soldati? Anche loro stressati dal servizio?

E per i militari e civili che si sono ammalati nei poligoni di tiro siti nella nostra penisola lontanissimi da qualsiasi missione di pace? Forse per stress da rumore?

La cosa più sorprendente di tutto ciò è che la valutazione circa la causa delle malattie è stata espressa non dal Ministero della Salute, ma da quello dell’Economia.

Ma osserviamo la cosa sotto l’aspetto giuridico.

Il problema

Per il Ministero dell’Economia (scusate se lo riscrivo ma mi diverte troppo) la concausa efficiente e determinante per l’insorgenza del tumore, nonché motivo per erogare l’indennizzo, può essere rinvenuta nella “strizza da servizio”, non nell’Uranio impoverito. Infatti il Ministero della difesa[1] continua a sostenere che non vi siano prove che l’Uranio impoverito sia causa delle patologie riscontrate nei soldati ritornati dalle famose missioni di pace, mentre la causa da strizza da servizio è sposata dal Ministero dell’Economia. Ma allora perché si sosteneva da più parti che la causa fosse da addebitarsi all’Uranio impoverito?

L’Uranio impoverito (UI o DU) è una scoria nucleare, ovvero: uno scarto delle centrali nucleari che viene utilizzato per rafforzare gli armamenti.
Trattandosi di scoria nucleare è pericoloso? Vediamo cosa dicono gli studi scientifici e… fate attenzione alle date.
I. Documento dell’aeronautica americana, ossia il rapporto sulle sperimentazioni nel poligono di Eglin in Florida, fatte tra l’ottobre 1977 e l’ottobre 1978, che mette in guardia sui pericoli dell’uranio impoverito.
II. La Royal Society (una delle più prestigiose istituzioni scientifiche inglesi) si è espressa numerose volte sulla pericolosità dell’uranio e ha stabilito tre diversi livelli di rischio:

1) esposizione alta per militari presenti all’interno di veicoli colpiti da proiettili al DU
2) esposizione mediana: militari che hanno operato all’interno o in prossimità di veicoli già colpiti
3) esposizione bassa: militari che hanno operato sottovento rispetto all’impiego di proiettili DU oppure che possono aver soggiornato in siti contaminati a livello di suolo o risospensione in aria

III. Resoconto dello Science Applications International Corporation (SAIC), inserito come appendice (D) in Kinetic Energy Penetrator Long Term Strategy Study, pubblicato a cura dell’AMMCOM nel luglio 1990: “Gli ossidi insolubili che sono stati inalati possono essere trattenuti a lungo nei polmoni rischiando di generare alterazioni tumorali dovute alle radiazioni. La polvere di uranio impoverito ingerita rappresenta un rischio radioattivo e tossicologico”.

IV. Documento dell’Army Environmental Policy Institute (AEPI), Health and Environmental Consequences of Depleted Uranium Use in the U.S. Army, pubblicato nel 1995: “Gli effetti a breve termine dell’assorbimento di dosi elevate possono condurre al decesso, mentre dosi meno massicce, a lungo termine, possono produrre alterazioni neoplastiche (tumori n.d.a.)”.

Proprio a causa di tali relazioni scientifiche, negli anni, sono state emanate, a livello nazionale ed internazionale, precise norme di protezione per chi operava nelle zone a rischio:
“Le Norme NATO nel 1984

Le Norme USA per la “Restore Hope” in Somalia nel 1993
Le misure NATO per basse radiazioni nel 1996
Le disposizioni della KFOR del 22 novembre 1999
Le disposizioni dello Stato Maggiore della Difesa del 6 dicembre 1999
Le disposizioni della Folgore dell’8 maggio 2000

Come si può notare l’Italia emana precise disposizioni di sicurezza solo a partire dalla fine del 1999. Nello specifico:

V. Disposizioni di sicurezza per le forze della KFOR operanti nei Balcani in data 22 novembre 1999:

-…Evitate ogni mezzo che sospettate essere colpito da munizionamento UI o missili da crociera Tomahawk;
- Non raccogliere o collezionare munizionamento UI trovato sul terreno, informate immediatamente il vostro comando circa le aree che voi ritenete contaminate da munizionamento UI….;

- La contaminazione con la polvere UI inquina cibo ed acqua. Non mangiate assolutamente cibo non controllato;

- Particelle che fossero state inalate possono causare danni ai tessuti interni nel lungo termine;
- Se pensate di essere esposti alla polvere UI fate immediatamente un test delle urine nelle successive 24 h per analizzare la presenza U 238, U 235, U 234 e creatina;
- Il personale risultato positivo al test dovrebbe assumere agenti specifici per rimuovere il più possibile le particelle contaminate presenti nel corpo…..;
- I veicoli ed i materiali dell’Esercito Serbo in Kosovo possono costituire una minaccia alla salute dei militari e dei civili che dovessero venire a contatto con gli stessi;

- I veicoli e gli equipaggiamenti trovati distrutti, danneggiati o abbandonanti devono essere ispezionati e maneggiati solamente da personale qualificato;

- I pericoli per la salute possono derivare dall’Uranio impoverito in conseguenza dei danni dovuti alla campagna di bombardamento NATO relativamente a mezzi colpiti direttamente o indirettamente….;

- L’UI emette radiazioni Alfa a bassi livelli di radiazioni Beta e Gamma. Le normali uniformi da combattimento sono sufficienti per prevenire l’assorbimento attraverso la cute. Tuttavia la reale minaccia è rappresentata dalla possibile inalazione di UI……;

- L’UI provoca un avvelenamento da metallo pesante ed il personale deve assolutamente evitare i mezzi sospettati di essere stati colpiti da UI;

- La minima distanza di sicurezza non deve essere inferiore ai 50 mt. Se ci si deve avvicinare ulteriormente è necessario indossare maschera e guanti per evitare di assorbire la polvere radioattiva….;

- L’UI è un metallo pesante chimicamente tossico e radioattivo con un peso specifico quasi doppio rispetto al piombo….
- L’UI emette radiazioni Alfa, Beta e Gamma con un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni. La sua pericolosità radioattiva è dovuta alle radiazioni alfa……”
- Inalazioni di polvere insolubile UI sono associate nel tempo con effetti negativi sulla salute quali il tumore e disfunzioni nei neonati. Questi potrebbero non verificarsi fino a qualche anno dopo l’esposizione

VI. Disposizioni emanate l’8 maggio 2000 alla Brigata Folgore Nembo Col. Moschin:
“La pericolosità dell’uranio si esplica sia per via chimica, che rappresenta la forma più alta di rischio nel breve termine, sia per via radiologica che può causare seri problemi nel lungo periodo. La maggiore pericolosità per il tipo di radiazione emessa si sviluppa nei casi di irraggiamento interno (contaminazione interna)”.

VII. Nelle precauzioni per l’impiego delle armi all’uranio impoverito, impartite dal Ministero dell’Ambiente in data 26.05.2000, si legge:
- verificare, attraverso misure e controlli, l’effettivo uso di proiettili al DU;
- stabilire l’estensione dell’area contaminata e se necessario delimitarla;
- raccogliere i pezzi di proiettile e confezionarli per il trasporto secondo le modalità in annesso 1 (imballaggio, trasporto e custodia di proiettili al DU);
- raccogliere campioni di matrici ambientali per i controlli di laboratorio.

VIII. Nella stessa 3ª relazione della Commissione Mandelli si afferma a pag. 21 che “esiste un eccesso, statisticamente significativo, di casi di Linfoma di Hodgkin. L’eccesso di LH nel gruppo di militari impegnati in Bosnia e/o Kosovo emerge anche dal confronto con i Carabinieri mai impegnati in missioni all’estero”.
Alcune domande.
Per la giurisprudenza, ai fini della sussistenza del rapporto di causalità, è sufficiente che l’effetto (patologia) consegua dalla causa in termini di “probabilità”. Ora, dopo le relazioni scientifiche e le norme di protezione appena viste, è più probabile che i nostri militari si siano ammalati per “strizza da servizio” o perché contaminati da UI? Se fossi un giudice non avrei dubbi su cosa ritenere più probabile. Ma allora perché il Ministero ha deciso di iniziare a concedere gli indennizzi trovando più verosimile la causa da “strizza da servizio” rispetto a quella da Uranio Impoverito?
Non sarà forse, dico forse, perché la Nato ci aveva comunicato la pericolosità dell’Uranio impoverito già nel lontano 1984 (Norme NATO del 1984 con cui l’Italia era stata informata delle norme da adottare, anche per il semplice maneggio dell’UI), ma noi ci siamo attivati solo nel dicembre del 1999 (le disposizioni dello Stato Maggiore della Difesa del 6 dicembre 1999)?
E’ un leggerissimo sospetto per carità, però c’è.
Problemi giuridici.
Si perché se venisse accettato il nesso di casualità tra l’uranio impoverito e le patologie dei nostri soldati vi sarebbero responsabilità penali e civili gravissime per le nostre istituzioni.
Infatti: la legge 626/94 di sicurezza sul lavoro, e l’art. 1 della 277/91 stabiliscono le responsabilità della antinfortunistica anche in ambito militare. Le Forze Armate sono del resto destinatarie anche degli obblighi stabiliti dall’art. 2087 c.c., come previsto dall’art. 1 della Legge 25 del 18/2/1997.

In applicazione alla normativa antinfortunistica, le forze armate hanno l’obbligo di garantire la salute e la sicurezza di tutti i militari italiani anche a mezzo dell’acquisizione di tutte le informazioni necessarie per fornire ai militari dipendenti le dovute precauzioni.
Quando tali norme vengono violate e il personale muore si è colpevoli di omicidio colposo (in questo caso plurimo) o, nel caso in cui non si arrivi al decesso, di lesioni personali colpose.
Un’altra domanda sorge spontanea: Perché mandare i nostri militari ad operare privi di protezione in aree che si sanno contaminate? Quale interesse lecito può essere più importante dell’incolumità di migliaia di soldati. Il problema poi non sono solo i tumori. L’uranio impoverito è possibile causa di numerose altre patologie tra cui anche della nascita di bambini malformati.

Ma ancora non basta.
Si legge, infatti, nelle norme di protezione che:
- la contaminazione con la polvere UI inquina cibo ed acqua;
- L’UI emette radiazioni Alfa, Beta e Gamma con un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni.
Questo significa una cosa sola: che intere nazioni sono state contaminate per secoli. Tutta la loro acqua e tutto il loro cibo. Pensiamo alla carne, alla frutta, la verdura, il latte, ecc..
Problemi per loro e per noi. Si perché anche ai più indifferenti ed egoisti non potrà sfuggire il fatto che dalla ex Jugoslavia noi importiamo moltissimi prodotti, alimentari che consumiamo senza neanche sapere che provengono da zone contaminate da UI.

Perché tutto questo?

Ripeto la domanda: quale interesse superiore lecito ci può essere a tutto ciò?
Concludo con una affermazione tratta dal libro: “Uranio impoverito la verità” Giulia di Pietro intervista all’Ammiraglio Falco Accame (Presidente e ricercatore operativo dell’ANAVAFAF Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti, è stato presidente e vicepresidente della Commissione Difesa) scaricabile gratuitamente da questo sito: http://www.anavafaf.com/ , di cui sono state riportate delle parti in questo articolo e che consiglio a tutti di leggere e …vergogniamoci per loro:
“La legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa che era stata concepita come una legge per rendere accessibile ai cittadini il massimo numero di informazioni si è trasformata nel suo opposto, perché attraverso i decreti applicativi è diventata una legge delle “eccezioni alla trasparenza” e quindi una legge che mira alla massima intrasparenza possibile.
Tanto da poter dire che l’Italia può essere considerata una Repubblica fondata sul segreto (per lo più abusivo!)”.

Autore: Solange Manfredi / Fonte: stampalibera.com

giovedì 26 luglio 2012

Guerra all’Italia: torneremo poveri come cent’anni fa

Nel disinteresse generale il Parlamento ha approvato il Fiscal Compact. E questo disinteresse, costruito dalla disinformazione di regime, è l’ultimo segnale del disfacimento della nostra democrazia. In tutta Europa, di Europa si discute e sull’Europa ci si divide. In Irlanda si è fatto un referendum. Da noi una Camera quasi vuota e con l’assenza dei principali leaders, approva il più brutale e vasto servaggio economico della storia repubblicana. Secondo quel patto, che i cittadini non per colpa loro ignorano, l’Italia si impegna a dimezzare in venti anni lo stock del debito pubblico. Cioè dobbiamo pagare 1000 miliardi, 50 all’anno. In aggiunta agli interessi che ora ci costano 80 miliardi all’anno. Insomma un costo paragonabile alle riparazioni di una guerra perduta. E di guerra infatti ha parlato Monti, guerra al popolo italiano.

Il Fiscal Compact non può minimamente essere rispettato senza portare il reddito e le condizioni

Una donna rovista nella spazzatura

sociali del paese indietro di un secolo, esattamentecome si sta facendo in Grecia, Spagna, Portogallo. Ma di tutto questo la politica italiana non discute, quella di centro sinistra meno di tutte. In una recente intervista Bersani ha parlato di alleanza di progressisti e moderati, ma che ridicolo teatrino è? Se si rispetta il Fiscal Compact si dovrà continuare ed estendere il massacro sociale. Se lo si mette in discussione, si dovrà rompere con Monti, Draghi, Merkel e… Napolitano. Tutto il resto sono chiacchiere. Esattamente quelle che fanno, per non pagare dazio, Bersani e gli altri tifosi del vecchio centrosinistra, come Vendola.

Tutti costoro fanno finta di non essere in questa Europa delle banche, che detta le decisioni alla politica. Aggiornate il calendario, signori. Non siamo alla vigilia delle elezioni del 2006. Allora il centrosinistra imbrogliò con un programma di 200 pagine e altrettante versioni, volete riprovarci oggi? Diteci con onestà se volete continuare con la politica di Monti o rompere con essa. Dateci con onestà la ragione di fondo per non votarvi.

Fonte: http://www.libreidee.org

mercoledì 25 luglio 2012

Monti, il MES e diventare schiavi d’Europa versando 125 miliardi

di SIRIO TURATI



Le tasse imposte fin quì da Mario Monti a tutti noi, servono davvero per scongiurare il fallimento e per evitare il default, come ci hanno detto e continuano a ripeterci? Io non ne sono convinto, in realtà servono per corrispondere la cifra di 125.395.900.000 € al nuovo organo sovranazionale europeo, creato per gestire la “crisi del debito sovrano” degli stati dell’Unione.

La notizia, taciuta (forse volutamente) da tutti i mass media, però riportata nero su bianco sul testo del trattato redatto di recente (http://www.european-council.europa.eu/home-page/highlights/european-stability-mechanism-treaty-signed?lang=it) ne é una prova inconfutabile; ma procediamo con ordine.
Questo scampolo di governo Monti è stato caratterizzato da numerosi “colpi di scena”, che hanno offerto molti argomenti di discussione ai “professionisti della distrazione di massa”, che hanno così imbastito salotti su salotti per discorrere della manovra e della sua iniquità e, tra l’ altro, per convincere gli italiani che “è necessario fare dei sacrifici” e che era necessario aumentare le tasse, hanno fatto e detto di tutto.
In questa maniera sono stati prospettati agli italiani interventi addirittura peggiori di quelli assunti, in modo da offrire maggiore spunti su cui dibattere, iniziando e chiudendo ogni discussione con le solite paroline magiche descritte sopra: “è necessario fare dei sacrifici” o “dobbiamo aumentare le tasse”.
Dato che, come ben sappiamo, per renderle “più digeribili” i governanti sono soliti “dilazionare” le stangate (è come se ti chiedessero 100 € subito, oppure 20 € oggi, 20 € tra tre giorni e altri 20 € tra una settimana, fino a raggiungere 100 €): il risultato non cambia, ma, psicologicamente, viene percepito in modo meno “traumatico”.
A dire il vero il lavoro lo aveva iniziato Tremonti, con due “manovrine” a breve distanza l’una dall’altra, di cui una da ben 50 miliardi, ma, a quanto pare, la sta ultimando Monti, che ha esordito con una finanziaria dichiarando che sarebbe stata da 25 miliardi, ma che poi in realtà é salita a circa 60-65 miliardi, come ha rilevato la CGIA di Mestre e la Confartigianato, e che molto probabilmente non basterà; tant’é vero che, secondo le indiscrezioni, ce ne potrebbe essere un’ altra di circa altri 40 Miliardi in autunno e a seguire non è da escludere che ce ne sia un’ ulteriore.
Tremonti, che è riapparso ultimamente criticando le troppe tasse, e invocando i tagli lo sa bene, e in qualche modo lo ha pure annunciato, seppur “velatamente” anche se Passera ha smentito. In realtà l’ex ministro, senza rivelare i veri motivi per il quale ci metteranno ulteriormente le mani in tasca, ha semplicemente predetto il futuro; io direi che possiamo scommetterci.
Prevedo che ci daranno giusto il tempo di “sbollire”, di farci passare il “bruciore”, e poi torneranno alla carica: magari accompagnando la nuova manovra da una nuova tranche di “terrorismo mediatico”, seminando paura e incertezza tra i cittadini, come hanno fatto poco più di un mese fa con “l’allarme spread”.
Penso non ci voglia molto per capire quali siano i veri motivi dell’ avvento di Monti, basta osservare come saranno impiegati i soldi ricavati dalle manovre finanziarie che ci sono state imposte e richieste con pesanti pressioni dagli organi sovranazionali Europei (molti di voi si ricorderanno della lettera inviata al governo italiano dalla BCE).
Non sono un’ economista però credo di potervi dare un’ esempio: 131 cacciabombardieri (ridotti poi a 90) di quinta generazione F – 35, facenti parte del programma “JSF” (Joint Strike Fighter) e che , se non faccio errori di calcolo, sono corrispondenti al gettito generato dalla reintroduzione dell’ICI (ora IMU, che vale 11 miliardi di euro all’anno) e l’aumento delle accise sui carburanti, che hanno portato la benzina verde oltre quota 1,71€ (gettito annuo 4,8 mld), ma attenzione, non è tutto; se la cifra per l’ acquisto dei jet vi sembra alta presumo che non reggerete quello che andrò a scrivervi.
125.395.900.000 € saranno versati nelle casse del “MES” – “Meccanismo Europeo di Stabilità”, come espressamente è stato sottoscritto nel trattato. Questo nuovo organo sovranazionale, la cui approvazione definitiva è prevista entro la fine dell’anno dal parlamento europeo e su cui i mass media non hanno proferito parola, avrà il compito di affrontare “la crisi dei debiti sovrani” e disporrà di una liquidità iniziale di 500 miliardi di Euro.

La quota iniziale di partecipazione stabilita per l’Italia, sarà appunto di 125 miliardi di Euro. Si tratta di una strategia ben consolidata, studiata a tavolino, una soluzione per indurre “politici e cittadini europei” ad accettare e cedere la propria sovranità nazionale all’Europa.
Praticamente una ulteriore “torchiatura”, ciò che sta accadendo in Italia.

(Il Mes, che avra’ una capacita’ ‘di fuoco’ di 500 miliardi di euro quando tutto il capitale sara’ versato, prendera’ il via quando il trattato sara’ ratificato da Paesi rappresentanti il 90% del capitale. li impegni dell’Italia per la partecipazione al Mes, a differenza di quelli dell’Efsf, non saranno comunque conteggiati nel debito pubblico, ma comporteranno comunque un aumento dello stock di debito, dovendo essere coperti con l’emissione di titoli).

Fonte: http://www.lindipendenza.com

sabato 21 luglio 2012

Terminator Monti

by Elisabetta Gueli

Appare evidente, almeno a chi non abbia occhi foderati da spesse fette di speck, la finalità della “nomina” di Monti quale capo del governo: l’attuazione integrale del diktat emanato il 5 agosto 2011 dal governatore della BCE Mario Draghi, in forma di lettera all’allora governo Berlusconi.

Solo la parte relativa alle liberalizzazioni è stata attuata parzialmente, poiché Terminator Monti ha ceduto alle pressioni delle lobbies dei tassisti e dei farmacisti.

Tutto il resto è caduto come una mannaia sul capo di lavoratori e pensionati, in presenza di un colpevole immobilismo politico e sindacale, con un pesante attacco ai diritti, ai salari, alle pensioni, allo scopo di pagare interessi ai miliardari di Wall Street che “scommettono” ed investono sul debito pubblico italiano. Si obbligano gli stati europei (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia), a diminuire i loro debiti creando altri debiti, poiché i tassi d’interesse per attirare i banksters (= banker+gangster) che lucrano sulle disgrazie altrui devono crescere per essere sempre più appetibili, e questo è altamente deleterio, come comprende anche un bambino di otto anni. Lo vedremo l’anno prossimo, con le future manovre di “aggiustamento” dei conti. Si tolgono soldi alle famiglie per arricchire speculatori internazionali stramiliardari… Si creano guerre fra poveri e si incrementa la povertà. Così va il mondo, il loro mondo malato e perverso.

La prossima tappa sarà la svendita dei beni statali agli amici degli amici, e per Terminator si concluderà col premio del Quirinale, dove i suoi fratelli di loggia lo insedieranno. Del resto questa è divenuta ormai una tradizione consolidata, come attestano Ciampi e Napolitano. E questo morto che cammina, con la sua corte di vampiri anemici e ministre pescivendole e mogli di salumieri, non ce lo togliamo più di torno. La sua missione scellerata è la liquidazione dell’Italia intera.

Nessun governo politico avrebbe osato fare questo tipo di riforme che, più che riforme sono un attacco al lavoro ed ai lavoratori, diretto e spietato, ultima speranza di un capitalismo ormai agonizzante che trascina tutti nel suo rovinoso decadimento. Per questo serviva un esterno, espressione di quella tecnocrazia europea tesa alla salvaguardia degli interessi dei banchieri, delle multinazionali e delle banche d’investimento, in spregio totale dei popoli, e per questo il Liquidatore si è circondato di ministri provenienti dal mondo della finanza nazionale ed internazionale.

Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico, è direttore esecutivo di Intesa Sanpaolo ( e pluriindagato per diversi reati); Elsa Fornero, ministro del Lavoro e professoressa di economia all’Università di Torino, occupa la vicepresidenza di Intesa Sanpaolo; Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e rettore dell’Università di Torino, è amministratore di Unicredit Private Bank e di Telecom Italia -controllata da Intesa Sanpaolo, Generali e Mediobanca- dopo essere passato per Pirelli; Piero Gnudi, ministro per il Turismo e per lo Sport, è amministratore di UniCredit Group; Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, professore di Scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano, è vicepresidente di Banca Popolare e amministratore di Pirelli. Quanto a Monti, è stato consulente di Coca Cola e di Goldman Sachs, e amministratore di Fiat e di Generali.

La storiella della crescita è il sedativo, buono per i gonzi, somministrato ai giornalisti ed all’opinione pubblica nelle conferenze stampa, ma sanno benissimo che a queste condizioni è concetto semplicemente surreale. E comunque il temuto spread è sempre al livello di quando Terminator s’insediò, Moody’s declassa ulteriormente l’Italia e la crescita sarà…-3! Gliel’hanno detto Paul Krugman e Nouriel Roubini, oltre a Joseph Stiglitz, economisti di fama mondiale, e loro sono tutti “professori”, oltreché banchieri, mica ignoranti come noi. Intelligenti pauca. Voglio dire che sanno benissimo cosa stanno facendo, e per conto di chi. Non sono certo degli sprovveduti. Gliel’ha detto anche Nigel Farage, deputato dell’europarlamento:


C’è una valenza spirituale dietro queste manovre, il cui scopo è quello di mantenere le persone in uno stato di ansia e di paura, farle dipendere da emozioni negative e scomposte, tenerle avvinghiate ad uno stato di agitazione perenne, allo scopo di bloccarne la crescita spirituale e l’evoluzione. Se i cittadini evolvono e si svegliano dal sonno che data dalla notte dei tempi, il sistema che loro abilmente hanno creato e mantenuto da almeno un millennio, con la complicità di chiese e logge, sette e sinagoghe, semplicemente scoppia come una bolla di sapone, perché è illusione fabbricata ad arte. Lo stesso concetto che il sistema liberista sia il migliore dei mondi possibili è un artificio mentale retorico.

Pertanto, la cosa migliore che possiamo fare per noi stessi, per i nostri figli e per la Terra, è non lasciarci dominare dalla paura, restare calmi e sereni, godere delle piccole gioie della vita, divertirci e condividere con chi abbia lo stesso livello evolutivo le informazioni che aiutino ad una presa di coscienza sempre più ampia e diffusa. E coltivare la propria vita spirituale.

Loro, i criminali psicopatici, temono solo il nostro risveglio. Loro sono pochi, noi siamo molti di più.

Loro hanno i giorni contati, e lo sanno, anche se tentano l’impossibile per mantenere in vita il loro sistema assassino.


Fonte: http://www.lolandesevolante.net

L’Islanda arresta i banchieri, cancella il debito dei cittadini e si riprende alla grande. Non più banche !



Islandesi che hanno colpito parlamento con rocce nel 2009 chiedendo ai propri leader e banchieri di rispondere del collasso economico e finanziario del paese stanno raccogliendo i frutti della loro rabbia.

L’Islanda continua a crescere usando sostituendo le Banche: L’Islanda ha rifiutato di salvare dal fallimento il sistema bancario corrotto della Cabala dei Rothschild.

Dalla fine del 2008, le banche dell’isola hanno perdonato prestiti per un ammontare pari al 13 per cento del prodotto interno lordo, alleggerendo gli oneri del debito di più di un quarto della popolazione.

I passi dell’Islanda per rinascere dal 2008, quando le sue banche erano inadempienti per $ 85 miliardi, si stanno dimostrando efficaci. La crescita dell’economia islandese sarà quest’anno troppo grande per l’area dell’euro e per la maggior parte del mondo sviluppato, secondo stime dell’Organizzazione per la cooperazione economica.

Approccio dell’Islanda per affrontare la crisi ha dato la precedenza alle esigenze della sua popolazione rispetto ai mercati. Una volta che è diventato chiaro, nell’ottobre del 2008, che le banche dell’isola erano al di là di risparmio, il governo intervenne, delimitando i conti nazionali, e lasciando i creditori internazionali in bianco. La banca centrale ha imposto controlli sui capitali per fermare la conseguente svalutazione della corona e nuove banche controllate dallo Stato sono state creati dai resti degli istituti di credito che hanno fallito.

Il procuratore speciale islandese ha detto che potrebbe accusare fino a 90 persone, mentre più di 200, compresi i dirigenti ex capi alle tre principali banche, si trovano di fronte ad accuse criminali. Questo può essere paragonato agli Stati Uniti, dove nessun dirigente di banca ha affrontato procedimento penale per il loro ruolo nella crisi dei mutui subprime. La Securities and Exchange Commission ha detto l’anno scorso di aver sanzionato 39 alti ufficiali per il comportamento relativo al crollo del mercato immobiliare.

Fonte: http://nesaranews.blogspot.it , lo specchio del pensiero

giovedì 19 luglio 2012

Fisco, Confcommercio: in 2012 pressione al 55% per chi paga





ROMA (Reuters) - In Italia, chi paga le tasse, nel 2012 subirà una pressione fiscale del 55%. Lo ha detto Confcommercio nel corso di convegno.

Secondo il presidente dell'associazione Carlo Sangalli serve "una terapia d'urto per il contrasto della recessione ed il ritorno alla crescita. E' una terapia che muove dal riconoscimento di un dato di fatto: abbiamo raggiunto un livello di pressione fiscale che, per chi le tasse le paga, si attesta attorno al 55%".

Secondo i dati dell'ufficio studi di Confcommercio, la pressione fiscale apparente nel 2012, in percentuale del Pil, è per l'Italia pari al 45,2%, sopra la media Euro17 del 41,4% e dell'Unione europea a 27 pari al 40,6%.

L'Italia si posiziona al quinto posto sui 35 paesi considerati, preceduta solo da Danimarca (47,4%), Francia (46,3%), Svezia e Belgio (entrambi al 45,8%).

La pressione fiscale apparente è data dal gettito derivante dalle imposte dirette, indirette, dai contributi sociali e imposte in conto capitale sul Pil.

"Questo indicatore non è rappresentativo del vero carico fiscale gravante sui singoli cittadini, in considerazione del fatto che nel Pil viene computata anche la quota di sommerso", spiega l'ufficio studi di Confcommercio nel rapporto.

Così la pressione fiscale effettiva, cioè il gettito osservato in percentuale del Pil emerso, secondo le stime per il 2012, è pari al 54,8%, sopra ogni altro Paese al mondo.

La Danimarca e la Francia, che seguono l'Italia in questa classifica, si fermano al 48,6% e al 48,2% ( ma li il welfare funziona molto meglio che in Italia, dove chi è povero o anziano o disoccupato è abbandonato a se stesso ndb).

Il sommerso economico, secondo dati del 2008, è stato pari al 17,5% del Pil.

"Un altro record mondiale anche se con leggera tendenza al calo, visto che nel 1998 era addirittura a un 20% tondo", segnala Confcommercio.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

Commento di Oliviero Mannucci: Guarda combinazione l'Italia dove i politici hanno gli stipendi più alti del mondo c'è anche una pressione fiscale più alta del mondo, e più i cittadini pagano e più il debito pubblico aumenta, quindi cari signori è ora di finirla con gli spot in tv - se tutti pagano le tasse ci sono più servizi per tutti - bisogrebbe invece dire - se tutti pagano le tasse lo stato spreca più soldi ancora -


Fisco, sommerso 17,5% Pil il contesto lo alimenta

Il sommerso economico, ovvero quella parte di prodotto interno lordo che sfugge al fisco, è pari al 17,5% del Pil (dato del 2008 ipotizzato costante fino a oggi), e colloca l'Italia al primo posto a livello mondiale, anche se "si registra una tendenza a una moderata riduzione" negli ultimi 10 anni.

Lo afferma il direttore dell'Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, presentando il Rapporto sulle determinanti dell'economia sommersa. A fronte di un imponibile evaso di 280 miliardi di euro, considerando una pressione fiscale effettiva pari al 55%, l'imposta evasa ammonterebbe a circa 154 miliardi di euro.

L'Italia ha un livello di sommerso più che doppio rispetto al Regno Unito, 5-6 volte superiore alla Francia, 8 volte quello del Canada. Il Rapporto evidenzia quattro cause fondamentali del sommerso: aumenta al crescere delle pretese fiscali; aumenta al diminuire dell'efficacia del sistema sanzionatorio; aumenta al peggiorare della percezione su qualitá e quantitá dei servizi pubblici; aumenta quanto piú difficile è l'adempimento fiscale.

In una situazione in cui l'Italia si colloca al primo posto mondiale per pressione fiscale, al penultimo posto fra Paesi Ocse per efficienza del quadro giuridico, al quartultimo posto per i tempi di adempimento fiscale, al penultimo posto in termini di giorni per ottenere una sentenza definitiva in materia contrattuale e di numero di procedure giudiziarie per far rispettare un contratto, il direttore dell'Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella afferma che "ci sono spiegazioni non antropologiche, ma economico-sociali" alla base dell'economia sommersa in Italia. In altre parole, gli italiani "non hanno il gene dell'evasione", ma il tasso di evasione risulta "ragionevole, anche se intollerabile, date le variabili del contesto".

Secondo l'Ufficio studi, basterebbe portare il livello dei servizi pubblici in Italia a quello del Belgio per far emergere 38 mld di maggiore imposta; basterebbe portare il livello di facilità negli adempimenti fiscali a quello della Danimarca per far emergere 14 miliardi di maggiore imposta; basterebbe portare il livello di controlli e sanzioni a quello degli Usa per far emergere 56 miliardi di maggiore imposta. Inoltre, ogni punto percentuale di riduzione delle aliquote legali ha l'effetto di ridurre di mezzo punto percentuale il tasso di sommerso economico.

Fonte: www.milanofinanza.it


Commento di Oliviero Mannucci: E' oramai molto chiaro, lo Stato italiano, con le sue tasse inique e la sua burocrazia farraginosa incentiva l'evasione fiscale e allontana i grandi invesitori dal nostro paese. Inoltre la corruzione dilaga, la corte dei conti ha parlato di 60 000 000 di euro di tangenti date ai partiti politici, tutto a nero chiaramente, non credo infatti, che i politici quando prendono una tangente rilascino la ricevuta fiscale o tanto meno la fattura. Quindi, la nostra classe politica, non contenta dei stipendi che ricevono, dei rimborsi elettorali che ricevono, incassano milioni di euro di tangenti, quanta percentuale del PIL vale tutto questo, e poi vanno a fare la morale agli imprenditori che spesso evadono per non chiudere, o per stare meglio sul mercato. Bisognerebbe stabilire un principio, un limite, oltre il quale un cittadino o un impresa non è tenuta a pagare più nulla perchè considerato criminale. Bisognerebbe mettere sul piatto della bilancia quello che lo Stato spende per i cittadini e le imprese ( che in Italia è meno di quello che il cittadino paga) e da li dedurre quanto ogni contribuente debba pagare. Ad esempio, ci sono paesi in Europa, che chiedono molte tasse, ma poi quando un cittadino ha bisogno, o un impresa, ci sono dei meccanismi che fanno si che lo Stato li aiuta in concreto. Qui in Italia invece spesso, lo Stato vuole solo il culo della gallina, ma non il becco. Dobbiamo pagare, pagare sempre pagare, per non ricevere, non ricevere quasi niente in cambio. In Italia ci sono più di 8000000 di poveri, e circa 9oooooo di persone che non si possono curare, perchè anche se il diritto alla sanità è sancito dalla legge, poi sta di fatto, che quando uno ha bisogno di una lastra, o deve fare delle analisi, ci sono code interminabili di attesa, e se una persona ha urgenza, deve pagare ancora per avere quello che gli serve in breve tempo e se non può pagare può anche morire nell'indifferenza generale. Bisognerebbe stabilire una percentuale oltre la quale, non si può chiedere più niente a nessuno. Faccio un esempio, oltre il 30% di quello che uno guadagna non può essere chiesto dallo Stato. E deve essere lo Stato, che se non gli basta quanto riceve dai cittadini italini, ad attivarsi, per spendere meno e far pagare a chi non paga, perchè evade realmente solo per non pagare e non perchè in stato di bisogno relativo. Questo dovrebbe essere il principio. Inoltre i 10000000 di euro che vengono spesi per la sanità a parte dei politici, dovrebbero essere tolti. I politici guadagnano abbastanza per pagarsi le proprie cure con i profumatissimi stipendi che prendono! E che cazzo!!!!!


mercoledì 18 luglio 2012

L'«sos» di Lo Bello: «La Sicilia è quasi fallita: intervenga Monti»

Per l'ex capo degli industriali siciliani, oggi vice di Montante, «va ripensata anche l'autononia concessa nel dopoguerra»

Ivan Lo BelloIvan Lo Bello
PALERMO - La Regione Sicilia si trova «sull'orlo del fallimento, vicina al default». A lanciare l'allarme dalle pagine del Corriere della Sera è Ivan Lo Bello, già presidente degli industriali dell'isola e oggi vice di Antonello Montante, secondo cui «va ripensata anche l'autonomia e occorre avviare un' operazione-verità. Bisogna scuotere dal torpore i siciliani», dice Lo Bello, «dai dipendenti regionali ai pensionati della stessa Regione che saranno i primi a trovarsi senza stipendio in caso di crollo. Ma il governo Monti», aggiunge, «deve subito mettere mano ai conti, controllando un bilancio reso non trasparente da poste dubbie e residui inesigibili».

COME LA GRECIA - «La Sicilia» spiega Lo Bello in una lunga intervista rilasciata a Felice Cavallaro, «rischia di diventare la Grecia del Paese e il Paese deve intervenire anche superando gli ostacoli di una autonomia concessa nel dopoguerra, in condizioni storiche e politiche ormai lontanissime, ma utilizzata da scriteriate classi dirigenti per garantire a sé stesse l'impunità».

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it


Monti: "Addio festività: 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 8 dicembre, 1 novembre si lavora"

Per Monti non ci sono santi che tengono

Ci aveva già provato Silvio, ma a differenza del governo Berlusconi, che aveva deciso di accanirsi sulle festività laiche (1 maggio, 25 aprile, 2 giugno), il governo Monti è molto più "democratico" e bipartisan: via tutte le festività minori, anche quelle religiose.
E così a breve diremo addio all'Immacolata Concezione dell'8 dicembre e non solo: dopo 1187 anni dalla proclamazione da parte di Papa Gregorio IV del 1 novembre 2012 come festa di Ognissanti, doveva arrivare Mario Monti per chiudere definitivamente anche questa sacra celebrazione.
"Basta feste: c'è bisogno di rilanciare l'economia" commentano oggi fonti vicine al premier sul quotidiano filogovernativo "La Repubblica".
Ma il rischio è l'effetto recessivo, altrochè il rilancio dell'economia: basti pensare agli operatori turistici, che sui ponti festivi riuscivano a barcamenarsi qualcosa oltre ai flussi stagionalizzati di un turismo sempre più esiguo. Non girano i soldi e chiudono le imprese: e andiamo sempre più a fondo.
Non resta che affidarci alla Immacolata Concezione.

Fonte: http://isegretidellacasta.blogspot.it

ECCO COME SARA' L' ITALIA DEL FUTURO

di Oliviero Mannucci

http://www.andromedafree.it/umorismo/audiofantozzi/fantozzi3.jpg

Se la tendenza è questa ecco come sarà l'Italia del futuro.

Si lavorerà tutti i santi giorni, quando si arriverà all'età per la pensione ( che nel frattempo sarà diventata quella di 100 anni) 6 mesi prima di aver maturato i giusti contributi, verremo allontanati dal lavoro e verrà innalzata ulteriormente l'età pensionabile, che passerà da 100 a 105 anni, in questo modo diventeremo degli "eso..nculati. I politici invece andranno in pensione dopo solo un mese di "lavoro" con 100 000 euro al mese , macchina blu, jet privato e casa vista Colosseo a vita. La pressione fiscale per i lavoratori nel frattempo sarà diventata del 100% e il datore di lavoro verserà l'intero nostro stipendio allo Stato. Le ferie non esisteranno più, e gli straordinari saranno obbligatori da fare ma bisognerà pagare noi per farli. Chi non vorrà lasciare il posto di lavoro arrivato a sei mesi dall'età pensionabile,( per non essere eso..nculato) dovrà pagare lui di tasca propria una cifra corrispondente al triplo del proprio stipendio. E se alla fine riuscirà a raggiungere l'agognata età pensionabile con i giusti contributi, i nomi dei papabili verranno messi nel bussolotto del Lotto e potranno partecipare alla sola estrazione annuale, (solo 1 su un milione ce la farà) e SE SARA' FORTUNATO, SE VERRA' ESTRATTO, allora forse andra' in pensione con 500 EURO AL MESE. Per tutti gli altri NISBAAA!!!!! Fantozzi in confronto ci farà una pippa ma l'euro sarà salvo, cazzo !!!!!!!!!

Della serie: Quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo!



martedì 17 luglio 2012

L'Italia aderisce al patto suicida - approvati l'ESM e il Fiscal Compact

13 luglio 2012 (MoviSol) Ieri il Senato della Repubblica ha approvato il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) e il Trattato europeo sul Fiscal Compact, due nuovi accordi progettati per mantenere in vita il sistema speculativo globale attraverso l'austerità e la dittatura dei mercati finanziari. Con il sistema dell'euro in via di disintegrazione, i poteri oligarchici sovrannazionali e i loro portavoce nella Troika (BCE, FMI, Commissione Europea) hanno ormai abbandonato ogni pretesa di democrazia e imposto un processo che porterà alla fine di ogni vestigia della sovranità nazionale.



Il Fiscal Compact è l'estensione del Patto di Stabilità, che obbliga tutti gli stati a rispettare i vincoli di bilancio stabiliti a suo tempo dal Trattato di Maastricht. Nel caso italiano significherebbe ulteriori tagli o tasse per circa 40 miliardi di euro all'anno per i prossimi 20 anni. Quello che sta facendo oggi Monti è solo un piccolo assaggio. L'ESM è il fondo salva-stati, che originalmente era previsto venire in soccorso agli stati in difficoltà, agendo come ente indipendente con la forza contrattuale di dettare le linee guide ai governi che accettassero gli aiuti. Non ci sarebbe la possibilità di trattare, di discutere democraticamente con la popolazione, ma solo di eseguire gli impegni presi con qualsiasi mezzo. Nel frattempo gli è stato conferito anche il potere di finanziare direttamente le banche. Quindi non più la maschera di "salva-stati" ma "salva-banche".

Il Trattato ESM ratificato dal Senato prevede che i manager del fondo possano richiedere in qualsiasi momento un aumento del capitale, già consistente, senza che i governi o i parlamenti nazionali possano opporsi, e che gli stessi manager godano della completa immunità da ogni giurisdizione nazionale e internazionale.
Al Senato i due trattati sono stati approvati da tutti i gruppi parlamentari tranne la Lega Nord (contrari) e l'IdV (astenuti). I partiti della maggioranza si giustificano con la "necessità" di costruire un'Europa più forte, strada obbligata per uscire dalla crisi; cioè l'unione fiscale e politica che è l'obiettivo dell'UE da almeno il 1989, quando si decise di bloccare la strada dello sviluppo economico guidato da un'alleanza di nazioni sovrane.
La realtà è che il progetto degli Stati Uniti d'Europa rappresenta soltanto un tentativo disperato di tenere in piedi un sistema finanziario decotto. La politica dell'austerità, della deregulation e del disinvestimento nell'economia reale è la causa della crisi, e non si potrà cambiare direzione senza un taglio netto con il passato (la creazione degli Stati Uniti d'America, infatti, avvenne su basi ben diverse, mirate all'investimento nell'economia reale). Eppure ad ogni ulteriore manifestazione del problema i capi di governo europei - incoraggiati da Obama e Geithner che temono per le banche americane - raddoppiano: altri salvataggi, altri tagli al tenore di vita della popolazione.

Ormai è evidente che la ricetta non funziona, ma bisogna avere il coraggio di cambiare, prima che sia troppo tardi. Gli stati possono ancora decidere di riappropriarsi del futuro, ma per fare ciò dobbiamo porre fine al circolo infinito di salvataggi bancari. La soluzione comincia con la Glass-Steagall, cioè la separazione tra banche ordinarie e banche speculative, proposta che trova nuovi sostenitori ogni giorno. In Italia ci sono proposte di legge in entrambe le Camere del Parlamento (Peterlini, Tremonti, Lega Nord), come negli USA con il ddl della deputata democratica Marcy Kaptur. E lo scandalo Libor di questi giorni ha messo paura addirittura ad una fazione della City di Londra, che ora chiede di andare in questa direzione, con un editoriale sul Financial Times a favore della Glass-Steagall.

I trattati draconiani dell'UE si possono ancora fermare, sia a livello politico perché devono passare ancora per la Camera dei Deputati in Italia, sia a livello giudiziario, per esempio con i ricorsi costituzionali in Germania. La vera svolta però dipende dalla mobilitazione popolare, per costringere le istituzioni a guardare in faccia alla realtà e cominciare a costruire un futuro di progresso.

Fonte: http://www.vocidallastrada.com

Italia in saldo: svendere il paese per 20 miliardi l’anno

Eutanasia dell’Italia, a colpi di 20 miliardi di euro all’anno. Il suicidio programmato del patrimonio pubblico della nazione che ha appena festeggiato i primi 150 anni di vita è «una strada praticabile», secondo il neo-ministro dell’economia Vittorio Grilli, per ridurre strutturalmente il debito pubblico. Regalando – di fatto – i beni pubblici degli italiani al grande capitale finanziario: lo stesso che ha provocato la crisi e sottratto agli Stati la leva della moneta sovrana, strategica per risalire la china senza dover ricorrere a tagli criminosi. Intervistato dal “Corriere della Sera”, Grilli auspica un piano pluriennale per garantire «vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1% del Pil». E’ la legge – folle – del “pareggio di bilancio” imposto dall’élite tecnocratica dell’Unione Europea mediante trattati-capestro come il Fiscal Compact: drenare a sangue le risorse pubbliche, costringendo lo Stato a comportarsi come un’azienda privata – neppure virtuosa, ma fallimentare: un’azienda che non è più in grado di fare investimenti vitali.

«Già abbiamo un avanzo primario del 5%», ammette Grilli, confermando che lo Stato spende per

Vittorio Grilli

i propri cittadini meno di quanto riceva sotto forma di tasse. Calcolando «una crescita nominale del 3%», aggiunge Grilli, la svendita a rate del patrimonio pubblico italiano produrrebbe una riduzione del debito pari al 20% in soli cinque anni. Nel colloquio con Ferruccio De Bortoli, Grilli difende anche la famigerata spending review, che «consente risparmi al di là delle cifre di cui si parla in questi giorni», dal momento che «si possono ridurre ancora le agevolazioni fiscali e assistenziali, intervenire sui trasferimenti alle imprese». Il tecnocrate arruolato da Monti parla addirittura di tagli alla tassazione sul lavoro, mentre collabora alla demolizione del welfare su cui si sono basati cinquant’anni di benessere e di sicurezza sociale.

Vittorio Grilli ha un curriculum perfettamente adeguato alle sue attuali performance: è stato assistente professore alla Yale University e poi docente al Birkbeck College dell’università di Londra. Nel 1994 è entrato al Ministero del Tesoro come capo della direzione per le privatizzazioni: super-tecnocrate di scuola anglosassone, ha firmato il suo ingresso nell’amministrazione statale in qualità di liquidatore, secondo i dettami dell’élite neoliberista che prescrive la sparizione progressiva dello Stato come garante dei cittadini. Dirigente bancario del Crédit Suisse, è tornato al ministero nel 2002 come Ragioniere Generale dello Stato, per poi dirigere il Tesoro e sfiorare, nel 2011, la super-poltrona di governatore di Bankitalia

Monti e Grilli

poi andata ad Ignazio Visco. Un uomo con le carte in regola, dunque, per sforbiciare quel che resta dei beni comuni in via di sparizione.

E mentre il Parlamento dorme e lascia fare ai “tecnici”, i freddi esecutori dei diktat impartiti da Bruxelles e Francoforte per devastare il sistema socio-economico europeo mettendo in salvo soltanto le banche e il loro capolavoro speculativo, la moneta “privata” chiamata euro, l’economista Grilli se la prende con l’ultimo declassamento di “Moody’s”, come se le agenzie di rating non fossero parte integrante del piano mondiale per spodestare i cittadini europei, retrocessi a sudditi da “punire” con selvaggi “sacrifici”, senza una sola contropartita ragionevole né un’idea di sviluppo per uscire dalla crisi. Grilli attacca addirittura i mercati, cioè i “mandanti” del governo Monti, perché «non riconoscono ancora la bontà degli sforzi compiuti dal nostro Paese per mettere in ordine i conti». E’ il copione mediatico del “risanamento”: i becchini si presentano come salvatori. «Il pareggio di bilancio è a portata di mano, le riforme strutturali sono avviate», si vanta Grilli: «Nessun altro Paese ha fatto tanto in così poco tempo». Record forse sfuggito ai mercati “distratti” ma non certo agli italiani, tragicamente ingannati e finiti nella trappola mortale del “rigore”.

Fonte: http://www.libreidee.org

GRAZIE MONTI, GRAZIE POLITICI LADRONI!!!!

Crisi, in Italia povere 11,1% famiglie, oltre 8 milioni di persone

martedì 17 luglio 2012 11:02

ROMA (Reuters) - Nel 2011 le persone relativamente povere in Italia sono state 8.173.000, pari all'11,1% delle famiglie, mentre sono state 3.415.000 le persone povere in termini assoluti (5,2% delle famiglie).

Lo si evince dal rapporto Istat "La povertà in Italia" per il 2011, in cui viene segnalata una soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, pari a 1.011,03 euro.

Rispetto al 2010, spiega l'Istat, la povertà relativa (la cui soglia è pari alla spesa media procapite) è rimasta stabile a causa del "peggioramento del fenomeno per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, compensato dalla diminuzione della povertà tra le famiglie di dirigenti/impiegati".

Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, si legge nel rapporto, a fronte di una stabilità della povertà relativa al Nord e al Centro, nel 2011 è stato registrato un aumento nel Mezzogiorno, dal 21,5% al 22,3%.

L'incidenza della povertà relativa, poi, è aumentata dal 40,2% al 50,7% per "le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro". I tre quarti di queste famiglie, segnala l'Istat, risiedono nel Mezzogiorno, dove la relativa incidenza passa dal 44,7% al 60,7%.

Un aumento della povertà relativa si osserva anche per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro (dall'8,3% al 9,6%), essenzialmente gli anziani soli o coppie di anziani.

La povertà assoluta, invece, è aumentata nel 2011 tra le famiglie con la persona di riferimento ritirata dal lavoro (dal 4,7% al 5,4%), mentre la condizione delle famiglie con figlio minore è peggiorata sia in termini di povertà relativa (dall'11,6% al 13,5%), che di povertà assoluta (dal 3,9% al 5,7%).

L'Istat segnala invece un leggero miglioramento tra le famiglie in cui vi sono esclusivamente redditi da pensione, ma solo laddove "la pensione percepita riesce ancora a sostenere il peso economico dei componenti che non lavorano, tanto da non indurli a cercare lavoro (dal 17,1% al 13,5%)".

Fonte: http://it.reuters.com

COSA FA LA CLASSE POLITICA PER AIUTARE QUESTE PERSONE?

Oliviero Mannucci

In questi ultimi mesi, il governo abusivo di Monti & C. non eletto da nessuno, ha messo in campo una task force verso gli evasori fiscali. Che ben venga se si va a colpire i GRANDI EVASORI, quello che evadono, non perchè spinti dal bisogno, ma perchè VOGLIONO EVADERE E BASTA. Resta il fatto, che a mi avviso, lo Stato Italiano, se vuole debellare l'evasione fiscale, deve abbassare le tasse alle imprese, altrimenti la CRESCITA DEL PAESE, ferma da decenni, non ci sarà mai. Lo Stato è quindi il primo ad incentivare l'evasione fiscale, perchè esige troppo da chi lavora, costringendo, soprattutto i piccoli e medi imprenditori ( su cui si regge l'economia del nostro paese) a praticare una "leggittima difesa" facendo un pò di contabilità creativa. Vi ricordate lo spot pubblicitario che qualche mese fa imperversava sulle reti nazionali - SE TUTTI PAGANO LE TASSE CI SARANNO PIU' SERVIZI - non è proprio così automatica la cosa. Guardate ad esempio a quello che sta accadendo in Lombardia per quanto riguarda il discorso sanità. Lo spot andrebbe quindi rivisto, e sarebbe giusto dire - SE TUTTI PAGANO LE TASSE, LO STATO, LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI SPRECHEREBERO DI PIU' E I SERVIZI NON AUMENTEREBBERO AFFATTO - per non dire di peggio. Con questo discorso dove voglio andare a parare, è presto detto - Se è giusto che tutti paghino le tasse, ed è giusto che lo Stato metta in campo una task force per indurre a pagare chi non lo vuole fare, sarebbe SACROSANTO, che lo Stato metta in campo una task force per aiutare chi non può contribuire all'economia del paese, perchè se tutti i cittadini possono vivere dignitosamente l'economia girerebbe di più. Più di 8 000 000 di poveri, in un paese di 60 000 000 di persone, non sono pochi, è come se negli USA ci fossero 42 000 000 di poveri. Altro che CRESCITA ECONOMICA se continua così, l'unica CRESCITA che ci sarà sarà dei poveri, dei disoccupati, degli esodati, dei pensionati con la minima etc. etc. GRAZIE MONTI, GRAZIE POLITICI LADRONI! E intanto il debito pubblico continua a salire !!!!!!!


Economia

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Debito senza freni, nuovo record a maggio


ROMA - Il debito pubblico segna un nuovo record. A maggio il 'rosso' certificato dalla Banca d'Italia ha raggiunto quota 1.966,303 miliardi di euro, aggiornando il precedente massimo storico toccato ad aprile (1.949,242 miliardi). Con il risultato che su ogni cittadino italiano, neonati compresi, grava un debito di quasi 33 mila euro. Crescono anche le entrate tributarie, che tra gennaio e maggio si sono attestate a 142 miliardi, in crescita dell'1,14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato diffuso da Bankitalia, che vede il debito pubblico avvicinarsi sempre piu' di piu' alla soglia dei 2.000 miliardi di euro, calcola il ''rosso'' in valori assoluti, e non in rapporto al Pil. Ma certo anche questo indicatore segna un peggioramento se si calcola che dall'inizio dell'anno il debito e' cresciuto del 3,6% mentre il Prodotto Interno Lordo e' diminuito. Tanto che le ultime stime del Fmi individuano un rapporto del 125,8% per quest'anno e 126,4% per il 2012. L'aumento del debito (+17,1 miliardi da aprile) in valori assoluti, spiega Via Nazionale, e' attribuibile principalmente all'aumento delle disponibilita' liquide detenute dal Tesoro (di 8,3 miliardi, a 35,8 miliardi), al fabbisogno (6,2 miliardi), a scarti di emissione (2,3 miliardi) dovuti all'emissione di titoli sotto la pari, alle variazioni del cambio (0,2 miliardi). Nel complesso, in cinque mesi, dalla fine del 2011 a maggio, il debito ha registrato un incremento di 86 miliardi. Il debito grava come un fardello sulla testa dei cittadini: 89.363 euro su ogni famiglia e ben 32.771 euro su ogni italiano, fanno sapere Adusbef e Federconsumatori, che criticano la 'cura Monti' con cui il debito e' aumentato di oltre 61 miliardi di euro da fine novembre. I sindacati vedono quindi con favore l'annuncio del ministro dell'economia Vittorio Grilli di voler vendere beni pubblici per 15-20 miliardi l'anno per ridurre il debito pubblico. Per la leader della Cgil Susanna Camusso, che indica la recessione come causa dell'aumento del debito e chiede al Governo di mettere fine ai tagli, bisogna pero' passare dagli annunci alle azioni concrete. Facendo pero' attenzione ai beni non alienabili. Per il leader della Cisl Raffaele Bonanni le dismissioni sono l'unica chance per assottigliare il debito e bisogna arrivarci, anche se tardi. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, frena pero' sulla vendita dei ''gioielli di famiglia'': ''Va bene dismettere gli immobili e le aziende municipalizzate - dice - Ma le dismissioni non possono riguardare aziende come Eni, Enel e Finmeccanica perche' su di esse si fonda il sistema industriale del nostro Paese e perche' non ci sarebbero imprenditori italiani in grado di acquistarle''. Crescono intanto anche le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a maggio sono aumentate di 1,4 miliardi (+4,6%) rispetto al 2011, mentre nel complesso dei primi 5 mesi gli incassi dell'Erario sono saliti a 142 miliardi (+1,14%), trainati dalla crescita dei proventi delle accise sulle risorse energetiche. Nel panorama dei principali paesi europei, secondo i dati sulle 'Entrate tributarie internazionali' diffusi dal Tesoro, l'Italia si posiziona tra gli Stati a crescita piu' moderata (+2,5% nei primi cinque mesi dell'anno), mentre per il gettito Iva il nostro paese (-1,1%) finisce insieme a Spagna (-10,1%) e Portogallo (-2,8%) tra gli unici Paesi con tassi di variazione negativa. Crescono intanto anche le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato: a maggio sono aumentate di 1,4 miliardi (+4,6%) rispetto al 2011, mentre nel complesso dei primi 5 mesi gli incassi dell'Erario sono saliti a 142 miliardi (+1,14%), trainati dalla crescita dei proventi delle accise sulle risorse energetiche. Nel panorama dei principali paesi europei, secondo i dati sulle 'Entrate tributarie internazionali' diffusi dal Tesoro, l'Italia si posiziona tra gli Stati a crescita piu' moderata (+2,5% nei primi cinque mesi dell'anno), mentre per il gettito Iva il nostro paese (-1,1%) finisce insieme a Spagna (-10,1%) e Portogallo (-2,8%) tra gli unici Paesi con tassi di variazione negativa.

Fonte: ansa.it

domenica 15 luglio 2012

Bugie criminali, ancora.

Un analista della banca d’investimento Natixis, Patrick Artus, ha calcolato che per abbassare i tassi sui titoli di Stato italiani a un livello accettabile – cioè a un livello che evita il default del Paese e la rovina di generazioni di italiani – occorrerebbero 26 miliardi di euro alla settimana, sborsati dal MES, il fondo ‘salva-Stati’ dell’Eurozona. A questo ritmo il MES andrebbe in bancarotta in tre mesi, ha concluso Artus.

Ora raffrontate questa realtà con la menzogne del criminale Mario Monti di ritorno dall’inutile ultimo summit europeo. Il falsario bocconiano ci ha raccontato che il MES potrà intervenire per calmierare i tassi sui nostri titoli, e senza che l’Italia finisca per questo nelle grinfie della Troika di FMI, Commissione UE e BCE. Quest’ultima fregnaccia l’ho già smascherata, e ora cade anche la solidità stessa del MES (cosa che francamente avevo già detto da tempo).

Ci portano in Kosovo, 60 milioni di italiani che stavano nel G7 fino all’arrivo dell’euro, ed è ciò che vogliono. Ne Il Più Grande Crimine 2011 avevo scritto che vogliono “creare sacche di lavoro pagato alla cinese in Europa” (da noi), e ieri l’Istat ci ha informati che già 3 milioni e 300 mila italiani guadagnano poco sopra gli 800 euro. E questo significa crolli di consumi, quindi crolli delle vendite, quindi aziende stesse che non lavorano, quindi crisi, quindi la spirale in caduta fino a Pristina.

Mi raccomando, voi, cliccate su face book che questo è uno schifo. Ma muovere il culo no, mi raccomando.

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info

LA FRANCIA TASSA I RICCHI , ABBASSA L'ETA' PENSIONABILE E AUMENTA I SALARI. ALLA FACCIA DELLA FORNERO


Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi - già altissimi - e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo. Se Mario Monti avesse azzardato una sola di queste misure, il famigerato spread avrebbe toccato vette inarrivabili.

Eppure, tutto tace. Mentre sui quotidiani stranieri, in particolare su quelli anglosassoni, i titoli continuano a somigliarsi tutti (tra i più gettonati: «la luna di miele finirà presto» e «la vie en rose durerà poco»), sui mercati finanziari l’incantesimo regge. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi. Segno che il mercato pensa che la Francia somigli molto più alla Germania che alle peccaminose Italia o Spagna. Segno che la “rossa” Parigi è diventato un porto sicuro, alla pari dei Paesi “falchi” guidati da austeri conservatori à la Merkel che anelano allo zero deficit come alla panacea di tutti i mali.

Certo, anche Hollande si è impegnato sul rigore. I numeri però sono numeri. Nel primo trimestre dell’anno il debito è salito all’89,3% del Pil e il deficit veleggia a fine anno verso il 4,5%. Il premier Jean-Marc Ayrault si è impegnato a ridurlo sotto il 3% l’anno prossimo e di azzerarlo quello dopo. Ma anche le stime sul Pil sono state riviste allo 0,4% quest’anno e all’1-1,3% per l’anno prossimo. E Hollande non ci pensa neanche, per dire, a rimandarsi le assunzioni nel pubblico o a toccare la legge sui licenziamenti come gli chiedono in molti.

Gli analisti, ovvio, avvertono che bisogna guardare ai rendimenti dei bond decennali e non a quelli a brevissimo termine. E che nei prossimi mesi sono destinati a risentire dell’«effetto Hollande», se non farà anche riforme strutturali. Però lo spread francese, intanto, è inchiodato a 110 punti, a distanze siderali dal nostro. Con tutto che in Francia, negli ultimi 5 anni sono spariti 400mila posti nel manufatturiero e il Pil pro capite è sceso negli ultimi 10 dal 95 al 90% di quello tedesco. E con tutto che una settimana fa i maggiori economisti e imprenditori hanno chiesto allarmati uno «shock per il rilancio della competitività», che è un noto punto debole dell’economia oltralpe. I mercati, per ora, se ne infischiano.

Fonte: http://isegretidellacasta.blogspot.it

Commento di Oliviero Mannucci: Sono mesi che lo dico, se si vuole superare la crisi in Italia bisogna rimettere in moto il circolo del denaro, in Francia lo hanno capito, qui ancora no.

mercoledì 11 luglio 2012

"SPENDING REVIEW?" : ma se l'Italia sta per entrare in guerra!

Ci stiamo preparando per una delle più sanguinose guerre della storia e non lo sappiamo. Leggendo le notizie relative alla spesa italiana per armamenti, verrebbe proprio da pensare così.
Ieri è stata approvata la spending review con tutta la serie di licenziamenti, tagli e riorganizzazioni annesse e connesse ma vi è stata una conferma: il progetto F-35 Joint Strike Fighter procede.
Costruito dalla Lockheed è l’aereo più costoso al mondo: il prezzo speciale riservato all’Italia è 200 Mil di Euro ad esemplare chiavi in mano. L’Italia ne vuole 90, inizialmente erano 131, quindi andrà a spendere 18 Mld di Euro, di cui 12 sicuri, cioè più della metà della finanziaria Monti o dei tagli proposti nella proposta di revisione di spesa.
I 90 simpatici velivoli andranno a poggiare le loro alucce sulla neo portaerei Cavour, costo 1,4 Mld di Euro e 200 Mila Euro/giorno di spese di navigazionie Si andranno a sommare ai: 121 Eurofighter,100 elicotteri Nh90 e al progetto Fremm. Escludendo quest’ultimo, costo 6 Miliardi di Euro, la spesa ipotizzata due anni fa era di 29 miliardi di Euro.
È in corso un programma di sostituzione di armamenti aerei che ci porterà ad essere tra i primi 10 paesi al mondo, con circa 200 esemplari, considerando che i 3/4 saranno nuovi di pacca e l’altro quarto composto da Tornado di tutto rispetto. Arriveremo al pari dell’Inghilterra che certamente ha piú rischi di noi, vedi Falkland/Malvinas, e ha partecipato molto più fattivamente agli ultimi conflitti come Iraq e Afghanistan su tutti.
Ma che ce ne faremo di tutti questi armamenti, considerando che i paesi vicini a noi, Russia a parte, sono tutti alleati UE? Quante missioni internazionali dovremo sostenere, considerando che ci costano 1,4 Mld di Euro?
Tenete presente poi che poi che l’F-35, pur essendo il caccia più costoso al mondo, presenta notevoli falle. È vulnerabile ad attacchi elettronici, è hackerabile e soprattutto non è adatto a campagne stile Iraq o Afghanistan, praticamente le uniche per cui l’Italia potrebbe utilizzarlo.
È decisamente meno performante del cinese low cost J-20 Stealth o del tutto europeo Eurofighter, per il cui assemblaggio lavorano oggi 1000 dipendenti nello stabilimento di Cameri. Per l’F-35 ne serviranno solo 600.
Il senatore Carl Levin ha chiesto che la Commissione Forze armate ed il Pentagono facciano pressione sulla Lockheed, costruttore dell’F-35, affinché corregga questo scempio e diminuisca i listini.
Mi domando, allora, perché l’Italia stia portando avanti questo programma di rinnovo e mi balena alla mente il caso Greco. Atene ha dovuto comprare dalla Germania 170 carri Leopard e 223 cannoni obsoleti dismessi dalla Bundeswher, costo 1,7 Mld. Ha fatto molto clamore la vendita di 4 sottomarini al prezzo di due per 1,3 miliardi di Euro. La Francia ha imposto ad Atene 6 fregate e 15 elicotteri, costo 4 Mld.
Il binomio “io ti finanzio e tu mi paghi sottobanco in armamenti” vale oggi piú che mai.
Fonte: glollo.com

domenica 8 luglio 2012

LA NORVEGIA NON HA DEBITO PUBBLICO. COME MAI?


La Norvegia non ha debito pubblico, per svariate ragioni che ora vi esporrò. Il motivo principale però resta principalmente uno ed uno solo: non ha aderito al sistema schiavista della moneta debito e, udite udite, la sua banca centrale è una delle ultime in Europa in mano ad uno stato. Insomma la sintetizzo così: una sola moneta, la Corona, una sola banca. E tutto quanto statale.

La Banca Centrale Norvegese non solo è rimasta una delle ultime banche europee controllate dallo Stato,e non dai banchieri Privati, ma gestisce perfino il Fondo Pensioni norvegese in attivo,un altro miracolo specie in tempi di crisi! Ed è per questi fatti che la Norges Bank non vuole far parte del sistema Euro. Ovviamente non sono scemi i Norvegesi. Beati loro... Ma vediamo gli altri punti di forza che fanno della Norvegia un paese simbolo da emulare:

Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona. E l'avevamo detto.

Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor). Qui da noi invece, la legge 111 del 15 luglio permette la dismissione del capitale pubblico! E visti i precedenti, Iri ad esempio, non c'è da star tranquilli...

Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.

I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori.



Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, non fa parte dell'OPEC. (Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma). Tornando alla Norvegia, spulciando un attimo si scopre che il petrolio del paese è controllato dal governo tramite i maggiori operatori come il 62% in Statoil nel 2007, la controllata statale al 100% Petoro, e SDFI, oltre al controllo delle licenze di esplorazione e produzione. Una sorta di ENI alla Mattei, prima del fatale "incidente". Poi se spulciate ancora un altro po' sai che potreste scoprire? Non ci crederete ma la Norvegia ha fondato un Fondo Pensioni Sovrano nel 1995 per ridistribuire i proventi del petrolio, del fisco, dei dividendi, delle cessioni e delle royalties. Ahhh! E noi non potremmo fare lo stesso dato che l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma? Ovviamente si, manca la materia prima che prenda le decisione.. Comunque alzo proprio le mani....

Perché questi Norvegesi sono davvero forti. E mica si sognano di privatizzare l'acqua o la raccolta dei rifiuti, come vorrebbero fare i nostri politici... Vedete, la scusa del debito pubblico legata ai costi dello stato è una SCUSA! Il problema è la moneta debito.. Ed è così evidente specie ora che vi cito un altro dato: la Norvegia ha un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 119% del nostro PIL...

Finisce qui? Ma manco per sogno! Proseguiamo! C'è da segnalare che la Norges Bank è la prima banca Centrale in assoluto ad aver citato in giudizio nel 2009 per truffa sui derivati la City Group, il più grande gruppo d'affari del Mondo. Immaginiamoci gli esiti delle sentenze che il Tribunale amministrativo di Stato norvegese dovrebbe emettere...

Va poi ricordato che il Governo norvegese ha firmato qualche mese fa un importante Trattato con accordi del confine acqueo nel Mare del Nord con la Federazione Russa, al fine di un congiunto sfruttamento gas-petrolifero, escludendo di fatto le "7 sorelle" multinazionali globali, storicamente "coinvolte" in tali frangenti e rappresentanti gli interessi primari di Canada e USA ,ovviamente contrarie a tale accordo. Sottolineo poi che la Norvegia dopo un iniziale appoggio ha ritirato le truppe dalla Libia,aggiungendo alla Nato un'ulteriore difficoltà "politica". Il Governo norvegese è stato il primo ad aver evidenziato un futuro riconoscimento della Palestina come Stato sollevando molti consensi ma anche dure e aspre critiche.

Dopo aver elencato così tanti aspetti positivi della Norvegia viene naturale chiedersi:

ma se l'Italia fosse come la Norvegia monetariamente sovrana cioè fuori dall'euro?

E se non fosse trivellata da cima a fondo da multinazionali estere e/o finanziarie per i suoi giacimenti di idrocarburi, i secondi per ordine di importanza in Europa?

E se per le nostre preziose risorse elettriche non fosse sfruttata da scatole cinesi della multinazionale di stato francese EDF?

E se le nostre risorse idriche, tra le maggiori al mondo, non fossero in mano alle multinazionali dell'acqua in bottiglia tipo Nestlé, e dai due colossi francorotti Suez Gaz de France e Veolia?

E se i proventi di dette risorse pubbliche li gestissimo per ridistribuirli al popolo come nei paesi dove esiste un social welfare?

Avremmo un debito pubblico inesistente come la Norvegia?

Fonte: mercatoliberotestimonianze.blogspot.com
Tratto da:http://www.ecplanet.com/node/3387