IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

martedì 13 novembre 2012

LA FORNERO A NAPOLI RISCHIA GROSSO

di Stefano Capponi

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“Fornero al cimitero!, Fornero al cimitero!” Le parole sono sempre le stesse, si ripetono in maniera costante, slogan personalizzati, forti, caratterizzati da una rima ingenua quanto netta come il taglio di un bisturi.
“Why so choosy?” gridano oggi gli studenti e i disoccupati a Napoli, riuniti insieme dall’inesistente speranza nei confronti del futuro, e poi dalla rabbia nei confronti di uno Stato che pare aver ignorato o addirittura peggiorato i mali del poco interesse all’istruzione e all’università, e della grande disoccupazione che soprattutto al Sud, sia tra gli uomini sia, in parte largamente maggioritaria, tra le donne, come una grande mietitrice miete qualsiasi luce nell’oscurità della crisi.



Proteste a Napoli (Fonte immagine: Ph corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

Gli studenti dell’Università L’Orientale del capoluogo partenopeo hanno inizialmente occupato l’ateneo, e poi hanno iniziato a muoversi nella città, in gruppo. E in gruppo, studenti, insieme a disoccupati e precari e precarie, hanno raggiunto Piazzale Tecchio, quartiere Fuorigrotta, e hanno iniziato a urlare la propria rabbia sempre più forte contro la polizia. Alla fine, ne hanno forzato l’alt, e hanno iniziato secondo le testimonianze a volare pietre, mazze e bottiglie.
Oltre alle urla, alla confusione e alle saracinesche dei negozi abbassati, alla Mostra d’Oltremare, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero sta trattando per la firma di un accordo con Ursula Von Der Leyden, Ministro del Lavoro di Germania. Insieme a loro, il Ministro dell’Istruzione Profumo, anch’egli nel mirino degli studenti per via dell’”austerity” anche in ambito universitario.
Pochi giorni fa, un altro episodio “personalizzato” contro il Ministro del Lavoro: Silvia Deaglio, sua figlia insegnante dal posto fisso, ma anche con altri incarichi, e per questo presa di mira e come esempio contro alcune frasi del Ministro (ad es. la frase sui giovani troppo “choosy”), ha ricevuto una lettera di minacce con francobollo francese contenente poche parole, ora all’attenzione dei Carabinieri: “Quando arriverà il furore del popolo, saranno cazzi amari”.
Elsa Fornero, davanti alle manifestazioni di odio, ira, intolleranza, rabbia, personalizzate contro di lei, quelle di piazza, o quelle che le impediscono di partecipare a conferenze e incontri, e a tutta una serie di atti in alcun modo giustificabili, reagisce con stupore e tristezza: sapeva che sarebbe stata dura, forse si dice, ma non così tanto. Anche per questo ha escluso di voler acquisire in futuro ulteriori incarichi governativi (non che qualcuno di particolare gliel’avesse chiesto).
Gli spettatori si trovano dunque davanti a due mondi, che, tra di loro, appaiono in un’impossibilità di comunicazione estrema. Da una parte, la folla arrabbiata, i precari, gli studenti che non vedono futuro, i disoccupati; dall’altra, un Ministro figlia di una concezione dei mali del mondo del lavoro nettamente diversa, della cultura della flessibilità, che la realtà della storia ha trasformato in precarietà, la cultura del montiano “il posto fisso è noioso, abituatevi a non averlo”.  Qualcosa che ha danneggiato il nostro Paese, secondo molti, visto che dai dati acquisiti dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza e molti altri, solo  per il 23% dei giovani il posto fisso non è un miraggio. E la disoccupazione, nel frattempo, continua nonostante tutto ad aumentare.
Altri, prima di Fornero, non “della”, come ha chiesto di non farsi chiamare, erano figli di questa cultura. Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro per quattro anni nel Governo Berlusconi IV, non ha ricevuto, seppur contestato più volte, lo stesso trattamento. Tantomeno Maroni, ora in piazza in prima linea contro il Governo Monti, insieme a Bossi che augura con la sua solita pacatezza all’attuale Ministro di finire nell’oltretomba, proprio Maroni che ha amministrato il Welfare per cinque anni, oppure altri, come Tiziano Treu.


Elsa Fornero (Fonte immagine: vanityfair.it)

Eppure, il ministro piemontese ha fatto di tutto per convincere chi la contestava: e non tanto da un punto di vista delle parti politiche, quanto da un punto di vista dei gruppi di lavoratori; ha partecipato, dovendo alcune volte fuggire, a incontri e conferenze con chi era nettamente contro le sue riforme, cercando di spiegare il suo punto di vista; questo cadendo spesso in gaffe come quella del “lavoro non è un diritto” o dei “giovani choosy”, che erano frasi che ovviamente nel loro contesto avevano un altro senso, ma che un Ministro avrebbe dovuto sapere sarebbero state estrapolate e utilizzate a piacimento dai media, e quindi, non comprese e non ragionate.
Elsa Fornero, davanti a tutto questo si stupisce e probabilmente si sente addolorata: come mai, proprio lei che non ha paura di nulla, ed è sempre disponibile al confronto, a capire le ragioni altrui, viene trattata in questo modo? Il contesto è però di cattivo auspicio a tutto ciò che si potrebbe chiamare dialogo, razionalità, dibattito: il contesto, infatti, è quello della più forte crisi forse dal ’29, iniziata come crisi del debito e divenuta ormai incredibile e terribile crisi reale. Chi è arrabbiato, continuerà ad essere arrabbiato, finché non troverà qualcosa che di fatto lo calmi. Il tempo del confronto, purtroppo, è finito.

Per sapere di più su giovani, precarietà, disoccupazione, qualifiche: http://giornaleilreferendum.com/2012/11/11/giovani-tuttaltro-che-choosy/
Fonti: Agi.it

Tratto da: http://giornaleilreferendum.com

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