IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

mercoledì 3 luglio 2013

Cancro: in vendita due farmaci a pagamento, ma è contro la costituzione!


Un'inchiesta de L'Espresso sul decreto Balduzzi di Novembre 2012 svela una sconvolgente verità: due farmaci fondamentali per la cura contro il cancro diventano a caro pagamento per i malati italiani. Vediamo perché.




La denuncia viene da un’inchiesta de L’Espresso: due farmaci fondamentali per le cure anticancro sono stati autorizzati dall’AIFA, Agenzia Italiana Del Farmaco, alla vendita nelle farmacie italiane, ma non sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale e quindi non rimborsati

Ciò significa che i malati di tumore in Italia che si stiano curando con il pertuzumab della casa farmaceutica Roche e l’afibercept della Sanofi-Aventis, dovranno pagare di tasca propria il prezzo delle medicine per le loro cure: la cifra ammonta a 6.000 euro per il pertuzumab nelle prime due somministrazioni, che scendono poi a 3.000 euro ogni 21 giorni di trattamento; per l’afiberceptil prezzo è intorno ai 4.000 euro ogni tre settimane.
Cifre altissime e inarrivabili per la maggior parte dei malati di cancro in Italia, tanto che l’Espresso commenta sarcasticamente che a curarsi dai tumori potranno essere solo i ricchi disposti a pagare tali dazi al Servizio Sanitario Nazionale; oltretutto è una violazione dell’articolo 32 della Costituzione Italiana, che disciplina il diritto alla salute soprattutto per le persone indigenti: ve lo riportiamo pari pari. (fonte: Quirinale.it)
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Una domanda sorge spontanea: di chi è la colpa di tutto questo? Dell’AIFA, che in un’altra inchiesta portata avanti sempre da L’Espresso è stata messa sotto torchio per capire come mai ci metta così tanto tempo ad approvare dei farmaci, quando le direttive dell’Unione Europea dovrebbero snellire la messa in commercio dei medicinali?
A quanto pare la colpa sarebbe da attribuire al Ministero della Salute e precisamente al decreto firmato dall’ex ministro Balduzzi nel novembre 2012, che prevede l’immissione automatica in commercio dei nuovi farmaci di fascia C già approvati dall’Unione Europea, nelle more della negoziazione del prezzo per la rimborsabilità. Una successiva ratifica datata 14 Giugno pubblicata in Gazzetta Ufficiale ha immesso nel pacchetto medicinali anche i due anticancro, assieme ad un retrovirale contro l’Aids, due antidiabetici, un vaccino contro il meningococco B, un farmaco per il trattamento da iperfosfatemia e uno dei medicinali per la cura della dipendenza da alcol.
La locuzione “nelle more” è quella che beffa la maggior parte dei malati di tumore, perché testimonia l’attesa  che i malati dovranno rispettare mentre l’AIFA negozia i prezzi dei medicinali con le case farmaceutiche per la vendita effettiva, che dati i tempi di approvazione e la scarsità dei fondi della Sanità Italiana può essere quasi indefinita: l’Espresso segnala
dai dodici ai quindici mesi per avere l’autorizzazione dall’Aifa dopo che le autorità europee hanno dato il via libera, e già non si capisce a cosa serva una simile duplicazione; poi c’è bisogno di un altro anno per entrare nei prontuari delle Regioni, e di questo l’Agenzia non ha responsabilità. Ma il dato è drammatico: circa 300 giorni di attesa per i pazienti italiani.
Questo è in breve il rischio che corrono i malati di cancro in cura negli ospedali italiani: dover pagare di tasca propria la burocrazia e l’inefficienza di quella sanità che, una volta, era una delle poche eccellenze italiane.



"Chi ha il cancro e vuole curarsi deve pagare mille euro a settimana"

 Un articolo de L'Espresso denuncia la messa in vendita solo a pagamento, per la prima volta, di due farmaci oncologici. "E' stata violata la Costituzione ma il governo fa finte di niente"

 

"Non se ne è accorto nessuno. Ma presto se ne accorgeranno i malati di cancro". Inizia così un duro articolo-denuncia di Daniela Minerva apparso sul sito de L'Espresso: "In barba alla Costituzione, per la prima volta nel nostro Paese, le autorità sanitarie hanno deciso che ci sono malati di tumore ricchi che avranno accesso a due farmaci oncologici, e quelli poveri che dovranno fare senza".
I FATTI - Il Pertuzumab (Roche) e l'afibercept (Sanofi-Aventis) sono stati autorizzati dall'Agenzia italiana per il farmaco il 27 maggio scorso e quindi ammessi in farmacia, ma a totale carico del malato. Tradotto: se un malato di cancro vuole curarsi dovrà quindi pagare per il farmaco Roche 6.000 euro per le prime due somministrazioni e poi tremila euro ogni 21 giorni; per quello Sanofi Aventis 4.000 euro ogni tre settimane.
Perché le medicine sono sì registrate e ammesse alla vendita, ma non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Non era mai successo per gli anticancro, salvavita. Perché se è vero che molti farmaci innovativi sono oggi disponibili in farmacia a pagamento (è la cosiddetta Fascia C), è anche vero che si è sempre trattato di prodotti non salvavita, per i quali, il più delle volte, esiste un'alternativa, ancorché meno potente o meno avanzata.
Certo, si può osservare che l'Aifa ha agito secondo legge. Ma la legge, in questo caso, è "sciagurata e passata finora sotto silenzio: quella con la quale l'ex ministro Renato Balduzzi, oggi deputato montiano, ha deciso, nel novembre del 2012, che i farmaci non ancora ammessi al rimborso del Ssn ma verificati come efficaci dalle autorità sanitarie potessero essere venduti in farmacia a chi ha i soldi per comprarseli".
Resta però un fatto, molto grave.

I farmaci innovativi arrivano nel nostro paese con grande ritardo: fino a due anni dall'approvazione europea. Diversi mesi trascorrono mentre l'Aifa rivede i dossier già esaminati e approvati dalle autorità europee e autorizza il farmaco anche nel nostro paese, ma altri mesi passano a definire prezzo e modalità di accesso al mercato. I tempi di questi iter si fanno sempre più lunghi anche perché si allungano i negoziati, con l'Aifa che offre prezzi che le aziende ritengono bassi.
E così "chi ha i soldi si comprerà il farmaco con gli evidenti benefici terapeutici, chi non li ha lascerà questa vita. E non serve raccontare come, negli Usa e nei paesi senza servizio sanitario universale, le persone si indebitino, vendano la casa, chiedano prestiti per potersi pagare anche solo qualche mese di vita".

Fonte

Commento di Oliviero Mannucci: Gli articoli qui pubblicati sono stati da me pubblicati in seguito alla segnalazione di un lettore del blog e amico.Grazie!

 


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